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L'esercizio di un diritto come causa di liceità

Il percorso di ricerca è teso ad analizzare una delle più complesse scriminanti previste dal nostro codice penale. L'elaborato mira a dare un giusto rilievo sia alle diverse interpretazioni date dalla dottrina, sia all'evoluzione delle pronunce giurisprudenziali registratesi nel corso degli anni.

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I INTRODUZIONE È di intuitiva evidenza che se un soggetto agisce per esercitare un suo diritto secondo la legge non può al contempo ritenersi che egli abbia agito contro di essa e possa, conseguentemente, essere dichiarato punibile; giustamente, perciò, l’art. 51 c.p. stabilisce che “l’esercizio di un diritto (…) esclude la punibilità”. Purtuttavia, l’acquisizione di questo principio è, nella scienza giuridica, una conquista più recente di quanto si possa pensare. Nel primo capitolo del presente elaborato risaliremo agli antecedenti giuridici dell’odierno dettato normativo, registrando come nelle legislazioni più antiche già esistevano singole disposizioni che dichiaravano l’esenzione da pena dell’individuo che avesse agito nell’esercizio di un diritto; ma si trattava solo di disposizioni frammentarie nelle quali il principio trovava applicazione in riferimento ad ipotesi specifiche, senza che ne venisse fornita una formulazione autonoma ed in via generale. Di indubbio interesse teorico sarà riuscire a trovare una soluzione alla dibattuta questione dell’individuazione del fondamento politico-criminale della scriminante in esame; si dovranno valutare le diverse concezioni postulate per giustificare l’esclusione della

Tesi di Laurea

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Andrea Zema Contatta »

Composta da 254 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 2330 click dal 11/10/2006.

 

Consultata integralmente 5 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.