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La comunità internazionale e il genocidio in Ruanda, 1990-1994: impotenza, ambiguità e indifferenza

Informazioni tesi

  Autore: Silvia Mariotti
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2003-04
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze internazionali e diplomatiche
  Relatore: Franco Barchiesi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 66

Il genocidio della minoranza Tutsi e degli Hutu moderati, avvenuto in Ruanda nella primavera del 1994 e messo in atto dagli estremisti dell’Hutu Power, è stato uno degli eventi più tragici della storia dell’ultimo decennio del XX secolo. Nell’arco di soli cento giorni morirono circa un milione di persone.
Un massacro che, nonostanze la presenza della forza di pace dell’ONU, UNAMIR, venne attuato nella indifferenza di gran parte delle potenze mondiali e nella ignoranza dell’opione pubblica mondiale. Questo scritto, infatti, prende in analisi il “non-intervento” della comunità internazionale nel genocidio. In particolare viene esaminato il ruolo di tre attori internazionali: l Organizzazione delle Nazioni Unite, la Francia e gli Stati Uniti. Dalla ricerca emerge come questi tre attori contribuirono enormemente al non-intervento della Comunita Internazionale nel genocidio, nonostante, avessero tutti gli strumenti per farlo. Tuttavia, l’indifferenza, gli interessi politico-economici e l’impotenza dell’ONU prevalsero.
Il testo si compone di tre capitoli. Il primo definisce il contesto storico in cui è venuto a svilupparsi il genocidio, focalizzandosi sull’ascesa e la crisi della Seconda Repubblica ruandese (1973-1994). Particolare attenzione è rivolta alle relazioni esterne del paese in ambito internazionale e regionale nel periodo post- indipendenza.
Nel secondo capitolo vengono esaminate le modalità di coinvolgimento della comunità internazionale in Ruanda precedentemente il genocidio, con risalto sul dispiegamento della forza di pace dell’ONU, sul ruolo di Francia e Stati Uniti già in questa fase e sull’esistenza di informazioni allarmanti circa la preparazione di un piano di eliminazione fisica dei Tutsi da parte del regime ruandese.
Il terzo capitolo, infine, si concentra sull’azione di ONU, Francia e Stati Uniti durante i tre mesi del genocidio. A ciascuno dei tre attori analizzati è dedicato un paragrafo dove si prende in esame il loro comportamento di fronte agli eventi che hanno caratterizzato la crisi.

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Introduzione Il presente elaborato prende in analisi il coinvolgimento della comunità internazionale nel genocidio della minoranza Tutsi, avvenuto in Ruanda nella primavera del 1994. In particolare, viene esaminato il ruolo assunto, nell’arco di tempo tra il 1990 e il 1994, da tre attori internazionali coinvolti nella crisi: l’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU), come organismo preposto a garanzia della sicurezza collettiva; la Francia, per il suo ruolo nel continente africano e i suoi legami con il regime ruandese; gli Stati Uniti, come potenza leader nel sistema internazionale capace di influenzare l’azione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU. Negli ultimi dieci anni è emersa una vasta letteratura che tenta di fare chiarezza sulle dinamiche che hanno permesso l’evolversi del genocidio ruandese e sulle ripercussioni che esso ha avuto nel continente africano e nel sistema internazionale. A partire dall’esame di parte della letteratura esistente, questo lavoro si pone l’obiettivo di mettere in risalto i limiti più rilevanti della comunità internazionale nel prevenire e arrestare il genocidio. Alla descrizione degli eventi avvenuti precedentemente e durante la primavera del 1994 fa seguito l’analisi dei fattori che hanno determinato questo “non intervento”. I termini “impotenza, ambiguità e indifferenza” che compongono il titolo di questo scritto si riferiscono all’atteggiamento assunto rispettivamente da ONU, Francia e Stati Uniti all’interno della crisi ruandese. L’ONU si mostrò incapace di elaborare una risposta efficace alla crisi, con il risultato che la sua forza di pace si rivelò impotente nell’impedire le violenze. La Francia, sebbene appoggiasse il processo di pace e di democratizzazione, non esitò ad intervenire in Ruanda a sostegno del regime “genocidiario” e a difesa della sua influenza sul continente africano. Infine, gli Stati Uniti, la cui politica di indifferenza nei confronti di un paese privo di rilevanza economica o strategica impedì al Consiglio di Sicurezza di denunciare tempestivamente il genocidio. 3 Silvia Mariotti

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