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La durata ragionevole del processo

Informazioni tesi

  Autore: Gavinuccia Sini
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi di Sassari
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Maria Riccarda Marchetti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 356

La Corte di Strasburgo, nell’interpretare l’art. 6 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, ha da tempo elaborato una propria nozione di “durata ragionevole del processo”. Nel nostro ordinamento al principio della durata ragionevole del processo è stato dato riconoscimento costituzionale con la riforma del 1999. Sotto un profilo generale, si possono individuare almeno tre modi di intendere la durata ragionevole del processo. Per quanto riguarda l’imputato, si può cogliere un’antinomia di fondo rispetto alla sua posizione. Infatti, da un punto di vista “fisiologico” l’eccessiva durata del processo dovrebbe ridondare per lui in sofferenza per il protrarsi di una situazione di incertezza sulla sua sorte; la realtà mostra, però, sempre più un differente atteggiamento dell’imputato: la sua corsa contro il tempo del processo penale, la ricerca programmata, con ogni mezzo consentito, del prolungamento del processo penale in vista dell’obiettivo della prescrizione. Così, l’irragionevole durata dei processi penali viene trasformata in obiettivo strategico di un numero crescente di imputati in un numero crescente di processi. Dal punto di vista della vittima, l’irragionevole durata del processo determina un’aspettativa di giustizia frustrata, che diventa addirittura denegata quando interviene la prescrizione del reato. Infine, dal punto di vista dello Stato, l’eccessiva durata del processo implica uno spreco di risorse, di uomini, di mezzi che potrebbero utilmente essere impiegati in altri processi. Un problema di disfunzione e, in definitiva, di cattiva amministrazione della giustizia che, anche sotto questo profilo, tocca il suo apice quando interviene la prescrizione del reato, perché tale epilogo dimostra che, lungi dall’assolvere alla sua funzione cognitiva, il processo ha girato a vuoto.

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1 Considerazioni introduttive L’esigenza che il processo si concluda entro termini, se non brevi in senso assoluto, almeno ragionevoli è sentita da tutti e purtroppo è stata fino ad oggi delusa. Lo svolgimento di un processo penale comporta sempre una sofferenza; è stato affermato che «la sofferenza dell’innocente è, purtroppo, il costo insopprimibile del processo penale» 1 . Se tale implicazione tra processo e sofferenza risulta inevitabile, essa può essere, tuttavia, accettata soltanto se contenuta in tempi ragionevoli. Un processo dai tempi spediti implica l’efficienza del servizio giustizia ed è al tempo stesso una garanzia; inoltre, la celerità non costituisce un valore assoluto, da conseguire “ad ogni costo”, dovendo contemperarsi con altre garanzie, di pari o superiore dignità. Tra le tante, in primo luogo, il diritto di difesa, cui compete una tutela privilegiata. La Corte di Strasburgo, nell’interpretare l’art. 6 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, ha da tempo elaborato una propria nozione di “durata 1 F. CARNELUTTI, Principi del processo penale, Napoli, 1960, p. 55.

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Parole chiave

azione penale
convenzione europea
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giusto processo
legge pinto
processo penale

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