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Heidegger e la Critica della ragion pura di Kant

Informazioni tesi

  Autore: Eva Loperfido
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi di Bari
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Filosofia
  Relatore: Costantino Esposito
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 112

Nel Kant e il problema della metafisica, Heidegger scrive: «Un’interpretazione, la quale si limiti a ripetere ciò che Kant ha detto testualmente è destinata in partenza a fallire il suo scopo, almeno finché il compito di una vera interpretazione resti quello di rendere visibile proprio ciò che nella fondazione kantiana traspare al di là delle formule». Già in Essere e tempo Kant era descritto dal nostro autore come il primo e l’unico pensatore ad aver connesso l’interpretazione dell’essere al fenomeno del tempo e ad essersi incamminato, anche se solo per un breve tratto, sulla via della ricerca della dimensione della temporalità. Ma, per Heidegger, tale analisi del tempo «rimane orientata nel senso della comprensione del tempo ordinaria e tradizionale, il che impedisce a Kant di elaborare il fenomeno della “determinazione trascendentale del tempo” nella struttura e nella funzione proprie di esso» . Infatti, secondo Heidegger, due cose impedirono a Kant di giungere alla vera struttura e funzione della temporalità: «in primo luogo la dimenticanza del problema dell’essere in generale, e in secondo luogo la conseguente mancanza di un’ontologia tematica dell’Esserci» . Nella filosofia kantiana manca dunque, per Heidegger, un’adeguata analitica del soggetto che possa sostenere e legittimare la sua stessa determinazione temporale ed un’altrettanto adeguata idea dell’essere inteso come qualcosa di coglibile soltanto attraverso la comprensione che di esso ne ha il “soggetto”. Così, per Heidegger, fu proprio la mancanza di una tale determinazione dell’essere, del soggetto, e della loro relazione, a costringere Kant ad indietreggiare dinnanzi alla sua scoperta della determinazione della temporalità, ad arrestarsi a metà del suo percorso di ricerca. L’interpretazione heideggeriana di Kant, dunque, non è ispirata dal principio dell’aderenza al testo, bensì da un’idea anticipatrice, quella di dar voce al non detto di Kant, di portare a compimento la grande intuizione kantiana rimasta inespressa. Heidegger mette quindi in luce come l’autore della Critica della ragion pura sia stato il primo pensatore dell’epoca moderna ad elaborare non solo il concetto di un soggetto capace di “pre-determinare” l’oggetto, ma anche l’idea di un oggetto che trae la sua essenza dalla comprensione che di esso ha il soggetto. In una così stretta dipendenza tra soggetto e oggetto Heidegger non può non intravedere il preannunciarsi dello stretto rapporto che nella sua stessa speculazione filosofica intercorre tra essere ed esserci. Così le pagine della Critica della ragion pura sono interpretate nel Kantbuch non come le pagine di un trattato della conoscenza, ma come un esempio di fondazione di una metafisica dell’esserci. Così il confronto heideggeriano con la Critica si articola dunque su due fronti ben distinte che prevedono sia un’interpretazione negativa volta ad evidenziare un dissenso, una netta presa di distanza dalla posizione kantiana, presente ne I problemi fondamentali della fenomenologia e nella Tesi di Kant sull’essere, sia un’interpretazione assolutamente positiva volta ad un guadagno, volta cioè ad ottenere dal “non ancora detto” di Kant una conferma storica di Essere e Tempo, illustrata nel Kantbuch e ne La questione della cosa. La filosofia kantiana contiene in nuce insomma il problema capitale di Essere e Tempo: cioè che la fondazione della metafisica ha la sua origine in una metafisica dell’Esserci. Così infatti scrive Heidegger nella prefazione alla quarta edizione dell’opera del ’29: «Il testo kantiano divenne un rifugio, per cercare in Kant un patrono del problema dell’essere da me posto. Questo cercarvi un rifugio fece sì che la Critica della ragion pura venisse interpretata nell’ottica della problematica di Essere e tempo, ma, in realtà, al di sotto del problema di Kant venisse inserita una problematica che gli era estranea, per quanto condizionante.» In questo modo, Heidegger sembra rispondere implicitamente alle accuse di violenza esegetica e distorsione del testo attraverso le numerose dichiarazioni di intenti che, a più riprese, ci propone nel Kantbuch. La centralità della finitezza dell’esserci, il tentativo di fondare una metafisica dell’esserci stesso, vanno ricondotte a quel cercar «rifugio» nella filosofia kantiana che muove l’intera analisi del nostro autore. Così riguardo l’analisi dell’ “esserci” Kant si rivelerà essere il più grande “anticipatore” di Essere e Tempo, riguardo la questione dell’essere, invece, la filosofia kantiana mostrerà l’inadeguatezza dell’orizzonte preliminare di indagine in cui si svolse la trattazione ontologica tradizionale. Kant rappresenta, dunque, secondo l’interpretazione heideggeriana, colui che allo stesso tempo anticipa e frena lo sviluppo di un adeguato orizzonte di indagine sull’essere.

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1 Introduzione Il punto di partenza della mia indagine è rappresentato dal tanto affascinante, quanto controverso, tentativo heideggeriano di interpretare la filosofia kantiana ed in particolar modo la Critica della ragion pura. Sin dai suoi primi scritti, Kant e il neokantismo hanno rappresentato per Heidegger un deciso ostacolo alla sua filosofia ma, allo stesso modo, un’inesauribile fonte di ricerca e spunto di rifondazione. Nel Kant e il problema della metafisica del 1929, Heidegger scrive: «Un’interpretazione, la quale si limiti a ripetere ciò che Kant ha detto testualmente è destinata in partenza a fallire il suo scopo, almeno finché il compito di una vera interpretazione resti quello di rendere visibile proprio ciò che nella fondazione kantiana traspare al di là delle formule. E’ vero che Kant non ha potuto pronunciarsi direttamente in proposito, ma è anche vero che in ogni conoscenza filosofica il fattore determinante non è il senso letterale delle proposizioni, bensì il non ancora detto immediatamente suggerito dalle enunciazioni esplicite» 1 . Tuttavia, per comprendere questa nozione di interpretazione è necessario richiamare alla mente l’idea che Heidegger aveva di Kant. Già in Essere e tempo (1927) Immanuel Kant era descritto dal nostro autore come il primo e l’unico pensatore che aveva connesso l’interpretazione dell’essere al fenomeno del tempo e che si era incamminato, anche se solo per un breve tratto, sulla via della ricerca della dimensione della temporalità (Temporalität). È nella 1 M. Heidegger, Kant und das problem der Metaphysik (1929), GA Bd. 3, Hg. F.-W. v. Hermann, Frankfurt a.M., Klostermann, 1973; trad. it. di M.E. Reina, riv. da V. Verra: Kant e il problema della metafisica, Laterza, Roma-Bari 1981, p. 172.

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