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Wilhelm Furtwangler in Italia

Informazioni tesi

  Autore: Stefano Tonelli
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1996-97
  Università: Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lettere
  Relatore: Sergio Martinotti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 256

In questo mio lavoro ho cercato di ricostruire una “cronotopografia” dell’attività italiana di Furtwängler, tenendo conto delle quattro città in cui il direttore ha più frequentemente diretto dal 1922 al 1954. Furtwängler è stato tra l’altro anche a Genova, Bologna, Venezia, Trieste e Napoli, ho però voluto soffermare la mia attenzione su Milano, Torino, Firenze e Roma; mi è infatti sembrato che in queste ultime quattro città Furtwängler abbia concentrato più intensamente e con opere altamente significative la sua attività italiana

Per la stesura, mi è sembrato opportuno far precedere la trattazione analitica dell’attività concertistica e operistica, da un capitolo di analisi della tradizione tedesca nella direzione d’orchestra, seguito da una presentazione del Furtwängler musicista e direttore.
Nell’analisi dell’attività concertistica e operistica, i temi trattati organicamente nel capitolo apposito sono emersi anche nelle recensioni dei quotidiani e dei settimanali, nonché in alcune riviste musicali: in modo particolare faccio riferimento al Quinto Concerto Brandeburghese presentato nella tournée con la Filarmonica di Berlino nel 1941. La critica in questo senso oltrepassa la semplice recensione giornalistica e interessa più direttamente il problema della realizzazione moderna delle musiche antiche; al riguardo gli interventi di Andrea Della Corte sono significativi di una posizione per certi versi opposta a quella di Furtwängler, l’una “storicistica”, l’altra “non dichiaratamente tale”. Ho cercato di registrare e testimoniare queste due posizioni, consapevole dei limiti imposti al presente lavoro, che non si propone come specifico studio d’estetica musicale e interpretativa.

Per la parte “cronistorica”, indispensabili sono state le consultazioni dei quotidiani e settimanali nelle emeroteche delle varie città, oltre che delle riviste musicali specializzate dell’epoca (Rivista Musicale e Rassegna Musicale); prezioso in modo particolare per le registrazioni di Furtwängler, il libro di John Ardoin, The Furtwängler Record. Per un’ulteriore verifica e per un approfondimento dell’intera attività musicale e direttoriale del direttore tedesco, fondamentali si sono rivelate la concertografia e la discografia, a cura di Renè Trèmine, pubblicate dalle francesi edizioni Tahra.
Ho cercato di fornire testimonianze le più ampie possibili sul programma dei vari avvenimenti artistici, indicandone i nomi degli interpreti e dei solisti, il luogo e, quando è stato possibile, anche l’ora. Nel riferire le recensioni ho dato conto non solo di quelle “del giorno dopo”, ma anche degli articoli che, talvolta, nei vari quotidiani “preparano” l’arrivo del direttore, sia come ospite dell’istituzione musicale locale o più spesso alla testa della Filarmonica berlinese. Infine non ho trascurato di riportare contributi posteriori anche di alcuni anni agli eventi.
Per concludere, ho preferito dare il massimo spazio ai testimoni diretti, che nei quotidiani e nei periodici commentarono gli eventi musicali di cui furono partecipi e spettatori; a distanza di tanti anni e in quasi assoluta mancanza di documenti sonori (almeno fino al 1950), queste testimonianze si rivelano indispensabili per avere un quadro generale dei giudizi e delle impressioni suscitate in Italia da Furtwängler e dalle sue interpretazioni, in un arco di tempo superiore ai trent’anni.
Sono stati rilevati particolarmente i commenti e le osservazioni che, in modo più o meno cosciente, hanno colto di Furtwängler lo stile direttoriale, interpretativo e quindi estetico.

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3 PREFAZIONE Il mio interesse per Furtwängler è nato in modo abbastanza casuale: una mia zia mi aveva prestato il cofanetto di LP della EMI con le Nove Sinfonie di Beethoven assieme a quello della Deutsche Grammophon, intitolato WILHELM FURTWÄNGLER IN MEMORIAM, contenente tra l’altro la Terza Suite per orchestra di Bach e la Nona Sinfonia di Bruckner. Ancora non sapevo chi fosse veramente Wilhelm Furtwängler, ma quelle Sinfonie e la famosa Aria (sulla IV corda) fecero su di me un enorme effetto. Imparai in seguito a conoscere la personalità artistica e musicale del direttore tedesco attraverso le memorie della vedova Furtwängler, Elisabeth, che nel Ricordo di Furtwängler, presenta il marito nella veste di compositore, di direttore e musicologo penetrante di Beethoven di Wagner, dell’opera in generale, nei suoi rapporti con i dischi, con la letteratura e con la politica, e il tutto con molta naturalezza e ammirazione. Intanto la mia collezione di dischi si estendeva ad altri titoli: il Don Giovanni, il Flauto Magico, il Franco Cacciatore, la Passione secondo san Matteo e, in ambito sinfonico, a Beethoven seguirono, tra gli altri, Brahms e Bruckner; l’ascolto di queste interpretazioni mi rafforzava nell’idea di essere di fronte ad una personalità molto affascinante, pervasa da un senso potentemente drammatico e nello stesso tempo dotata di uno spirito straordinariamente lirico. In seguito, l’ascolto dell’Anello della Scala del 1950, edizione che mi fece conoscere e amare particolarmente quest’immensa, difficile ma meravigliosa opera wagneriana, mi confermò ancor di più l’alto e profondo magistero artistico del direttore, ma nello stesso tempo mi suggerì l’idea di occuparmi di Furtwängler con una tesi che mi permettesse di approfondire i suoi rapporti con l’Italia. Ho affrontato la lettura dei saggi scritti dallo stesso Furtwängler: Dialoghi sulla musica, Suono e Parola, e i recentemente editi Quaderni, trovando puntuale conferma, in ambito teorico, di quanto avevo colto nell’ascolto di queste interpretazioni. La lettura e lo studio di tali opere mi ha permesso di avere un’idea abbastanza precisa dei principi estetici, musicali e artistici, nonché della personalità del grande direttore tedesco.

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