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Il dopoguerra a Rieti

Informazioni tesi

  Autore: Marco Collepiccolo
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2004-05
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Storia
  Relatore: Giorgio Caredda
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 160

Seguendo la sempre valida teoria secondo la quale la grande storia si costruisce partendo dalle piccole storia ho voluto tracciare un quadro il più esuriente possibile dei tumultuosi anni che vanno dal 1944 al 1948 nella città di Rieti. Ho seguito come tappe cronologiche i grandi eventi che hanno scandito quei terribili anni; la liberazione (avvenuta a Rieti il 16 Giugno del 1944), le elezioni della costituente e il referendum monarchia repubblica, le elezioni amministrative fino ad arrivare all'epocale scontro delle elzioni politiche del 18 Aprile 1948. La traccia ha seguito i percorsi dei due principali partiti che hanno segnato il nostro dopoguerra, il PCI e la DC, senza trascurare anche le altre forze. Spero che il lavoro risulti essere esauriente e utile.

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IV INTRODUZIONE Alla fine della seconda guerra mondiale, sotto il cumulo delle macerie morali e materiali che il fascismo aveva lasciato, covava in Italia un enorme crogiolo di passioni politiche che di li a poco avrebbero incendiato le piazze delle nostre città. Proseguendo sulla falsa riga iniziatasi alla fine del primo conflitto mondiale e proseguita successivamente con l’esperienza fascista, si faceva strada con sempre maggiore forza un elemento destinato a diventare protagonista; le masse. La sempre più evidente politicizzazione delle masse poneva problemi nuovi e inesplorati alle dirigenze dei neonati partiti che videro la luce nel secondo dopoguerra. Le piazze diventavano luoghi vivi, nei quali confrontarsi, e la ricerca del consenso era un elemento che cambiava completamente i modelli fino ad allora conosciuti. Il ventennio fascista, da questo punto di vista, non aiutava; è vero che Mussolini si era dimostrato un grande affabulatore e aveva sfruttato come pochi la propaganda per crearsi l’aureola del grande condottiero, ma non si era mai dovuto realmente confrontare, tranne che nei pochi anni precedenti la presa del potere e con metodi altamente discutibili, con avversari organizzati ed agguerriti. Lui gli avversari preferì eliminarli fisicamente. Il suo era il consenso di una massa passiva che non poteva, e forse neanche voleva, scegliere. Altro grande elemento caratterizzante il secondo dopoguerra fu che la massa da conquistare raddoppiò rispetto al primo dopoguerra. Anche la cosiddetta altra metà del mondo, le donne, fino ad allora escluse dalla vita politica, entrarono nell’arena del confronto sia come elettori passivi sia come elettori attivi. I partiti politici dovettero pertanto cambiare completamente le loro strategie. Apparve subito evidente che una discriminante forte del consenso si sarebbe giocata sul fronte più strettamente ideologico. La nostra posizione geografica si rivelò discriminante. Ci andammo a piazzare, volenti o nolenti, ai confini della cosiddetta cortina di ferro. A onor del vero la nostra appartenenza al blocco atlantico non fu mai veramente in discussione, ma alcune peculiarità rispetto al resto dell’Europa

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