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Il movimento del '68 e il teatro di strada italiano

Il ’68 è stato oggetto di molti giudizi e di molte interpretazioni: una “falsa” rivoluzione politica, un “vero” psicodramma sociale, una pulsione liberatrice e ludica di rinnovamento culturale ed umano. Ciò su cui comunque si conviene in modo unanime è il fatto che esso abbia trovato per teatro delle proprie manifestazioni la strada e la piazza.
La collettività desiderava sentirsi attrice protagonista della propria storia: il teatro diventa, o meglio, torna ad essere, lo specchio in cui la società può studiarsi per vedere e creare di sé un’immagine nuova e diversa. Emerge lo stretto legame fra Politica ed Arte, fra i due modi dell’uomo di pensare e vivere il cambiamento: la creazione drammatica e la creazione sociale diventano i due aspetti complementari di una stessa esigenza esistenziale e quotidiana.
Il viaggio nel passato che ripercorre quell’epoca non può non affascinare e coinvolgere il lettore, il quale pur avendo oggi di quegli avvenimenti una conoscenza logica e razionale e nutrendo verso essi una fredda disillusione – anche grazie al tempo trascorso, può ritrovarsi a respirare, stupito, la stessa emozione e passione di quel periodo utopista e trascinante.

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5 CAPITOLO PRIMO IL’68: STORIA E PENSIERO “Ciò che non siamo, ciò che non vogliamo Solo codesto oggi possiamo dirti” ( E. Montale 1 ) A partire dagli anni ’50 e per tutti gli anni ’60 l’economia capitalistica dei paesi industrializzati, con gli Stati Uniti in testa e a seguire Europa occidentale e Giappone, attraversò un periodo di sviluppo senza precedenti: l’espansione fu caratterizzata da una tale continuità che l’aumento del benessere apparve come la condizione normale della società 2 . Gli anni fra il 1950 ed il 1973 videro, rispetto alla precedente fase di espansione della storia del capitalismo industriale, quella del 1896-1913, il tasso medio annuo di incremento del prodotto pro-capite maggiorato quasi di tre volte, e videro anche, contemporaneo allo sviluppo ed alla modernizzazione nel settore dell’industria e dell’agricoltura, un parallelo accrescersi della quota degli occupati nel terziario (commercio, servizi, amministrazione…). Tale 1 E. Montale “Non chiederci la parola” in “Ossi di seppia” Torino, Gobetti Editore, 1925. 2 A. Giardina, G. Sabbatucci, V. Vidotto “L’età contemporanea”, vol.2, Bari, Laterza, 1995.

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Erica Scaramuzzino Contatta »

Composta da 217 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.