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Scrittrici raccontano scrittori: il caso dei Bronte

Partendo dall’infinito dibattito sulla natura contraddittoria del genere biografico (storiografia o letteratura? cronaca o romanzo?) e sul ruolo del biografo (artista o semplice artigiano?), questo studio si propone di affrontare il caso dei Brontë e delle quattro romanziere che hanno scelto di narrarne la vita, Elizabeth Gaskell, Margaret Oliphant, Muriel Spark e Daphne du Maurier. Si esamineranno le loro opere nel contesto del più ampio rapporto personale o letterario intrattenuto dalle autrici con la famiglia di Haworth, tentando di dimostrare che queste biografie non sono episodi casuali ma il risultato di una relazione ben radicata e durevole. Se ne evidenzierà, inoltre, la natura particolare di opere di romanziere e i sentimenti di affinità o rivalità, nonché le ossessioni personali che le hanno ispirate, mettendo in luce le differenze determinate dai condizionamenti dell’epoca a cui appartengono, ovvero il moralistico periodo vittoriano per "The Life of Charlotte Brontë" e "The Sisters Brontë" e i tempi moderni, dominati dall’esplorazione dell’inconscio, per le ultime due, "Emily Brontë: Her Life" e "The Infernal World of Branwell Brontë". Soprattutto, ci si soffermerà sul processo d’immedesimazione che lega il biografo al suo soggetto, che è particolarmente evidente quando uno scrittore affronta il percorso esistenziale e letterario di un altro scrittore, e apparentemente inevitabile quando la vita in questione è quella dei Brontë, tragica e romantica quanto può esserlo solo uno dei loro romanzi.

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1 INTRODUZIONE Nel 1976, scrivendo in Literary Women della tendenza femminile a imparare leggendo altre donne, Ellen Moers raccontava di come lei stessa avesse imparato dall'intellettuale Gertrude Stein ... to listen, as women writers do to each other's voices in literature - many voices of different rhythms, pitches, and timbres to which they have always listened with professional sensitivity for an echo to answer their own. 1 Data la non lunga tradizione della letteratura femminile, poche voci si sono levate abbastanza in alto da soddisfare questa disperata ricerca di confronto e d'identificazione, e quelle poche, proprio per il silenzio che le aveva precedute, hanno avuto la possibilità di acquistare valore di modello: Jane Austen, George Sand, George Eliot, Charlotte Brontë... La voce di queste gigantesse della letteratura echeggiò per decenni oltre la loro morte, ma forse nessuna s'impresse nell'immaginario femminile quanto quella di Charlotte e di sua sorella Emily. Nessuna ebbe un influsso più duraturo. Se in epoca vittoriana il legittimo desiderio d'indipendenza delle eroine brontëane poteva toccare il cuore delle femministe, se scrittrici come Harriet Martineau e Jane Carlyle potevano confessare di riconoscere in Jane Eyre e Shirley stralci della propria esperienza personale, come se Charlotte fosse stata una vecchia amica o le avesse conosciute in un'esistenza precedente, il vero dominio delle sorelle Brontë si sarebbe instaurato solo con la morte e il successivo processo di mitizzazione. 1 E. Moers, Literary Women, Garden City, New York, Doubleday, 1976 (London, W.H. Allen, 1977) p.65: "...ad ascoltare, come fanno le scrittrici l'una con l'altra, le loro voci nella letteratura - numerose voci, diverse nel ritmo, nell'intonazione e nel timbro, che esse hanno sempre ascoltato con sensibilità professionale, in attesa di un'eco che rispondesse alla propria."

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Laura Iuorio Contatta »

Composta da 146 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 3302 click dal 17/10/2006.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.