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Origine e destino della tecnica

Informazioni tesi

  Autore: Margherita Pispola
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2004-05
  Università: Università degli Studi di Perugia
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Filosofia
  Relatore: Lino Conti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 60

A tutti è noto che da un secolo ad oggi, la tecnica fa parte, più di ogni altra cosa, della nostra vita nella sua quotidianità. Per questo bisogna fare una premessa importante: l’analisi che si è deciso di intraprendere seguirà sostanzialmente un metodo genealogico e non tanto una procedura eidetica poiché verterà principalmente sull’origine della tecnica; cercherà cioè non tanto di indagare cosa essa sia quanto il perché della sua esistenza e della sua indispensabilità fin dai primordi.
La tecnica, come magistralmente ci spiega Umberto Galimberti nel volume intitolato: Psiche e Techne, non redime e non svela la verità, non promuove un senso; essa funziona ed è inoltre da considerarsi come essenza dell’uomo. Sostiene Galimberti che la tecnica è nata non come espressione dello spirito umano ma, anzi, come rimedio all’insufficienza biologica dell’uomo, alla carenza della sua dotazione istintuale. Si arriverà poi a considerare errato il criterio di leggibilità che vede da una parte l’uomo come soggetto e, dall’altra, la tecnica come mero strumento a sua disposizione e con ciò si arriverà altresì al disfacimento di ogni dualismo tradizionale.Vista da sempre come possibilità di effettivo dominio e controllo sulla natura –“scientia est potentia” scriveva Francesco Bacone- oggi, la tecnica è “aumentata quantitativamente a tal punto da essere mutata qualitativamente: da mezzo è divenuta fine.” Economia, politica, religioni pensano di usare la tecnica per fini di potere ma la loro è un’illusione: in realtà sono usati dalla tecnica e ne accrescono costantemente il potere poiché non sono più loro che definiscono obiettivi e strategie. E’ sotto questo aspetto che possiamo rintracciare l’ autoreferenzialità della tecnica.

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1 INTRODUZIONE L’argomento che ci accingiamo a trattare potrebbe, per certi versi, apparire scontato o di poco interesse. E’ infatti a tutti noto che da un secolo ad oggi, la tecnica fa parte, più di ogni altra cosa, della nostra vita nella sua quotidianità. Proprio per questo bisogna fare una premessa importante: l’analisi che si è deciso di intraprendere seguirà sostanzialmente un metodo genealogico e non tanto una procedura eidetica poiché verterà principalmente sull’origine della tecnica; cercherà cioè non tanto di indagare cosa essa sia quanto il perché della sua esistenza e della sua indispensabilità fin dai primordi. La tecnica, come magistralmente ci spiega Umberto Galimberti nel volume intitolato: Psiche e Techne, non redime e non svela la verità, non promuove un senso; essa funziona ed è inoltre da considerarsi come essenza dell’uomo. Per comprendere quest’ ultima affermazione è necessario approfondire il nostro intento iniziale: indagare le cause e i modi della nascita della tecnica. Sostiene Galimberti che la tecnica è nata non come espressione dello spirito umano ma, anzi, come rimedio all’insufficienza biologica dell’uomo, alla carenza della sua dotazione istintuale. L’uomo differisce dall’animale in molti aspetti fondamentali: ad orientarlo nel mondo non ha istinti perfettamente funzionali come quelli animali ma solo imprecise pulsioni; è costretto a costruirsi un mondo poiché il solo adattamento ad esso non gli permetterebbe la sopravvivenza; l’uomo inoltre è in grado di trascendere l’immediata conoscenza corporea che

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