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Gli effetti economici dell'incremento dei prezzi del petrolio

PREMESSA

Esiste davvero un problema petrolio? Ne siamo certi? Oppure come è accaduto almeno un decina di volte negli ultimi trent’anni, tutto si risolve e torna come prima? La sensazione è che stavolta non si tratti di una crisi passeggera, che l’oro nero sarà sempre più caro e, per colpa sua, anche il gas e il carbone.
Basta andare dal benzinaio e constatare, di persona, che quando la spia della riserva ancora stenta a spegnersi, la prima banconota da dieci euro è gia esaurita. E’ dunque successo qualcosa di molto diverso e più complesso che in passato.
Questa volta non c’è solo un vertice fra sceicchi o una guerra improvvisa: a mutare è l’intera struttura del mercato.
Ma cosa è successo, in concreto, e che cosa può accadere in futuro?
Nella “questione petrolio” gi attori sul palcoscenico e il pubblico che siede in platea interagiscono tra loro in misura non sempre evidente e quantificabile. Gli elementi in gioco sono molteplici e l’uno influenza l’altro, rendendo sempre più difficile mettere a fuoco i meccanismi di causa e di effetto.
Questa tesi vuole tentare, attraverso un viaggio nel nuovo “gioco” del petrolio di mettere a fuoco i tasselli di un complesso mosaico, seguendo il filo che lega alcuni degli eventi cui stiamo assistendo, senza la pretesa di dare risposte, cercando di spiegare diversi elementi e fattori, qui riassunti e schematizzati: il barile alla stelle, la sete di energia, il risveglio dei dragoni, l’Europa, la Russia, la caccia all’oro nero che diventa sempre più strategica ma anche più complessa.
Come punto di partenza, fra i tanti possibili, si è scelto un episodio poco noto, legato al crollo dei prezzi di fine anni Novanta.
Nella primavera del 1999 il barile era sceso sotto i 10 dollari; un livello così basso da indurre molti esperti e un autorevole settimanale quale l’Economist a prevedere l’inizio di una stagione del "petrolio a 5 dollari". Anche per l’ex plenipotenziario del greggio saudita, lo sceicco Zaki Yamani, non c’erano più dubbi: "L’era del petrolio è finita".
A distanza i pochi mesi quelle previsioni vengono smentite: i listini iniziano a crescere e nel 2000 il petrolio arriva a superare i 30 dollari, rallenta all’inizio del 2002, ma subito dopo riprende la sua corsa al rialzo, con un ritmo sempre più incalzante: oltre 56 dollari nell’ottobre 2004. Si tratta di un aumento del 50% in un arco temporale tanto breve da ricordare gli shock petroliferi degli anni Settanta.
Molti elementi fanno pensare che non siamo di fronte a una crisi passeggera. E che se anche i prezzi dovessero attenuarsi, ben difficilmente torneranno ai livelli dei primi anni Novanta, quando i listini oscillavano intorno ai 15-24 dollari al barile. Perché le cause di questa situazione non sono di carattere congiunturale, ma l’esito di crepe strutturali che minano la solidità e la governabilità dell’edificio. Il mercato del petrolio si è ammalato e c’è il forte rischio che non si tratti di un malessere passeggero. L’ipersensibilità dei listini e prezzi sempre più elevati sembrano confermare la diagnosi Alberto Clò, fra i maggiori esperti di energia in Italia, che denuncia l’inizio di un nuovo oil shock.

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Premessa PREMESSA Esiste davvero un problema petrolio? Ne siamo certi? Oppure come è accaduto almeno un decina di volte negli ultimi trent’anni, tutto si risolve e torna come prima? La sensazione è che stavolta non si tratti di una crisi passeggera, che l’oro nero sarà sempre più caro e, per colpa sua, anche il gas e il carbone. Basta andare dal benzinaio e constatare, di persona, che quando la spia della riserva ancora stenta a spegnersi, la prima banconota da dieci euro è gia esaurita. E’ dunque successo qualcosa di molto diverso e più complesso che in passato. Questa volta non c’è solo un vertice fra sceicchi o una guerra improvvisa: a mutare è l’intera struttura del mercato. Ma cosa è successo, in concreto, e che cosa può accadere in futuro? Nella “questione petrolio” gi attori sul palcoscenico e il pubblico che siede in platea interagiscono tra loro in misura non sempre evidente e quantificabile. Gli elementi in gioco sono molteplici e l’uno influenza l’altro, rendendo sempre più difficile mettere a fuoco i meccanismi di causa e di effetto. Questa tesi vuole tentare, attraverso un viaggio nel nuovo “gioco” del petrolio di mettere a fuoco i tasselli di un complesso mosaico, seguendo il filo che lega alcuni degli eventi cui stiamo assistendo, senza la pretesa di dare risposte, cercando di spiegare diversi elementi e fattori, qui riassunti e schematizzati: il barile alla stelle, la sete di energia, il risveglio dei dragoni, l’Europa, la Russia, la caccia all’oro nero che diventa sempre più strategica ma anche più complessa. Come punto di partenza, fra i tanti possibili, si è scelto un episodio poco noto, legato al crollo dei prezzi di fine anni Novanta. Nella primavera del 1999 il barile era sceso sotto i 10 dollari; un livello così basso da indurre molti esperti e un autorevole settimanale quale l’Economist a prevedere l’inizio di una stagione del petrolio a 5 dollari ! !. Anche per l’ex plenipotenziario del greggio saudita, lo sceicco Zaki Yamani, non c’erano più dubbi: L’era del petrolio è finita ! !. A distanza i pochi mesi quelle previsioni vengono smentite: i listini iniziano a crescere e nel 2000 il petrolio arriva a superare i 30 dollari, rallenta all’inizio 5

Tesi di Laurea

Facoltà: Economia

Autore: Pierluigi Cipriani Contatta »

Composta da 101 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.