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Politica fiscale e tassi d'interesse in Europa: un'analisi di cointegrazione

Informazioni tesi

  Autore: Matteo Alessi
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi di Roma Tor Vergata
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia delle Istituzioni e dei Mercati Finanziari
  Relatore: Michele Bagella
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 229

Il legame tra deficit e debito pubblico e tassi d’interesse , oggetto di studio di questa trattazione, si configura come un legame bilaterale. Da un lato, un aumento del tasso d’interesse incide sulla componente della spesa pubblica legata al costo per gli interessi, rendendo più oneroso l’indebitamento da parte dello Stato; dall’altro lato, le variazioni delle variabili fiscali possono influenzare il premio per rischio richiesto dagli investitori per sottoscrivere i titoli del debito pubblico.
In un contesto internazionale, dove i rischi geopolitici e la grave crisi petrolifera stanno spingendo verso l’alto i tassi d’inflazione ed i tassi d’interesse, è ancor più lecito interrogarsi sul legame esistente tra politica fiscale e tassi d’interesse. Lo stato di salute della finanza pubblica è progressivamente divenuto oggetto di una sempre più attenta analisi da parte di economisti, autorità di politica economica ed osservatori: gli interrogativi circa la sostenibilità del debito pubblico sono aumentati, soprattutto nel caso italiano, dove il rapporto debito/PIL è passato dai valori prossimi al 60% del 1985, a quelli attestati al 106% del ventennio successivo. A tale situazione vanno associati i tassi di crescita del PIL, prossimi allo zero, registrati nell’ultimo quinquennio.
E’ possibile osservare come, nel più generale dibattito sul policy-framework europeo, nel 1997, l’approvazione del Patto di Stabilità e Crescita con il trattato di Amsterdam, ha suscitato un vivace dibattito circa l’utilità o meno di norme vincolanti in materia di politiche di bilancio. Nell’ambito del lungo processo che ha portato alla creazione dell’Unione Monetaria Europea ed all’integrazione dei mercati finanziari europei, in particolare quelli del debito pubblico, i tassi d’interesse, nominali e reali, sono andati convergendo lentamente ben aldilà delle aspettative .In un contesto del genere lo studio della relazione tra variabili fiscali e tassi d’interesse risulta di particolare interesse.
Nella trattazione che segue, si è analizzato il legame nel corso del ventennio 1985 – 2005, guardando ai tre Stati Membri dell’Unione Europea considerati tra i più rilevanti: Italia, Germania e Francia.
La tesi si articola in tre parti.
Nella prima parte si discute sui principali contributi, sia teorici che empirici, sul legame tra variabili fiscali e tassi d’interesse.
A livello teorico, tale relazione è stata affrontata dalle tre principali scuole macroeconomiche: la scuola Neoclassica Tradizionale, la scuola Keynesiana e la scuola dell’equivalenza Barro-Ricardiana. Le prime due scuole, pur partendo da differenti premesse, giungono entrambe alla conclusione che una politica fiscale espansiva, finanziata in deficit, provoca un aumento dei tassi di interesse; i sostenitori dell’equivalenza Barro-Ricardiana, invece, ritengono che una tale politica fiscale non provochi alcuna variazione nei tassi di interesse.
L’accumulazione del debito pubblico influenza i tassi d’interesse attraverso il premio per il rischio. Aumenti del debito possono alterare le aspettative degli investitori circa lo solvibilità del paese, a fronte del quale viene richiesto un rendimento maggiore, in sede di sottoscrizione di nuove emissioni di titoli del debito pubblico, per compensare il maggior rischio sopportato.
Sul piano empirico, gli studi effettuati possono essere compresi in due tipologie: l’una che include le prime analisi , dalla fine degli anni Ottanta fintagli anni Novanta; l’altra che accoglie i lavori di nuova generazione, i cosiddetti “modelli macro-finanziari”, che fondono i modelli utilizzati negli studi finanziari con quelli più propriamente macroeconomici; in tali analisi, l’effetto delle variabili macro-economiche (tra cui quelle fiscali) sui tassi d’interesse è analizzata in modo sia diretto che indiretto.
Nella seconda parte della trattazione si analizza il quadro generale riguardante la politica economica europea: dal Trattato di Maastricht alla BCE ed al Patto di Stabilità e Crescita.
Nell’ultima parte della tesi, infine, si affronta lo studio delle relazioni tra variabili fiscali e tassi d’interesse utilizzando il modello del VAR (Vector AutoRegressive) di cointegrazione, il quale permette di analizzare eventuali legami nel lungo periodo tra le variabili. La nozione di cointegrazione, intorno alla quale ruota questa figura di modelli, consente di associare il concetto, economico, di lungo periodo, con quello, statistico, di stazionarietà. L’obiettivo delle analisi di cointegrazione si incentra sull’individuazione di (eventuali) legami con i caratteri della stazionarietà tra due o più variabili che, invece, se prese singolarmente, sono non stazionarie.

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I Introduzione Il legame tra deficit e debito pubblico e tassi d’interesse , oggetto di studio di questa trattazione, si configura come un legame bilaterale. Da un lato, un aumento del tasso d’interesse incide sulla componente della spesa pubblica legata al costo per gli interessi, rendendo più oneroso l’indebitamento da parte dello Stato; dall’altro lato, le variazioni delle variabili fiscali possono influenzare il premio per rischio richiesto dagli investitori per sottoscrivere i titoli del debito pubblico. In un contesto internazionale, dove i rischi geopolitici e la grave crisi petrolifera stanno spingendo verso l’alto i tassi d’inflazione ed i tassi d’interesse, è ancor più lecito interrogarsi sul legame esistente tra politica fiscale e tassi d’interesse. Lo stato di salute della finanza pubblica è progressivamente divenuto oggetto di una sempre più attenta analisi da parte di economisti, autorità di politica economica ed osservatori: gli interrogativi circa la sostenibilità del debito pubblico sono aumentati, soprattutto nel caso italiano, dove il rapporto debito/PIL è passato dai valori prossimi al 60% del 1985, a quelli attestati al 106% del ventennio successivo. A tale situazione vanno associati i tassi di crescita del PIL, prossimi allo zero, registrati nell’ultimo quinquennio. E’ possibile osservare come, nel più generale dibattito sul policy-framework europeo, nel 1997, l’approvazione del Patto di Stabilità e Crescita con il trattato di Amsterdam, ha suscitato un vivace dibattito circa l’utilità o meno di norme vincolanti in materia di politiche di bilancio. Nell’ambito del lungo processo che

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