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Il teatro di narrazione, tra impegno civile e memoria collettiva

Informazioni tesi

  Autore: Valentina Di Berardino
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2004-05
  Università: Università degli Studi di Teramo
  Facoltà: Scienze della Comunicazione
  Relatore: Silvio Araclio
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 64

Con il termine Teatro di Narrazione si intende un complesso genere teatrale definitosi sul finire degli anni ’80, attraverso un processo inventivo che ha provocato una morbida spezzatura sia, da una parte dal teatro sperimentale nel quale si collocano le sue origini contemporanee e sia d’altra parte dal teatro “classico”. Nasce come soluzione a nuovi problemi legati alla scena che, diversi talenti, con altrettanti diversi stili e motivazioni hanno adottato per venire incontro ad esigenze di carattere drammaturgico e tematico. I protagonisti di questo filone sono quegli attori che si sono trovati ad essere solitari in scena, che firmano i loro spettacoli dal testo alla regia, che raccontano storie vere o immaginarie oppure legate alla tradizione ma senza mai perdere di vista il concetto di memoria collettiva nella quale sono ben sedimentate. La costruzione del testo avviene sulla base di lunghe ricerche di stampo antropologico o giornalistico o sociologico, che con i loro lavori svolgono una funzione di denuncia, di protesta, di rivelazione o di educazione e memoria civile. È questo il tema della mia trattazione, che vuole definire, partendo dall’analisi di tre dei più autorevoli esponenti (Marco Baliani, Ascanio Celestini e Marco Paolini), un fenomeno socio-culturale specificamente italiano. Nel mio lavoro ho esaminato il teatro di narrazione partendo dalle sue radici storiche: dal Giullare Medievale fino al teatro epico di Brecht e la giullarata medievale di Dario Fo che,pur non utilizzando le tecniche stilistiche e drammaturgiche proprie del moderno teatro di narrazione ne sono considerati, in buona sostanza, i padri putativi. Successivamente , il lavoro verterà su una approfondita analisi, attraverso lo studio dei testi e di alcune interviste, di quegli autori che hanno fatto dell’affabulazione un “genere”, artefici di uno stile personale, e portatori di un linguaggio che, seppur eterogeneo ritrova una matrice comune dentro il concetto di Teatro di Narrazione.

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3 Introduzione Con il termine Teatro di Narrazione si intende un complesso genere teatrale definitosi sul finire degli anni ’80, attraverso un processo inventivo che ha provocato una morbida spezzatura sia, da una parte dal teatro sperimentale nel quale si collocano le sue origini contemporanee e sia d’altra parte dal teatro “classico”. Nasce come soluzione a nuovi problemi legati alla scena che, diversi talenti, con altrettanti diversi stili e motivazioni hanno adottato per venire incontro ad esigenze di carattere drammaturgico e tematico. I protagonisti di questo filone sono quegli attori che si sono trovati ad essere solitari in scena, che firmano i loro spettacoli dal testo alla regia, che raccontano storie vere o immaginarie oppure legate alla tradizione ma senza mai perdere di vista il concetto di memoria collettiva nella quale sono ben sedimentate. La costruzione del testo avviene sulla base di lunghe ricerche di stampo antropologico o giornalistico o sociologico, che con i loro lavori svolgono una funzione di denuncia, di protesta, di rivelazione o di educazione e memoria civile. È questo il tema della mia trattazione, che vuole definire, partendo dall’analisi di tre dei più autorevoli esponenti (Marco Baliani, Ascanio Celestini e Marco Paolini), un fenomeno socio-culturale specificamente italiano. Nel mio lavoro ho esaminato il teatro di narrazione partendo dalle sue radici storiche: dal Giullare Medievale fino al teatro epico di Brecht e la giullarata medievale di Dario Fo che,pur non utilizzando le tecniche stilistiche e drammaturgiche proprie del moderno teatro di narrazione ne sono

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