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Agende setting a confronto.La notizia internazionale nella stampa italiana 2001-2003.

Informazioni tesi

  Autore: Eleonora Zarro
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli studi di Genova
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Internazionali e Diplomatiche
  Relatore: Marina Milan
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 123

L’11 settembre 2001 è considerato “l’ora zero” della comunicazione. Quel giorno ha segnato la svolta del nuovo secolo e l'avvio del terzo millennio. Gli Stati Uniti d'America sono stati colpiti nel cuore di New York ma anche l'occidente si è sentito sotto attacco; certezze consolidate si sono incrinate, il nord del mondo si è ritrovato più insicuro e sospettoso verso tutto ciò che è “altro”. Il terrorismo ha travolto equilibri internazionali ed agende diplomatiche spostando il baricentro verso l'area vasta del mondo islamico, tra Afghanistan ed Iraq perché lì si trovavano Bin Laden e Saddam, lì si trovavano le centrali del terrorismo internazionale che preannunciava nuove azioni ancor più eclatanti. Ma l'11 settembre è stato anche determinante per l'universo mediatico. Le immagini delle "Torri crollanti" erano state viste in ogni angolo del pianeta e martellarono per mesi e mesi attraverso tutti i media mentre, proprio nei paesi che più avevano esaltato la libertà di stampa, si insinuavano i condizionamenti della censura e dell'autocensura; gli opinion makers lanciavano commenti intrisi di stereotipi e zittivano le poche voci critiche.
La Casa Bianca proclamò la "guerra infinita" puntando direttamente sull'Afghanistan per abbattere il governo talebano e i covi del terrorismo islamico, poi attaccò l'Iraq per rovesciare la dittatura mentre l'opinione pubblica mondiale sollecitava risposte diplomatiche. Questo contesto ha evidenziato il crescente potere dell’amministrazione americana nell’utilizzo del “news management” e dei cosiddetti giornalisti “embedded” per esercitare pressioni sulla stampa mondiale, giustificate dalla guerra al terrorismo e dal fatto che, chiunque non si allineasse al patriottismo americano, fosse bollato come sostenitore dei terroristi.
Anche il giornalismo italiano, da sempre più orientato verso la politica interna, ha dovuto far fronte alla crescente importanza delle notizie internazionali, ma anche di quelle transnazionali, che nella definizione di Furio Colombo, “viaggiano senza controllo e filtrano attraverso le frontiere” raggiungendo fasce sempre più larghe di pubblico. Di fronte alla percezione di scenari in continua evoluzione si è scelto di studiare le pagine internazionali di alcune testate per verificare attraverso quali codici di comunicazione sono stati raccontati gli eventi che hanno scosso il mondo dopo il 2001, per accertare se la stampa italiana si è omologata alle dichiarazioni ufficiali o se ha cercato di essere una voce critica, mantenendo il ruolo di “watchdog”.
L'indagine è anche di tipo comparativo perché si è deciso di mettere a confronto un quotidiano regionale, un quotidiano nazionale e un settimanale di primo livello per individuare i criteri di notiziabilità in redazioni con linee editoriali e target sicuramente differenziati. La scelta è caduta su "Il Secolo XIX", il giornale più diffuso in Liguria, su "La Repubblica", presente a Genova con una redazione propria e su "Panorama". I tre giornali sono stati consultati per periodi ben delineati: dal 12 settembre a fine novembre 2001 per quanto riguarda l’11 settembre e la guerra in Afghanistan e dal 1° marzo a fine aprile 2003 per quel che concerne il conflitto in Iraq, oltre a brevi cenni agli episodi accaduti durante il G8 di Genova. Lo spoglio dei giornali si è incrociato con la lettura di studi specifici sulla configurazione del giornalismo italiano, sui contenuti dell'informazione dopo l'attentato alle Torri gemelle.
I risultati della ricerca sono stati organizzati nel seguente modo: nel primo capitolo si descrivere a grandi linee l’evoluzione che la pagina internazionale ha subito dal Cinquecento ad oggi, con un breve cenno alla situazione italiana, per soffermarsi poi sulla storia delle tre testate prese in esame, utile per capirne le linee guida e le peculiarità che caratterizzano le rispettive agende setting.
Il secondo capitolo analizza il modo in cui le tre testate hanno raccontato l’11 settembre, soffermandosi inizialmente su come sono state riorganizzate le redazioni e la grafica dei giornali in seguito a un avvenimento di tale portata storica, per poi evidenziare il ruolo predominante avuto dalla fotografia e dalla similitudine con la fiction per narrare e trovare una spiegazione a fatti così terribili.
Nel capitolo successivo l’attenzione si è soffermata sulla rappresentazione della cosiddetta "guerra preventiva" in Afghanistan e in Iraq, cercando di capire se le nostre testate si sono appiattite sulle notizie provenienti principalmente da agenzie e da vertici americani, se hanno cercato di contenere gli assalti del “News Management” rivendicando spazi per la libertà di stampa, se la pratica del giornalismo si è coniugata con le logiche del conformismo pro o contro gli Stati Uniti, pro o contro gli islamici.

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III INTRODUZIONE L’11 settembre 2001 è considerato “l’ora zero” della comunicazione. Quel giorno ha segnato la svolta del nuovo secolo e l'avvio del terzo millennio. Gli Stati Uniti d'America sono stati colpiti nel cuore di New York ma anche l'occidente si è sentito sotto attacco; certezze consolidate si sono incrinate, il nord del mondo si è ritrovato più insicuro e sospettoso verso tutto ciò che è “altro”. Il terrorismo ha travolto equilibri internazionali ed agende diplomatiche spostando il baricentro verso l'area vasta del mondo islamico, tra Afghanistan ed Iraq perché lì si trovavano Bin Laden e Saddam, lì si trovavano le centrali del terrorismo internazionale che preannunciava nuove azioni ancor più eclatanti. Ma l'11 settembre è stato anche determinante per l'universo mediatico. Le immagini delle "Torri crollanti" erano state viste in ogni angolo del pianeta e martellarono per mesi e mesi attraverso tutti i media mentre, proprio nei paesi che più avevano esaltato la libertà di stampa, si insinuavano i condizionamenti della censura e dell'autocensura; gli opinion makers lanciavano commenti intrisi di stereotipi e zittivano le poche voci critiche. La Casa Bianca proclamò la "guerra infinita" puntando direttamente sull'Afghanistan per abbattere il governo talebano e i covi del terrorismo islamico, poi attaccò l'Iraq per rovesciare la dittatura mentre l'opinione pubblica mondiale sollecitava risposte diplomatiche. Questo contesto ha evidenziato il crescente potere dell’amministrazione americana nell’utilizzo del “news management” e dei cosiddetti giornalisti “embedded” per esercitare pressioni sulla stampa mondiale, giustificate dalla guerra al terrorismo e dal fatto che, chiunque non si allineasse al patriottismo americano, fosse bollato come sostenitore dei terroristi.

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