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Il concetto di morte psichica nella psicosi schizofrenica

Il temine “morte psichica” pare non essere unanimemente condiviso nell’ambito della letteratura psicoanalitica o lo si trova utilizzato solo occasionalmente, mentre più comunemente compaiono descrizioni di quadri clinici caratterizzati da un progressivo svuotamento e inaridimento psichico. Diverse realtà psicopatologiche mostrano questa sorta di progressivo inaridimento; una nientificazione che sembra svuotare di senso la vita dei soggetti colpiti e impedire loro di instaurare qualsiasi tipo relazione, o addirittura compromettere l’esistenza stessa degli oggetti interni.
I quadri di grave depressione narcisistica, le anoressie mentali e la psicosi schizofrenica sembrano precipuamente interessati, a diversi livelli e con significati probabilmente differenti, da questa progressiva disintegrazione a cui il concetto di morte psichica fa appunto riferimento. Come si vedrà, inoltre, anche in quei pazienti gravemente catatonici, nei quali la spinta vitale sembra inesorabilmente esaurita, sussiste purtuttavia una residua attività psichica, talvolta in grado di rispondere ai trattamenti ed accrescersi se trattata con opportuni strumenti terapeutici.
Nel contesto di questo lavoro, si è esaminata la tematica della morte psichica con particolare riferimento alla psicosi, nel tentativo di proporre una sintesi ragionata della letteratura di base sull’argomento, senza peraltro coltivare alcuna pretesa di esaustività e nella consapevolezza di aver fornito solo un contributo alla riflessione sul tema. Partendo dal concetto di morte in senso lato e riflettendo brevemente sulle sue possibili implicazioni con la realtà psichica, si è considerata, attraverso una chiave di lettura prevalentemente orientata al paradigma psicodinamico, la morte psichica quale polo estremo di un continuum; estremo che rappresenta un campo vuoto di oggetti che sono stati espulsi o disinvestiti

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2 1. Introduzione Il temine “morte psichica” pare non essere unanimemente condiviso nell’ambito della letteratura psicoanalitica o lo si trova utilizzato solo occasionalmente, mentre più comunemente compaiono descrizioni di quadri clinici caratterizzati da un progressivo svuotamento e inaridimento psichico. Diverse realtà psicopatologiche mostrano questa sorta di progressivo inaridimento; una nientificazione che sembra svuotare di senso la vita dei soggetti colpiti e impedire loro di instaurare qualsiasi tipo relazione, o addirittura compromettere l’esistenza stessa degli oggetti interni. I quadri di grave depressione narcisistica, le anoressie mentali e la psicosi schizofrenica sembrano precipuamente interessati, a diversi livelli e con significati probabilmente differenti, da questa progressiva disintegrazione a cui il concetto di morte psichica fa appunto riferimento. Come si vedrà, inoltre, anche in quei pazienti gravemente catatonici, nei quali la spinta vitale sembra inesorabilmente esaurita, sussiste purtuttavia una residua attività psichica, talvolta in grado di rispondere ai trattamenti ed accrescersi se trattata con opportuni strumenti terapeutici. Nel contesto di questo lavoro, si è esaminata la tematica della morte psichica con particolare riferimento alla psicosi, nel tentativo di proporre una sintesi ragionata della letteratura di base sull’argomento, senza peraltro coltivare alcuna pretesa di esaustività e nella consapevolezza di aver fornito solo un contributo alla riflessione sul tema. Partendo dal concetto di morte in senso lato e riflettendo brevemente sulle sue possibili implicazioni con la realtà psichica, si è considerata, attraverso una chiave di lettura prevalentemente orientata al paradigma psicodinamico, la morte psichica quale polo estremo di un continuum; estremo che rappresenta un campo vuoto di oggetti

Laurea liv.I

Facoltà: Scienze della Formazione

Autore: Andrea Vignolo Contatta »

Composta da 57 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 4945 click dal 03/10/2006.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.