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Il Patto di stabilità e crescita: il dibattito recente

Informazioni tesi

  Autore: Gaia Tersalvi
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2003-04
  Università: Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze politiche e delle relazioni internazionali
  Relatore: Alberto Quadrio Curzio
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 46

La mia tesi di laurea triennale verte sul Patto di stabilità e crescita e consta di due parti.
La prima considera la genesi, il contenuto e gli obiettivi del Patto, introdotto nel 1997 per salvaguardare la solidità della finanza pubblica dell’Eurozona, per poi valutare brevemente come, e fino a che punto, gli Stati appartenenti all’Unione europea ne hanno rispettato i parametri.
La seconda parte, quella principale, si concentra sul dibattito suscitato dal Patto, e svoltosi sia in ambito accademico, sia in quello politico istituzionale.

Le numerose difficoltà incontrate dagli Stati europei a rispettare gli obiettivi di disavanzo fissati nei propri programmi di stabilità hanno portato studiosi e politici a criticare il Patto di stabilità e crescita.
In particolar modo si pensa che il Patto, oltre a mantenere sotto controllo l’andamento delle finanze pubbliche, debba anche garantire le potenzialità di crescita e sviluppo. E’ stata inoltre evidenziata l’esigenza di una maggiore attenzione alla congiuntura economica e alle circostanze specifiche dei singoli Paesi membri. Tali circostanze sono per esempio il potenziale di crescita, i cicli economici, gli oneri previdenziali, le riforme compiute e quelle da compiere, e i livelli di indebitamento.

La trattazione svolta fornisce gli elementi essenziali del problema e le diverse soluzioni proposte dal mondo accademico e politico.

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2 INTRODUZIONE Il Patto di stabilità dell’Unione europea è “stupido come tutte le decisioni rigide, ma necessario”. Questo ha dichiarato il 17 Ottobre 2002 l’allora presidente della Commissione Romano Prodi in un’intervista rilasciata al quotidiano francese “Le Monde”. Le difficoltà incontrate da numerosi Paesi a rispettare gli obiettivi di disavanzo fissati nei propri programmi di stabilità, unitamente agli aspetti controversi derivati dalla decisione dell’Ecofin di “congelare” la procedura di deficit eccessivo contro Germania e Francia, hanno nuovamente portato l’attenzione sull’opportunità del Patto di stabilità e crescita. Ci si chiede, non solo fra gli studiosi ma anche fra i politici, se il Patto, nella sua attuale formulazione, costituisca il modo migliore per risolvere il problema di mantenere sotto controllo l’andamento delle finanze pubbliche, garantendo al tempo stesso le potenzialità di crescita e sviluppo. Il dibattito riguarda anche la possibilità di riformare il Patto o di emendarlo in favore di alternative migliori. La trattazione che segue fornisce gli elementi essenziali del problema. Il capitolo primo parte dal Trattato di Maastricht e dalla conseguente Uem per poi illustrare la genesi e il contenuto del Patto, rispondendo così alle seguenti domande: Cos’è il Patto di stabilità e crescita? Com’è nato? Perché? Che obiettivo si propone? Che ruolo vi giocano le istituzioni dell’Unione europea? Al fine di inquadrare la situazione, e per capire i problemi reali riguardanti l’applicazione del Patto, si considera l’andamento dei bilanci dell’Ue in generale e dei singoli Stati membri (Ue a 15), dagli inizi degli anni Novanta ad oggi. Si è trattato di verificare l’aderenza ai due criteri di convergenza dei bilanci (3% deficit su Pil, 60% debito su Pil). Il capitolo secondo è dedicato al dibattito recente svoltosi non solo nell’ambito accademico, ma anche in quello politico. Il primo tipo di dibattito ha coinvolto importanti economisti, dei quali sono state riportate le valutazioni positive e soprattutto negative del Patto e le proposte circa suoi miglioramenti e modifiche o eventuali alternative ad esso. Il dibattito politico-istituzionale, tocca non solo un confronto fra gli stati membri e le istituzioni europee, ma anche fra queste ultime tra loro.

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