Questo sito utilizza cookie di terze parti per inviarti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più clicca QUI 
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie. OK

Uso legittimo delle armi

La tesi si propone di analizzare la scriminante indicata all'art. 53 del c.p. riguardante l'uso legittimo delle armi sia dal punto di vista dela sua evoluzione storica sia nelle sue componenti strutturali e nei rapporti con le altre cause di giustificazione indicate agli art.51 (esercizio di un diritto o adempimento del dovere) e art. 52 (difesa legittima). Riguardo a quest'ultimo aspetto viene dato anche un cenno alla recente legge 13 febbraio 2006 nr.59 che introduce un nuovo ipotesi di legittima difesa caratterizzata dall'uso legittimo delle armi all'interno del proprio domicilio o in luoghi ove si esercita attività professionale, commerciale o imprenditoriale. La tesi, inoltre, da un cenno anche ai progetti di riforma del codice penale redatti dalle commissioni Grosso e Nordio sempre con riferimento alle modifiche proposte alla normativa riguardante l'uso legittimo delle armi. Ritengo interessante anche l' "appendice" alla tesi in questione, consultabile in "altri documenti" in cui si analizzano anche le fattispecie speciali dell'uso legittimo delle armi (contrabbando, art.41 cpmp, clandestini etc) nonchè l'art.2 della CEDU e le ROE in occasione dell'impiego di truppe italiane all'estero (IRAQ).

Mostra/Nascondi contenuto.
5 . Premessa. Il presente studio sarà dedicato all’uso legittimo delle armi, scriminante prevista dall’art. 53 del c.p. che ben esemplifica uno dei principi fondamentali di organizzazione dello Stato, ossia il ricorso alla forza quale strumento di garanzia dell’ordine legale e sociale. In particolare, l’uso legittimo delle armi postula l’utilizzo di mezzi di coazione fisica, diretti a rimuovere gli ostacoli che si frappongono all’attuazione della volontà dello Stato, cui nessun Paese può rinunciare poiché equivarrebbe a sancire la propria fine 1 . Lo dimostra implicitamente anche l’evoluzione storica dell’istituto, che evidenzia le difficoltà di giungere ad una soluzione giusta ed equa rispetto all’esigenza di contemperare le necessità statuali con gli interessi dei cittadini, il cui diritto alla vita ed all’incolumità personale è universalmente riconosciuto come diritto inviolabile. La coercitio rappresenta uno dei primi istituti del Diritto Romano. Dagli studi compiuti da Theodor Mommsen 2 e dal Ferrini 3 emerge la sua duplice natura di giurisdizione e di amministrazione, rectius di polizia. Il Mommsen, in particolare, afferma che la coercitio si rivolge contro i “disubbidienti”, non contro i cittadini criminali, e comprende, fra le altre autorizzazioni, il diritto di arrestare e bastonare. In tale ottica il concetto di coercitio si estende a tutti quei mezzi coattivi particolari, che sono propri della polizia di sicurezza nell’esercizio del suo compito speciale. Il secondo elemento interessante, enucleato dal diritto Romano, è il principio secondo il quale non è delitto un’azione “debitamente comandata” 1 V. STEIN, Uso legittimo delle armi (art.53 c.p.). Considerazioni generali; in Riv. Pen., 1936, 699 ss.. 2 V. MOMMSEN, Römishes Strafreecht in Systematiches Handbuch der Deutschen Rechtswissenschaft, Lipsia, 1899, sez. I, parte IV, 38 ss., 146, 271, 298 e ss.;

Laurea liv.I

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Andrea Ajello Contatta »

Composta da 81 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 11996 click dal 07/11/2006.

 

Consultata integralmente 36 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.