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Natsume Soseki: la solitudine dell'uomo moderno

Natsume Soseki è uno degli scrittori moderni che meglio ha saputo esprimere le contraddizioni proprie dell'epoca in cui visse: l'epoca Meiji. nelle sue opere egli si fa testimone di questo periodo complesso che se da un lato ha portato a conquiste positive (individualismo, maggiore libertà), dall'altro ha richiesto un costo altissimo in termini di solitudine, vuoto di ideali e incertezza collettiva. é questo un tema che ritroviamo nella maggior parte delle opere di Soseki e in particolare in Mon, Kojin e Kokoro. Se in Mon e Kojin, l'autore si interroga sul senso della sofferenza umana, è solo in kokoro che troviamo la soluzione, una soluzione tanto tragica quanto il problema stesso che è chiamata a risolvere.

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3 Introduzione LA “MODERNIZZAZIONE” ATTRAVERSO GLI OCCHI DI NATSUME SŌSEKI Il 1868 costituisce una data molto importante nella storia del Giappone. Segna infatti l’inizio dell’Epoca Meiji, epoca durante la quale il Giappone, dopo quasi due secoli di isolamento forzato, si apre al mondo esterno, all’influenza dell’Occidente. Fu questo uno dei periodi più vivaci ed intensi della storia giapponese, ma anche uno dei più traumatici a causa delle numerose riforme attuate in tutti i campi. “Il Giappone si trovò ad affrontare quello che si dimostrò essere il capitolo più traumatico della sua intera storia, quando nell’arco di un secolo, quasi ogni aspetto della sua vita – la politica, l’economia, la struttura sociale e lo stile di vita – cambiarono radicalmente sotto l’influsso della cultura occidentale” 1 . Il Giappone si imbarcò dunque in un periodo di nuova civilizzazione, termine reso in giapponese attraverso la formula Bunmei-kaika (“civiltà e illuminismo”) che divenne presto il termine chiave di una nuova era. Bunmei-kaika implicava, infatti, un nuovo ideale di cultura e progresso che si opponeva ad un atteggiamento antiquato, regressivo e conservatore. Il modello era fornito proprio dalla civiltà occidentale. Il Bunmei-kaika condusse anche all’occidentalizzazione della vita quotidiana delle persone per quanto riguarda il cibo, i vestiti e le case. Le persone, infatti, incominciarono ad indossare abiti occidentali; il taglio del ciuffo di capelli (zangiri atama) divenne pratica comune; i piatti occidentali divennero presto popolari nei distretti urbani così come si impose un nuovo stile nella costruzione di edifici. Anche nel campo della cultura, la Restaurazione Meiji creò le condizioni adatte alla creazione di una nuova letteratura sotto l’influsso di quella occidentale. Il primo ventennio dell’era Meiji, in particolare, rappresentò un periodo di convulsa assimilazione di tutto ciò che proveniva dall’Occidente. Si prendeva tutto, senza avere il tempo o la voglia di scegliere, considerando tutto ciò che proveniva dall’Occidente come inevitabilmente “migliore” rispetto a quello che già esisteva in Giappone. Questa continua corsa all’occidentalizzazione creò uno stato di ansia e inquietudine in tutti coloro che in essa videro una quasi totale perdita dell’identità giapponese. Non sempre tutto quello che proveniva dall’Occidente era infatti sinonimo di “buono” o “migliore” rispetto al Giappone, e inoltre, i giapponesi avrebbero dovuto imparare ad adeguare una situazione alle proprie esigenze. E in effetti, qualche tempo più tardi, una reazione del genere ebbe luogo, decretando la nascita della nuova e vera letteratura. 1 John Withney Hall, Japan from Prehistory to modern Times, Charles E. Tuttle Company, Tokyo, 1971, p. 243.

Laurea liv.I

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Angela Grella Contatta »

Composta da 27 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.