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Indymedia: come nasce, come funziona, come cresce

Informazioni tesi

  Autore: Chiara Rancati
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2003-04
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze della comunicazione
  Relatore: Pina Lalli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 27

L'eleborato vuol essere una presentazione in chiave sociologica del network degli Independent media center, analizzando modalità, motivazioni e contesto della nascita; sviluppi tecnici e loro interpretazioni; crescita, diffusione, problemi e prospettive.

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3 1. Become your Media « Curios* di mostrare gli scheletri nascosti dietro vetrine luccicanti; attenti a non scivolare nel mondo viscido del mediascape; impermeabili alle lusinghe della società della dis-informazione; incattiviti da milioni di ore di immagini imposte; irriverenti verso il mondo della mistificazione, ogni giorno migliaia di attivisti, in 55 paesi del mondo, mantengono vivi: uno strumento, uno spazio, delle relazioni. Pubblicano articoli. Scattano fotografie. Girano video. Scrivono il codice del software. Indymedia e' "ovunque e da nessuna parte". Perché è una rete: uno strumento di comunicazione e informazione aperto, orizzontale, diffuso. E' un media costruito dagli utenti. La notizia, la modalità organizzativa degli eventi, sono determinate dal basso: non nel chiuso di redazioni giornalistiche, né di comitati ristretti di professionisti dell'informazione che sono al servizio di chi detiene il controllo dei mezzi di comunicazione e con essi la possibilità di condizionare e determinare la vita politica dei vari Paesi» (Indymedia Italia, 2004). Il network di Indymedia può essere senza dubbio annoverato tra le nuove organizzazioni del movimento sociale transnazionale, sviluppatesi come risposta coerente alla crescente istituzionalizzazione della politica internazionale e delle maggiori ONG, prime istanze della società civile globale ma oggi sempre più professionalizzate e lobbystiche. Il movimento mira principalmente a mettere in crisi la convinzione, nata dal “pensiero unico” della sovranità del mercato, «di non poter fare molto – individualmente, con alcuni altri o tutti insieme – per cambiare il modo in cui vanno o sono fatte andare le cose nel mondo» (Bauman, citato in Della Porta, Mosca, 2003); al suo interno, Indymedia offre una via d’accesso alla sfera pubblica, e quindi al dibattito politico per la formazione dell’opinione pubblica, a tutti quei soggetti non allineati dogmaticamente con il discorso neoliberista che ne restano normalmente esclusi, fornendo una copertura informativa a gerarchizzazione dal basso su argomenti come “lotte sociali”, “diritti digitali”, “repressione”, “antiwar”, “rifugiati”, “donne”,... I suoi membri si autodefiniscono “mediattivisti”, cioè attivisti mediatici che usano i mezzi di comunicazione di massa e sfruttano l’infrastruttura della rete per «raccontare la piazza, parlare di proposte, documentare forme e contenuti del movimento, ma anche fare inchieste e controinformazione oltre i canali tradizionali» (Indymedia Italia, 2002), impegnandosi a fornire «un’altra informazione, libera, sociale, cooperativa, antiliberista ed antagonista» (ibid.) in aperta opposizione ai newsmaker tradizionali e ai media mainstream. E’ una nuova forma di lotta politica, che nasce dalla consapevolezza che quello della comunicazione è un campo di battaglia tout court nella lotta per la rivendicazione dei diritti civili e delle libertà personali.

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indymedia
informazione alternativa
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