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Profili di interdipendenza fra giudizio di prevenzione e procedimenti penali paralleli

Informazioni tesi

  Autore: Lucia Zavettieri
  Tipo: Tesi di Specializzazione/Perfezionamento
Specializzazione in Tesi Scuola di specializzazione per le professioni legali
Anno: 2006
Docente/Relatore: Vincenzo Nico Prof. Avv. D'Ascola
Istituito da: Università degli Studi di Reggio Calabria
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 90

La dottrina e la giurisprudenza hanno, da qualche tempo,messo in risalto che l’evoluzione del quadro normativo ha reso tra loro totalmente autonomi il procedimento di prevenzione e quello penale.
Anche la Corte Costituzionale ha affermato l'assunto secondo cui la differenza, nei presupposti e nei fini, tra il procedimento di prevenzione ed il procedimento penale determina la loro autonomia ed elude ogni rapporto di pregiudizialità, anche nel caso che nei due procedimenti siano presi in esame gli stessi elementi di fatto. Infatti il procedimento penale, nel quale si giudicano singoli fatti da rapportare a fatti tipici costituenti reato, richiede prove certe per prevenire alla condanna, mentre nel procedimento di prevenzione si giudicano condotte complessive significative della pericolosità sociale, che viene formulata con valutazione essenzialmente sintomatica.
Taluni autori imputano quale premessa dell’autonomia del procedimento di prevenzione alla diversità tra soggetto e fatto nel senso che il termine "indiziato" è caratterizzato da un minore grado di prova circa l’appartenenza del soggetto all’associazione, facendo così rilevare i collegamenti esistenti tra l’aspetto sostanziale attinente alla qualità di indiziato perché appartenente alle predette associazioni e problematica processuale relativa alla dimostra di siffatta appartenenza.

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1 INTRODUZIONE Il giudizio di prevenzione rappresenta l’unico caso di processo presente ed operante nel nostro ordinamento che approda all’applicazione di una sanzione o comunque di una misura (quale che ne sia la sua qualificazione) che compromette la “libertà” ed il “patrimonio” di un soggetto prescindendo da un illecito compiuto dallo stesso. Il sostrato ideologico e sociale - evidentemente tutt’altro che garantista - che presiede i principi che hanno portato alla creazione e all’applicazione di un siffatto sistema, radica le sue più recondite origini nell’ 800 italiano ( è del 1865, infatti, la legge di pubblica sicurezza che ha introdotto tale tipo di apparato) secolo di contraddizioni e ideali irrazionali che segnano una netta discrasia con il razionalismo greco - romano che era stato rivalutato, poco prima, nell’età dei lumi. Le concezione idealistiche di una società dai principi esasperatamente soggettivizzanti si ritrovano in un sistema che più che la consumazione o l’esecuzione tenta di curare il momento prodromico alla realizzazione di una reato come se – potremmo dire con il senno di poi in linea con quei filosofi del predeterminismo teologico quali Schopenhauer e Kierkegaard fra tutti – le azioni umane possano essere prevenute e come se il corso degli eventi possa essere cambiato in base ad una misura più o meno affittiva di una libertà – ormai ohimé – inevitabilmente compromessa. Il sistema della prevenzione ha visto modificare il suo originario assetto mediante l’introduzione di novelle e numerose altre iniziative legislative che ne hanno modificato il volto ma non la sostanza. Posta, dunque, la struttura di tal tipo di giudizio che, nonostante le modifiche su citate – soprattutto quelle prasseologiche che sono state le più consistenti – ha mutato solo formalmente l’originario apparato, con questo lavoro l’obiettivo che ci si prefigge è quello di comprendere se e quanto tal tipo di giudizio sia influenzato e influenzi ancor oggi la valutazione del giudice penale notoriamente definito del merito o della cognizione, con il quale nel corso del tempo si è creato una sorta di “doppio binario” nella valutazione degli indizi rilevanti ora – giudice

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