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Nuovi media e partecipazione democratica al processo di costruzione dell'informazione. L'evoluzione della cittadinanza attiva nell'epoca dei media digitali

Informazioni tesi

  Autore: Lorenzo Misuraca
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi di Siena
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze della Comunicazione
  Relatore: Giovanni Gozzini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 165

Le potenzialità aperte dai nuovi media rispetto alla costituzione della sfera pubblica e la conseguente possibilità di una partecipazione attiva dell'utente al processo di costruzione dell'informazione rappresentano i punti centrali della tesi. L'ipotesi è che i media digitali permettano un incremento di partecipazione del cittadino alla cosa pubblica - e quindi un aumento di democrazia sostanziale - rendendo tecnicamente possibile una forte riduzione dell'asimmetria tra produttore e destinatario dell'informazione.

Nel primo capitolo della tesi si cerca di dare fondamento al presupposto che l?informazione sia necessaria per una maggiore partecipazione del cittadino e che la qualità della democrazia sia proporzionale all'allargamento della sfera pubblica. La crisi di legittimità del sistema di rappresentanza avvenuta negli ultimi decenni ha riaperto la discussione in merito alla possibilità di applicare forme di democrazie alternative o complementari come quella diretta.
Nella maggioranza dei paesi occidentali, il sistema di rappresentanza basato sulla democrazia liberale vive un processo di crisi di legittimità, che si esprime nell'astensione elettorale, nell'apatia e nella non partecipazione politico-sociale, oltre che nei bassi indici di adesione ai partiti. Le cause principali risiedono nel processo di burocratizzazione e nel carattere autoritario delle amministrazioni e dei parlamenti, nella mancanza di controllo degli elettori e del partito sugli eletti, nei sistemi elettorali che distorcono la rappresentanza, non corrispondendo alla volontà popolare. Alcuni mediologi parlano addirittura di passaggio da una democrazia ad una "post-democrazia", i cui alla crisi degli stati e delle organizzazioni sovrastatali a vantaggio delle multinazionali si affianca un processo di svuotamento democratico avviato dal sistema socio-economico basato sul consumo. In quest'ottica di crisi s'inseriscono due alternative di organizzazione sociale: la democrazia diretta e la democrazia partecipativa. Entrambe , per funzionare, presuppongono un allargamento della sfera pubblica rispetto alla democrazia liberale. L?evoluzione della sfera pubblica deve però tener conto dei cambiamenti occorsi al controverso concetto di opinione pubblica dalla sua nascita nel Settecento (secondo Habermas) fino alla trasformazione in "opinione di massa" con l'avvento dei mass media. In questo mutamento s'inserisce la crescente importanza dei mezzi di comunicazione nei rapporti sociali. Negli ultimi tre decenni sfera pubblica e sfera mediale finiscono col sovrapporsi quasi completamente. Il controllo, l?organizzazione e il coinvolgimento nei nuovi media e nella produzione d?informazione è diventato una componente essenziale per una cittadinanza attiva in una democrazia che necessita sempre più di partecipazione.

Il secondo capitolo affronta il passaggio dai media tradizionali ai nuovi media. Vengono confrontate le caratteristiche, gli usi e il rapporto con la società di nuovi media e mezzi di comunicazione tradizionali. All?inizio degli anni Novanta le trasformazioni del sistema dei media avvenute nei decenni precedenti portano in Italia ad una crisi dell?informazione nei media mainstream. Le innovazioni e i riposizionamenti dovuti all?ingresso della televisione come attore principale nella sfera mediale mostrano infine agli occhi del pubblico tutti i loro limiti: la credibilità dei media crolla drasticamente e con essa i finanziamenti della pubblicità. Tra le cause di questo mutamento vi sono certamente i terremoti politico-sociali che l?Italia attraversa in quegli anni: a livello internazionale la caduta del muro di Berlino nel 1989 e a livello nazionale l?esplosione all?inizio del decennio successivo dell?inchiesta su politica e corruzione denominata ?mani pulite?. Non vanno sottovalutati, in questa perdita di credibilità, i vizi del giornalismo moderno dovuto alla velocizzazione del processo informativo e alla popolarizzazione del prodotto informativo: superficialità, sensazionalismo, incapacità di seguire la notizia nella sua normale evoluzione, stereotipizzazione dei fatti e, nel caso italiano, scarsa autonomia dai potentati economici nazionali (che spesso rappresentano gli stessi editori dei giornali). In questo quadro di crisi dell?informazione arrivano le nuove tecnologie digitali, che permettono un percorso bidirezionale alla comunicazione tramite medium, grazie alla trasformazione in bit di qualsiasi messaggio scritto, audio o video.

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4 - INTRODUZIONE Questa tesi parte da due constatazioni. In primo luogo, la crisi di funzionalità che attraversa la democrazia rappresentativa nei paesi occidentali. In secondo luogo, la crescente e ormai quasi totale sovrapposizione tra sfera pubblica e sfera mediale in Italia e negli altri stati ad alto sviluppo economico. Il rapporto tra nuovi media e informazione come causa e soluzione di queste due condizioni contemporanee rappresenta l’oggetto principale dell’analisi svolta nella tesi. Nella maggioranza dei paesi occidentali, il sistema di rappresentanza basato sulla democrazia liberale vive un processo di crisi di legittimità, che si esprime nell'astensione elettorale, nell'apatia e nella non partecipazione politico-sociale, oltre che nei bassi indici di adesione ai partiti. La crisi, avvenuta negli ultimi decenni, ha riaperto la discussione in merito alla possibilità di applicare forme di democrazie alternative o complementari come quella Partecipativa. Qualsiasi evoluzione del sistema democratico che porti ad una maggiore partecipazione del cittadino necessita di informazione di qualità e quantità adeguate. Sulle necessità di una democrazia matura in questo campo bisogna interrogarsi. In linea di principio l’affermazione che l’informazione si possa dire di sana e robusta costituzione solo in una società democratica, in cui la libertà di parola sia compiuta e libera da censura, appare un concetto pacificamente condiviso da chiunque. Inoltre, i limiti imposti alla libertà dell’informazione dalla democrazia nel nome dei più svariati interessi superiori (patria, ordine pubblico, ecc) sono evidenti anche ad occhi poco allenati. Se però per rapporto tra informazione e democrazia intendiamo il diritto o meno dell’utente a partecipare in maniera attiva al processo di costruzione della notizia – questa una delle ipotesi principali della tesi – gli elementi di discussione aumentano e molti meno assunti possono essere dati per scontati. Posto che il diritto fondamentale del cittadino in un sistema democratico sia la partecipazione alla sfera pubblica, in una società in cui la sfera mediale sembra ormai coincidere con lo spazio di confronto sociale, in linea di principio, la cittadinanza attiva ha diritto ad una partecipazione attiva e continuata al processo di costruzione dell’informazione. In pratica, i dubbi relativi a questa affermazione sono molti: l’informazione è materia che si presta ad una trattazione condivisa e orizzontale? Ha ragione chi ritiene che senza una

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