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Gli obblighi d'informazione nelle trattative e nella formazione del contratto

Informazioni tesi

  Autore: Roberta Pagliuca
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi di Napoli - Federico II
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Paolo Pollice
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 129

Lo scopo del presente lavoro è quello di esaminare i profili strumentali e di disciplina degli obblighi di informazione nella formazione dell’accordo contrattuale.
Il dovere di informare gravante sulle parti, emerge in tutta la sua portata ancor più nell’ambito delle trattative, che si presentano come distinte e preliminari rispetto alla formazione del contratto: è in questa fase che le parti accertano, sulla base di autonome valutazioni di opportunità e di convenienza, l’entità dell’accordo raggiungibile, in relazione ai rispettivi interessi da comparare. Il contratto è ancora ipotetico ed eventuale, i soggetti manifestano unicamente la loro disponibilità a progettare i termini di un futuro accordo. Trattare è discutere, comunicare, confrontarsi; è momento di valutazione delle altrui pretese, comparate ai propri bisogni, è dialogo tra interessi contrapposti. È questa la fase in cui le parti debbono comportarsi con maggior chiarezza, escludendo del tutto reticenze e silenzi dolosi.
Nel delicato equilibrio sussistente tra il diritto ad essere informato e il dovere di informarsi, parametro di riferimento essenziale è rappresentato dal principio generale di “buona fede” il quale trova il suo referente normativo, nel nostro ordinamento, nell’art. 1337 c.c. ; buona fede e correttezza si sostanziano nell’onere delle parti di “dover parlare” nello svolgimento delle trattative e nella fase di formazione del contratto, al fine di assicurare un costante equilibrio sostanziale nell’ambito della contrattazione. Nell’ultimo ventennio, infatti, si riscontrano ulteriori interventi legislativi sulla dimensione precontrattuale del rapporto al fine di valorizzare i principi di buona informazione, correttezza e trasparenza in un’ottica di tutela del contraente debole.
Alla realtà codicistica rappresentata dagli artt. 1337, 1338, 1341 c. c., infatti, si è aggiunta un’ ampia normativa, volta a regolare i meccanismi negoziali caratterizzati dalla spersonalizzazione del rapporto contrattuale, al fine di eliminare le asimmetrie informative.

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3 PREMESSA Lo scopo del presente lavoro è quello di esaminare i profili strumentali e di disciplina degli obblighi di informazione nella formazione dell’accordo contrattuale. Il dovere di informare gravante sulle parti, emerge in tutta la sua portata ancor più nell’ambito delle trattative, che si presentano come distinte e preliminari rispetto alla formazione del contratto: è in questa fase che le parti accertano, sulla base di autonome valutazioni di opportunità e di convenienza, l’entità dell’accordo raggiungibile, in relazione ai rispettivi interessi da comparare. Il contratto è ancora ipotetico ed eventuale, i soggetti manifestano unicamente la loro disponibilità a progettare i termini di un futuro accordo. Trattare è discutere, comunicare, confrontarsi; è momento di valutazione delle altrui pretese, comparate ai propri bisogni, è dialogo tra interessi contrapposti. È questa la fase in cui le parti debbono comportarsi con maggior chiarezza, escludendo del tutto reticenze e silenzi dolosi. Nel delicato equilibrio sussistente tra il diritto ad essere informato e il dovere di informarsi, parametro di riferimento essenziale è rappresentato dal principio generale di “buona fede” il quale trova il suo referente normativo, nel nostro ordinamento, nell’art. 1337 c.c. ;

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Parole chiave

buona fede
correttezza
formazione contratto
informazione
trattative

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