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Arianna e Fedra: una DILOGIA classica nel teatro di Marina Cvetaeva.

Il lavoro proposto è uno studio comparato di due opere teatrali di Marina Cvetaeva (Fedra ed Arianna). Tende, oltre ad illustrare ed analizzare l'influenza delle fonti classiche, a tracciare una simmetria, apparentemente celata, di temi e percorsi tra le due composizioni.
Termina con una breve esposizione di interesse filologico sulla derivazione dei composti nominali.

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2 INTRODUZIONE Il mondo classico aveva senza dubbio affascinato i poeti russi fin dal XVIII secolo, quando, sotto l’influsso della civiltà e della fiorente letteratura francese dei secoli XVII e XVIII, fiorì in Russia un interesse verso l’antichità greca e latina. In questo contesto vengono create numerose opere legate ai temi del mondo classico: Tredjakovskij compone il poema Telemachida (1766), traduzione in esametri del Télémaque di Fénelon, Bogdanovic scrive la Dušen’ka, il cui soggetto è ripreso da Les amores de Psiché et de Cupidon di La Fontaine, Majkov scrive Elisej ili razdrazennyj Bakch (Elisej o Bacco irritato). Negli stessi anni, in Germania, si moltiplica la produzione classica del compositore C. W. von Gluck (1714 – 1787) tra le cui numerose opere si annoverano: Alceste (1767), Paride e Elena (1770), Orfeo e Euridice (1774, eseguita a Parigi, rielaborazione di una precedente versione del 1762), Armida (1777), Ifigenia in Tauride (1779), Eco e Narciso (1779). Nei primi dell’Ottocento la figura di maggior rilievo del classicismo russo è N. I. Gnedic, che, tra il 1811 e il 1826, traduce l’Iliade, opera “altisonante e sontuosa, piena di splendidi slavismi, con una sorta di sonoro accompagnamento virgiliano e un vocabolario meravigliosamente ricco e variato; è forse il maggior esempio di alto stile classico nella poesia russa.” (1). La versione di N. I. Gnedic viene pubblicata nel 1829. Nel 1849 viene divulgata la traduzione russa dell’Odissea, portata a termine due anni prima dal poeta V. A. Zukovskij. “L’opera maggiore della sua vecchiaia fu la traduzione dell’Odissea. Sebbene egli non conoscesse il greco, e traducesse Omero da una traduzione letterale tedesca, la sua Odissea è un capolavoro di esattezza ed attendibilità, e completa mirabilmente, com’era nelle intenzioni dell’autore, l’Omero russo, facendo seguito alla traduzione dell’Iliade di Gnedic. […] Zukovskij evita di proposito gli slavismi. Egli fa dell’Odissea un racconto domestico, biblico, di vita quotidiana dei re patriarcali.” (2). Poco dopo la metà dell’Ottocento la classicità esercita un forte influsso sui poeti della corrente dell’«arte per l’arte», il cui maggior esponente, Fet, vanta una notevole produzione ispirata al mondo classico (3). All’inizio del Novecento il fascino dell’antichità prende nuovo vigore con il movimento decadente. “Le ragioni del fenomeno sono molteplici: fra le principali, l’influsso della filosofia nietzschiana; il paganesimo, sensuale ed estetizzante, che caratterizza buona parte della letteratura di quegli anni; le stesse nuove acquisizioni della filologia e dell’archeologia. Soprattutto il clima spirituale di un’epoca che, nelle sue curiosità, nella sua ansia di dissacrare verità date per secoli come indiscutibili, nell’amore per il prezioso, l’esotico o semplicemente l’inconsueto, si sentiva, ed era in larga misura, alessandrina.” (4)

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Valentina Galeotti Contatta »

Composta da 213 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.