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“l’Achille di tutti i ragionamenti…”. L'io penso: una riconsiderazione

Informazioni tesi

  Autore: Gualtiero Lorini
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi di Pavia
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Filosofia
  Relatore: Giuseppe Invernizzi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 179

Nella tesi di laurea ho analizzato la struttura temporale dell'appercezione trascendentale kantiana a partire dalle caratteristiche dell'esperienza, quale Kant la presenta soprattutto nella prima Critica.
Momenti fondamentali di questa ricerca sono rappresentati dall'immaginazione e dallo schematismo, anche alla luce delle oscillazioni che a questo proposito si incontrano tra la prima e la seconda edizione del testo. Sempre tenendo come riferimento i testi kantiani, si cerca inoltre di confrontare le acquisizioni critiche con quelle che, sui medesimi temi, investono l'ambito della psicologia. L'idea di fondo è quella di inquadrare il ruolo dell'appercezione trascendentale nella costruzione dell'esperienza possibile come schema del soggetto trascendentale, la cui operatività è resa riconoscibile dal lavoro dell'immaginazione.

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Quello che ci si è prefissi di studiare con la nostra analisi è un aspetto della teoria della conoscenza kantiana che ci permette di guardare al concetto di esperienza come a qualcosa di unitario. Non si tratta di cercare nuove interpretazioni circa momenti cruciali nella gnoseologia kantiana, come la Deduzione trascendentale, ma di comprendere in quale modo operazioni come questa contribuiscano a conferire oggettività all’esperienza. E proprio dall’oggettività si è voluti partire, nella forma dell’unità assicurata all’esperienza dalla sintesi delle categorie. Il testo kantiano ci dà dei punti di riferimento chiari: alla luce della Deduzione trascendentale il soggetto è certo dell’unità della sintesi oggettiva in grazia della categoria sulla cui base, nel giudizio, si è potuta definire l’aderenza tra il concetto del soggetto e quello del predicato; questa categoria è un modo di esprimersi dell’attività del soggetto che ne diviene autocosciente nell’appercezione trascendentale. La legittimazione stessa a operare in questo modo, per le categorie, giunge dunque dall’unità dell’autocoscienza, l’unità in cui il soggetto si riconosce come referente dell’esperienza. Ora questo passaggio viene normalmente definito nei termini del cosiddetto “io penso”, l’appercezione trascendentale, che è proprio la garanzia legittimante per l’oggettività dell’esperienza a partire dall’autocoscienza del soggetto, che rielabora attraverso le categorie il materiale delle intuizioni. Con il termine “rappresentazione” si indica, nell’accezione più generale, ogni tipo di contenuto di coscienza che può entrare nella costruzione dell’esperienza. Quello che in questo lavoro si cerca di problematizzare è proprio lo statuto di questa oggettività, quella dell’esperienza, che deriva dalla possibilità di unificare, ovvero di pensare, una rappresentazione in riferimento all’unità di un soggetto, la cui unità sintetica è guadagnata a partire dall’autocoscienza dell’atto con cui costruisce questa stessa esperienza. In altre parole, noi sappiamo dove arriveremo, sappiamo che l’unità dell’esperienza è l’approdo di questo tratto del pensiero kantiano, ma quello che cerchiamo di fare è analizzare punto per punto questa unità per capire quali sono i nessi che la tengono insieme, di che natura siano questi nessi, e quali orizzonti mettano in comunicazione. Se pensiamo che la rappresentazione deve poter appartenere al soggetto o, per dirla kantianamente, è per il soggetto, nella misura in cui viene descritta nei termini di quei concetti puri che sono le categorie e che sono legittimate nel loro uso dal riferirsi ad un soggetto non mutevole nel tempo, non possiamo non chiederci di quale natura sia l’unità della struttura trascendentale di cui le categorie sono le articolazioni, di che natura sia l’unità dell’appercezione.

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