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La tutela del minore in televisione

Informazioni tesi

  Autore: Giorgio Beggio
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi di Padova
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze della Comunicazione
  Relatore: Vincenzo Durante
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 178

L’obiettivo principale di questo lavoro è quello di comprendere quale sia il giusto limite tra programmazione televisiva (che comprende programmi televisivi, telegiornali, film, fiction ecc.) e il diritto del minore ad una sana ed equilibrata crescita. Cercheremo, quindi, di capire esattamente quali sono i casi in cui il diritto del minore prevale sulla programmazione televisiva e viceversa.

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Introduzione iv - Introduzione - Mai come oggi il minore è oggetto di tante contraddizioni: da una parte c’è chi lotta per vedergli riconosciuto il diritto ad una sana e corretta crescita, dall’altra continua ad essere oggetto di violenze e di abusi. Storicamente, i bambini non solo sono stati i meno tutelati dalla società adulta ma hanno dovuto anche lottare per vedersi riconosciuti gli essenziali diritti di cittadinanza. La storia dell’uomo ci insegna che, nel corso dei secoli, il ruolo del bambino è stato di assoluta irrilevanza nella vita sociale. “Nell’antichità classica il minore era considerato non un essere con un valore in sé, ma un essere menomato perché mancante delle doti di un adulto. L’infanzia era ritenuta una età imperfetta e, per questo, era oggetto di autoritarismo vessatorio o di discipline oppressive” 1 . Nell’antica Mesopotamia, per esempio, la soppressione del neonato era pratica lecita, in Grecia l’aborto e l’infanticidio non furono mai ritenuti reati, a Sparta i neonati sani sopravvivevano mentre quelli ritenuti più deboli venivano gettati da un precipizio sul monte Taigeto. Solo con il Medioevo e il Rinascimento si prestò maggiore attenzione ai più piccoli, questo però non portò ad un riconoscimento dei diritti del bambino, che continuava ad essere vessato e sfruttato nel lavoro dei campi. Lo sfruttamento si fece sempre più pesante durante la rivoluzione industriale, quando i bambini furono utilizzati per il lavoro nelle miniere; i loro corpi, infatti, si prestavano meglio di quelli degli adulti nello scivolare tra gli stretti cunicoli, e nel lavoro sottopagato in fabbrica 2 . Si dovrà attendere il XX secolo per vedere finalmente riconosciuto lo status di «persona umana» anche al bambino. Nasce così in questo periodo 1 Fischietti Caterina, “Innocenza violata. Storie, riflessioni e proposte per combattere la violenza sui minori”, Editori Riuniti, Roma, 1996, p. 10. 2 Lacoppola Vito, “La tutela del minore abusato nell’era della globalizzazione”, Cacucci Editore, Bari, 2003, p. 44-45.

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