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Attualità e prospettive nella lotta al Buprestide nero delle Rosacee, Capnodis tenebrionis (L.) (Coleoptera Buprestide)

Informazioni tesi

  Autore: Nicola Losurdo
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi della Basilicata
  Facoltà: Agraria
  Corso: Scienze e tecnologie agrarie, agroalimentari e forestali
  Relatore: Luigi De Marzo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 69

Capnodis tenebrionis (L.) è un coleottero della fam. Buprestidae, noto con i nomi popolari di “Capnode”, “Capnode noir des Rosacées” o “black Buprestid”, ecc.; esso danneggia gravemente varie rosacee arboree di eminente importanza in frutticoltura, quali albicocco, ciliegio, pesco e susino; esprime la sua dannosità in un ampio areale geografico, comprendente l'Africa settentrionale, l'Europa centrale, meridionale, orientale, le zone limitrofe al mar Nero e al mar Caspio.
Segnalazioni di pesanti danni in Italia meridionale, Sicilia e Sardegna si sono avute a partire dagli anni 90 e hanno messo in luce importanti implicazioni economiche. Queste sono state presto recepite a livello della legislazione fitosanitaria, pertinente alla commercializzazione delle drupacee destinate ai nuovi impianti, con il D.M. del 14.4.1997, all. II. In considerazione della sua pericolosità, l'Unione Europea ha compreso C. tenebrionis tra gli organismi nocivi delle principali specie frutticole del genere Prunus e ha emesso la Direttiva 93/48 del 23 giugno 1993, che riguarda i “Requisiti da rispettare per i materiali di moltiplicazione delle piante da frutto”.
Le recenti segnalazioni di gravi attacchi nell’Italia meridionale (Laccone, 1995 e 1996) si riferiscono soprattutto ad aree collinari non irrigue del Basso Molise e della Puglia, relativamente a susino, albicocco, ciliegio e pesco, generalmente innestati su Prunus mahaleb. Anche in Sardegna, il Capnode è riportato come causa di morie soprattutto in giovani impianti (Assessorato Difesa Ambiente, Cagliari, 1996).
Le larve del Capnode scavano gallerie sottocorticali nel cambio e nel floema, a livello del colletto e dell'apparato radicale, pregiudicando l'attività vegetativa e produttiva della pianta, fino a procurarne la morte. Gli adulti si cibano rodendo i piccioli fogliari, la corteccia dei rami e la base delle gemme in modo più intenso sia nel periodo primaverile-estivo di preovideposizione sia in quello estivo-autunnale, che segue l'emergenza degli adulti dal suolo e precede lo svernamento.
La lotta a questo fitofago è attualmente basata su trattamenti chimici, ma le strategie di difesa risentono della mancanza di efficaci metodi di monitoraggio. Infatti, la sperimentazione di trappole di vario tipo ha dato finora esiti negativi: alcuni studiosi ritengono che ciò sia dovuto alla mancanza di sostanze idonee ad innescare le trappole stesse, in modo che queste abbiano una sufficiente praticità ed efficienza in campo.
La letteratura su Capnodis tenebrionis è molto ampia, ma talvolta contraddittoria per alcuni aspetti del ciclo vitale dell’Insetto. Pertanto, conferme e nuove acquisizioni sono oggi ritenute necessarie.

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5 1. Introduzione Seguendo i corsi universitari di “Entomologia” ho avuto modo di studiare la specie oggetto di questa tesi in merito alla sua dannosità in campo agrario. Successivamente, compilando la presente tesi ho potuto conoscere con maggiori dettagli le problematiche relative alla lotta contro di essa. Le maggiori informazioni le ho tratte dai recenti lavori degli studiosi delle Università di Bari e Campobasso, che si stanno occupando approfonditamente di tale insetto. 2. Problematica Capnodis tenebrionis (L.) è un coleottero della fam. Buprestidae, noto con i nomi popolari di “Capnode”, “Capnode noir des Rosacées” o “black Buprestid”, ecc.; esso danneggia gravemente varie rosacee arboree di eminente importanza in frutticoltura, quali albicocco, ciliegio, pesco e susino; esprime la sua dannosità in un ampio areale geografico, comprendente l'Africa settentrionale, l'Europa centrale, meridionale, orientale, le zone limitrofe al mar Nero e al mar Caspio. Segnalazioni di pesanti danni in Italia meridionale, Sicilia e Sardegna si sono avute a partire dagli anni 90 e hanno messo in luce importanti implicazioni economiche. Queste sono state presto recepite a livello della legislazione fitosanitaria, pertinente alla commercializzazione delle drupacee destinate ai nuovi impianti, con il D.M. del 14.4.1997, all. II. In considerazione della sua pericolosità, l'Unione Europea ha compreso C. tenebrionis tra gli organismi nocivi delle principali specie frutticole del genere Prunus e ha emesso la Direttiva 93/48 del 23 giugno 1993, che

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Parole chiave

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