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Responsabilità disciplinare e penale dei dipendenti pubblici

La centralità, all'interno delle dinamiche giuridiche e organizzative della P.A., dell'istituto della responsabilità, quale criterio di distribuzione degli effetti dannosi connessi a condotte umane, emerge univocamente dalla profonda evoluzione che lo stesso ha conosciuto negli ultimi decenni, attraverso una costante crescita del suo ambito di applicazione.
In particolare, si registra una sensibile rivisitazione della tematica della responsabilità dei dipendenti pubblici, sia nella dimensione disciplinare sia in quella penale.
Il presente elaborato è incentrato sul rapporto tra i suddetti tipi di responsabilità.
La prima, quella disciplinare, ha subito modificazioni a dir poco rivoluzionarie nell’ambito del pubblico impiego; la relativa disciplina è ormai indirizzata alla privatizzazione-contrattualizzazione. Anche la responsabilità penale va assumendo un rilievo sempre maggiore nelle attuali vicende della P.A., sull'onda di una istanza di rinnovamento determinata dai fatti emersi a carico della classe politica e della burocrazia.
In questo contesto emerge, in modo evidente, il problema del rapporto tra potere amministrativo e giustizia penale, che deriva dal contrasto tra la necessità di accertare ogni situazione di illegalità e quella di assicurare le condizioni più idonee per la migliore realizzazione da parte dell'amministrazione dei fini pubblici predeterminati dalla legge.
Negli anni si è assistito, inoltre, ad una sorta di supplenza del giudice penale nei confronti della pubblica amministrazione, che, se da un lato ha suscitato preoccupate riserve, dall’altro lato può determinare anche conseguenze di ordine positivo sul sistema burocratico, contribuendo a formulare principi di azione e canoni di comportamento che la P.A. deve osservare e accettare come diritto positivo. Problematica questa riconducibile, peraltro, a quella più generale dei rapporti tra giurisdizioni e, più specificamente, a quella dell’incidenza del giudicato penale su giudizi extrapenali e su procedimenti amministrativi, disciplinata ora dalla recente legge 97/2001.

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1 PREMESSA L’amministrazione non è legittima al cospetto della società alla quale è preposta se non si presenta costituita in modo da mettere in mostra tutti i meccanismi adatti a controllarne il corretto svolgimento dell’attività e la congruenza rispetto ai fini sociali. In un momento nel quale i diritti tendono a sovrapporsi, crescendo e annullandosi reciprocamente allo stesso tempo, l’amministrazione, se saggia ed equilibrata nell’organizzazione dei suoi uffici e nella sua condotta, può esplicare un serio ruolo equilibratore delle convulsioni sociali e delle pretese arbitrarie. Dal dovere di operare secondo un principio di giustizia e per il bene comune, nasce proprio la responsabilità come modo di essere e misura dell’agire che deve affermarsi prima che i singoli fatti avvengano, come una sorta di prevenzione rispetto al cattivo comportamento. Ecco allora che la responsabilità, vista come affermazione del dover agire in conformità alle richieste e ai bisogni oggettivamente rilevati nella vita sociale, è la designazione di un dovere sostanziale e non di un obbligo meramente formale 1 . 1 BERTI G., Amministrazione come responsabilità, in Riforme amministrative e responsabilità dei pubblici dipendenti, a cura di CAMMELLI M.- BOTTARI C.- RECCHIONE S., Rimini, 1996, pagg. 213 e ss.

Tesi di Specializzazione/Perfezionamento

Autore: Eleonora Mirabile Contatta »

Composta da 64 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.