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L'ingresso della Turchia nell'Unione europea: il dibattito in Italia in Francia

Informazioni tesi

  Autore: Fabrizio Renna
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2004-05
  Università: Università degli Studi Roma Tre
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Politiche
  Relatore: Lucio Caracciolo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 241

I rapporti tra Unione europea e Turchia affondano le radici negli anni cinquanta del secolo scorso, e per questo ho ritenuto utile tracciarne una breve, ma completa storia.

La prima richiesta turca di adesione alla Cee si trasformò in un accordo quasi esclusivamente commerciale(Accordo di Ankara), in cui però, si ventilava l’ipotesi di un’adesione completa di Ankara all’Ue.
I rapporti tra l’Unione e la Torchia si interruppero poi negli anni settanta a causa di due colpi di stato militari, e della spinosa questione di Cipro, che, uniti all’adesione delle Grecia, portarono a un congelamento delle relazioni con la Cee.. Proprio la Grecia fu l’ostacolo principale che provocò il respingimento della prima domanda di adesione di Ankara(1987).
Tuttavia, negli anni, la distensione dei rapporti con la Grecia, i buoni uffici degli Stati Uniti a Bruxelles, e il lento ma tangibile sviluppo democratico della Turchia, portarono prima all’istituzione di un’Unione doganale(1995), e poi all’accoglimento(1999) da parte dell’Ue della domanda di adesione, riconoscendo ufficialmente alla Turchia lo status di paese candidato. Da qui poi l’accelerazione degli ultimi due anni, con l’apertura dei negoziati di adesione, il 3 ottobre del 2005.
Per analizzare i termini del dibattito in corso in Europa, ho scelto di analizzare due paesi i cui governi hanno appoggiato le richieste del premier turco Erdogan: in modo convinto e deciso l’Italia, in maniera più ambigua la Francia.

In Italia i termini del confronto hanno toccato soprattutto le tematiche al centro dell’attualità politica, come il riconoscimento di Cipro e del genocidio degli armeni (riconosciuto da una legge del Parlamento italiano), il rispetto dei diritti individuali e delle minoranze in Turchia, e la bontà o meno della democrazia turca, sfiorando raramente argomenti come le fondamenta ed il futuro dell’Unione, nella sua possibile trasformazione da potenza regionale a globale.
Ad “addormentare” il dibattito italiano ha concorso la quasi unanimità dei partiti politici –eccezion fatta per la Lega Nord e alcuni gruppi extra parlamentari, di maggioranza come di opposizione— nel sostenere le richieste turche, la mancanza di un vero dibattito parlamentare, ed il non coinvolgimento dell’opinione pubblica, che, come nel resto d’Europa, è contraria all’adesione della Turchia (52% contrari, 33% favorevoli).

Relativamente al caso italiano, si è ritenuto opportuno analizzare la posizione della Chiesa, che da sempre influenza il dibattito politico italiano. Il Vaticano, con Giovanni Paolo II prima e Benedetto XVI poi, non ha espresso una posizione ufficiale sull’ingresso della Turchia nell’Unione, anche se papa Ratzinger, da cardinale, si era espresso contro l’idea di una Turchia europea, contribuendo così a raffreddare i rapporti della Santa sede con Ankara dopo la sua elezione al soglio pontificio. Analizzando le pubblicazioni più recenti degli ultimi due papi, e i contributi di saggisti e scrittori riconducibili al mondo cattolico, si è cercato quindi di delineare il contributo del cristianesimo alla definizione di un’identità europea, al di là del caso turco.

In Francia, la questione turca, in tutti i suoi risvolti, ha dominato il dibattito pubblico per mesi. Rispetto all’Italia, oltralpe i partiti più importanti si sono spaccati sulle richieste di Ankara, dando vita ad un confronto molto più vivace e approfondito in cui si sono analizzati sì gli aspetti più evidenti e attuali del caso turco, dalla questione di Cipro al genocidio degli armeni (in Francia sono circa 300mila i cittadini di origine armena), ma anche le questioni di fondo che riguardano l’Europa, dalla delimitazione dei confini dell’Unione alla definizione della sua identità, dalle questioni riguardanti gli equilibri istituzionali dell’Ue, alle paure di un’“invasione” di lavoratori stranieri.

A causa dell’evidente ostilità dei cittadini francesi rispetto all’idea di una Turchia integrata nell’Ue (67%contrari - 30%favorevoli), e non volendo correre il rischio che questa ostilità si riversasse sul ‘no’ alla Costituzione, Chirac ed il parlamento si sono impegnati a modificare la costituzione, istituendo un referendum popolare obbligatorio su tutti i nuovi allargamenti dell’Unione successivi a quelli del 2007 di Romania e Bulgaria.
Un provvedimento dal sapore chiaramente antiturco, che non ha mancato di suscitare reazioni negative ad Ankara, e che pone una seria ipoteca sulle reali possibilità della Turchia di entrare nell’Unione europea.

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