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Soft Economy. Verso un'economia dolce.

La Globalizzazione dei mercati ha cambiato radicalmente il volto dell’economia mondiale ponendo nuovi ostacoli alla rimonta della già precaria economia italiana. La crescente concorrenza "asimmetrica" della Cina nelle produzioni manifatturiere in cui l’Italia si è specializzata, pongono degli interrogativi sul futuro dello sviluppo del nostro Paese ed obbligano tutti - Imprese, Distretti, Istituzioni e Governo – ad un ripensamento delle strategie aziendali e di sistema, nonché delle politiche economiche. Il Pil italiano è, infatti, il più basso tra i grandi Paesi europei, l’investimento in conoscenza è minimo, la disoccupazione e la corruzione aumentano.
La tesi di questo lavoro è che la tendenza al declino si possa invertire spostando l’attenzione dalla hard economy della mera produzione e dei consumi alla soft economy della qualità, dei servizi e dell’innovazione. Si tratta di un nuovo modo di fare impresa, capace di stimolare innovazione, imprenditorialità, cultura; un’economia leggera e immateriale che si oppone all’hard economy dei flussi che sradicano la comunità originaria, i saperi e i prodotti locali. E’ un’economia radicata nel territorio ma capace di operare in un mercato mondiale, facendo del Made in Italy una carta vincente.
Prendendo spunto dall’esperienza concreta di aziende che autonomamente hanno intrapreso con successo questo cammino, si analizzano i principi e i vantaggi competitivi dell’economia dolce: il valore della memoria coniugato con l’innovazione, l’importanza della dimensione estetica, la vocazione alla qualità, il rispetto per l’ambiente. I casi aziendali, una piccola parte di quelli che si sarebbero potuti elencare, mostrano come il modello di soft economy non sia un fattore marginale ma che anzi, se replicato, possa diventare un antidoto in grado di riequilibrare l’economia del Paese.

Quella che emerge è l'immagine di un’Italia che sa essere vivace e vitale, e che partendo dal proprio patrimonio di identità locali, di orgogli imprenditoriali e di qualità territoriali, è capace di misurasi con le innovazioni culturali, tecniche, amministrative e produttive necessarie per affermarsi nello scenario europeo e globale. Il nostro futuro dipenderà sempre di più dalla nostra capacità di innovare, sia nel prodotto sia nelle strategie commerciali, diffondendo nel mondo quella straordinaria immagine che ci deriva dalla storia artistica e culturale italiana e dalla nostra secolare tradizione industriale.

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________________________________________________________________ 3 INTRODUZIONE La Globalizzazione dei mercati ha cambiato radicalmente il volto dell’economia mondiale ponendo nuovi ostacoli alla rimonta della già precaria economia italiana. La crescente concorrenza "asimmetrica" della Cina nelle produzioni manifatturiere in cui l’Italia è specializzata, pongono degli interrogativi sul futuro dello sviluppo del nostro Paese ed obbligano tutti, Imprese, Distretti, Istituzioni e Governo, ad un ripensamento delle strategie aziendali e di sistema, nonché delle politiche economiche. Il Pil italiano è, infatti, il più basso tra i grandi Paesi europei, l’investimento in conoscenza è minimo, la disoccupazione e la corruzione aumentano. La tesi di questo lavoro è che la tendenza al declino si possa invertire grazie alla soft economy, un nuovo modo di produrre sviluppo economico coniugando tradizione e innovazione, globale e locale, bellezza e utilità, ecologia e profitto, competitività ed eccellenza. Un’economia alternativa alla hard economy del guadagno immediato e a tutti i costi, dei minori diritti e delle minori garanzie sociali, dello sfruttamento, della mediocrità e della noncuranza per l’ambiente. Si tratta di un’economia leggera e immateriale, radicata nel territorio ma capace di operare in un mercato mondiale, facendo del Made in Italy una carta vincente. I problemi italiani non possono essere compresi ed adeguatamente affrontati, se non in una visione mondiale, ecco perché il presente lavoro cercherà di esaminare, nel Capitolo 1, i cambiamenti economici avvenuti negli ultimi decenni. L’internazionalizzazione dei mercati ha comportato una turbolenza tale da rendere difficile la programmazione del futuro, in particolare sul medio e lungo termine. Ogni contesto

Laurea liv.I

Facoltà: Scienze della Comunicazione

Autore: Valentina Di Biasi Contatta »

Composta da 77 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.