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Corpo e immagine corporea nei disturbi del comportamento alimentare

Informazioni tesi

  Autore: Denise Cioffi
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2003-04
  Università: Università degli Studi di Bergamo
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze dell'educazione e della formazione
  Relatore: Pietro Barbetta
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 114

La trattazione si propone di indagare nell'ambito dei disturbi alimentari non le cause dell'insorgere del disturbo, spesso addotte a materia psicanalitica, bensì le motivazioni che conducano all'utilizzo proprio del corpo come quasi esclusivo mezzo di comunicazione. Una riflessione focalizzata non sulle cause, ma sullo strumento. Si propone un'analisi storico-filosofica del rapporto mente-corpo che indaghi lo stess rapporto sino alla creazione del dualismo che, da Cartesio, si vede rispecchiato nel contemporaneo.

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5 Ogni indagine che verta sulle condizioni socio-culturali e storiche di una realtà mostra l’esistenza di una stretta relazione fra la variabilità delle manifestazioni psichiche presenti nella stessa cultura e quelle stesse condizioni. Non si può parlare di devianza o malattia senza che questo implichi parlare anche della cultura in cui queste si manifestano, ”le psicopatologie che si manifestano all’interno di una cultura non sono delle anomalie o delle aberrazioni, ma le espressioni caratteristiche di una cultura, meglio la cristallizzazione di gran parte che in essa non funziona.” 1 Non solo, i sintomi di un disturbo sono indicatori dei criteri normativi che vigono in una data cultura, questo comporta che, qualunque possa essere il comportamento deviante, in qualunque modo possa concretizzarsi, il soggetto “devierà” secondo modalità socialmente stabilite e da lui stesso interiorizzate. E’ il rimando foucaultiano alla costruzione del sapere, del discorso come regolato, distribuito, controllato: al processo con cui si sancisce come patologica una condizione non concorre soltanto un’analisi epidemiologica, bensì la costruzione di quella realtà secondo parametri di giudizio stabiliti. Non è sufficiente l’acuirsi della capacità di osservazione, il processo di medicalizzazione scaturisce dalla costruzione di un senso comune, inteso come saggezza definita da parametri di giudizio storicamente connotati. In quest’ottica una condizione è patologica non di per sé, ma nel momento in cui sia stata sancita come tale e solo allora sarà in grado di collocare il soggetto portatore della condizione nel ruolo sociale di malato, deviante, che altri e lui stesso riconoscono in quanto membri della stessa cultura. Nella stessa cornice, Vandereycken e Van Deth definiscono i disturbi del comportamento alimentare come”sindrome culturale”, una anomalia comprensibile e quindi diagnosticabile solo entro una sfera psicosociale precisa. Secondo gli autori, i disturbi del comportamento alimentare oggi possono essere interpretati come eredi dell’isteria vittoriana, ”oggi il corsetto delle donne vittoriane è stato sostituito dal corsetto dell’autocontrollo. La costrizione esterna del passato è stata sostituita da una costrizione interna: controlla il tuo corpo, mantieni un freno” 2 I disturbi del comportamento alimentare, come l’isteria nel secolo scorso, esprimono a livello sintomatico le contraddizioni presenti nella società contemporanea; là dove 1 Bordo S., trad it. Il peso del corpo, Milano, Feltrinelli,1997 2 Vandereycken W, Van Deth, trd.it.Dalle sante ascetiche alle ragazze anoressiche .Il rifiuto del cibo nella storia,,Milano, Raffaello Cortina, 1995

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