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Il patrimonio storico-artistico e culturale come potenziale fonte di sviluppo economico per le regioni del Centro-Sud d'Italia

Informazioni tesi

  Autore: Stefania Andreoli
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1997-98
  Università: Università degli Studi Ca' Foscari di Venezia
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia e Commercio
  Relatore: Ignazio Musu
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 179

Il turismo culturale è un fenomeno che in questi ultimi anni, nell'ambito dell'industria turistica in generale, sta riscuotendo sempre maggior successo grazie anche all'interessamento delle Autorità Locali ed Internazionali.
E' divenuta, infatti, evidente la sua importanza non soltanto etica ma soprattutto economica. Infatti, se dal punto di vista etico esso è veicolo di unificazione tra Popoli ed è eredità per le generazioni future non va sottovalutata la grande opportunità in termini di reddito e di occupazione che il patrimonio può offrire attraverso la creazione di nuovi sbocchi professionali, l'arricchimento dell'attuale offerta turistica, la rivitalizzazione di centri storici anche ''minori'' in stato di degrado e tutte quelle attività indotte che derivano dall'innescamento di un circolo virtuoso.
Dal punto di vista dell'offerta dei beni culturali, secondo l'UNESCO l'Italia possiede più del 50 per cento del patrimonio storico-artistico mondiale ed, inoltre, e' da sottolineare che la maggior parte del patrimonio storico-artistico nazionale è, a sua volta, concentrato nell'Italia meridionale, quindi, al di fuori delle tradizionali mete turistiche urbane quali Venezia, Firenze e Roma.
Tuttavia l'Italia, ed in particolare le Regioni del centro-sud, pur essendo il Paese più dotato di ricchezze storico-artistiche è anche quello che finora le ha meno utilizzate a causa di una posizione, tenuta fino a pochi anni fa dai diversi governi succedutisi in Italia, che potremmo definire ''passiva'' poiché ha dato dato priorità assoluta alla sua tutela e alla sua conservazione a scapito della sua utilizzazione per fini turistici, problemi considerati configgenti ed in antitesi. Questa concezione, contrapponendo conservazione ed uso, ha innescato un vero e proprio circolo vizioso. Infatti, a causa degli ingenti esborsi finanziari necessari per i recuperi, i restauri, la salvaguardia, il patrimonio nazionale è stato per l'Italia più un peso insostenibile che un vantaggio economico.
Scopo del mio lavoro di ricerca è stato quello di valutare se, attraverso coerenti strategie di sviluppo, il patrimonio storico-artistico italiano ed in particolare quello delle Regioni del centro-sud possa tramutarsi da attuale peso ad effettivo vantaggio competitivo, diventando uno strumento nuovo ed alternativo di sviluppo dell'occupazione e del reddito soprattutto per queste ultime regioni che, come accennato, dispongono di una notevole dotazione di beni culturali e che, in modo più intenso delle altre, vivono il dramma della disoccupazione.

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4 PREMESSA Il turismo culturale è un fenomeno che in questi ultimi anni, nell'ambito dell'industria turistica in generale, sta riscuotendo sempre maggior successo grazie anche all'interessamento dimostrato nei suoi confronti dalle Autorità politiche Locali e, soprattutto, Internazionali. Nei giorni 30 e 31 maggio del 1996, infatti, si è svolta ad Helsinki la IV Conferenza Europea dei Ministri Responsabili del Patrimonio Culturale avente per tema: "Il Patrimonio Culturale: una sfida economica e sociale" 1 . Con questa Conferenza si è voluta sottolineare l'importanza non soltanto etica ma anche economica del patrimonio. Se dal punto di vista etico, infatti, esso è veicolo di unificazione tra Popoli ed è eredità per le generazioni future non va sottovalutata la grande opportunità in termini di reddito e di occupazione che esso può offrire attraverso la creazione di nuovi sbocchi professionali, l’arricchimento dell'attuale offerta turistica (tramite la creazione di itinerari culturali da affiancare alle mete turistiche tradizionali), la rivitalizzazione di centri storici anche "minori" in stato di degrado e tutte quelle attività indotte che derivano dall'innescamento di un circolo virtuoso. Dal punto di vista dell'offerta di beni culturali, secondo uno studio attribuito all’UNESCO 2 , l'Italia possiede più del 50 per cento del patrimonio storico mondiale 3 , percentuale che per essa si t raduce in un potenziale vantaggio competitivo 1 Council of Europe, The cultural heritage: an economic and social challenge, IVth European Conference of Ministers responsible for the Cultural Heritage, Helsinki, 30-31 May 1996. 2 J. van der Borg - P. Costa, Cultural tourism in Italy, Documento di lavoro del CISET, Libreria Editrice Cafoscarina, Venezia, 1995. 3 Secondo A. Recchia, in realtà, non ha senso affermare che l’Italia possiede i due terzi o il 50%-60% del patrimonio europeo o mondiale “visto che, non è conosciuta né è conoscibile la consistenza del patrimonio mondiale cui rapportarsi, così come nel nostro paese [...], data l’estrema diffusione e distribuzione geografica del patrimonio, [...] non sono conosciuti, se non per aree estremamente ristrette, i dati esaustivi riguardanti la “totalità” di categorie di beni culturali”. Vedi A. Recchia, L’offerta: la consistenza ed il valore del patrimonio. La difficile misurazione del patrimonio, in Rapporto sull’economia della cultura in Italia 1980-1990, a cura di Carla Bodo per l’Associazione per l’economia della cultura, Presidenza del Consiglio, 1994, pag. 269.

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