Questo sito utilizza cookie di terze parti per inviarti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più clicca QUI 
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie. OK

Tra teatro e cinema: lo spettacolo della guerra

Il racconto della seconda guerra mondiale attraverso i protagonisti del teatro leggero e della commedia all'italiana, con l'analisi di opere importanti e i profili di registi, attori e sceneggiatori di quell'esperienza.

Mostra/Nascondi contenuto.
4 PREMESSA Per circa vent’anni i critici dello spettacolo, gli addetti ai lavori e la maggior parte degli studiosi della storia teatrale e cinematografica, hanno sostenuto la tesi secondo cui la commedia – questo genere antichissimo in voga sin dai tempi di Aristofane e Menandro nel raccontare la società e le sue grandi contraddizioni 1 – non fosse in grado di rappresentare gli eventi drammatici con la stessa intensità e la stessa verosimiglianza del genere tragico. La cosiddetta “commedia all’italiana” viene tardivamente e in maniera assai parziale, rivalutata, ma solo negli in anni recenti, dagli stessi che per molto tempo l’avevano relegata a genere inferiore. Questo lavoro nasce dal desiderio di rendere giustizia verso un genere che, dal secondo dopoguerra sino alla fine degli anni Settanta, ha espresso molto più di quanto si possa ricordare nei libri di storia o leggendo i numerosi manuali di sociologia. 1 Aristofane (450 a.C. – 388 a.C) è stato il più grande poeta comico di Atene, uno dei principali drammaturghi della Commedia Antica (l'Archaia), nonché l'unico di cui ci siano pervenute opere complete (undici). Il suo primo successo nelle competizioni drammatiche è del 427 a.C., quando scrive I Banchettanti, che mette in ridicolo il nuovo sistema educativo di Atene. Operò principalmente durante il periodo della Guerra del Peloponneso, che si conclude con la sconfitta di Atene ad opera di Sparta. Il periodo successivo lo vede rinunciare parzialmente alla sua accesa passione politica, dedicandosi a commedie sociali e di costume. Nelle Nuvole, si fa beffe degli ammiratori incondizionati di Socrate, in Vespe, dimostra come la giustizia spesso non è che un commercio e una manipolazione (le "vespe" sono infatti i giudici popolari). Nella Pace, il protagonista Trigeo vola fino in cielo, abbandonato perfino dagli Dei, disgustati, e libera Pace dalle grinfie di Polemos, la guerra, con l' aiuto di tutti i Greci e con gran disperazione dei fabbricanti di armi e degli altri mestatori. Gli uccelli, opera del 414 a.C., tratta dell’evasione dai litigi tra fazioni in cui era piombata la città, da parte di due ateniesi che vanno a vivere tra gli uccelli. L'ultimo Aristofane mette in scena Le Donne all'Assemblea, in cui, con una sorta di colpo di stato, le donne prendono il potere esautorando i deboli mariti. Infine, nel 388 a.C., l'ultima commedia pervenutaci, il Pluto, narra il recupero della vista da parte del Dio cieco della ricchezza che, da allora in poi, avrebbe premiato solo quanti se lo meritassero. Menandro (342 a.C. – 292 a.C.), fu allievo di Aristotele, scrisse ad Atene settant'anni dopo la morte di Aristofane: la società greca aveva a quel tempo subito cambiamenti di portata storica enorme. La polis e la sua centralità egemonica erano divenuti un mero ricordo del passato, e per il commediografo Ateniese è difficile riprendere i temi di una commedia farsesca e satirica in termini politici. Durante l'Ellenismo, l'intellettuale perde il vecchio ruolo predominante nella società e la partecipazione attiva nella comunità, limitandosi al puro intrattenimento. La produzione Menandrea, quindi, mal si adatta all'interesse politico, bensì intende attuare un'indagine sull'uomo, attraverso uno squarcio nel quotidiano da cui si possono ricavare i tratti autentici dell'individuo comune. La comicità di Menandro è molto sottile: non genera momenti di pura ilarità, ma sorrisi, tramite un senso del comico che coinvolge lo spettatore. Il senso del comico mette in risalto i caratteri veri dell'individuo e non è usato necessariamente per prendere in giro il personaggio in questione. Un esempio ci è dato dallo Scudo, in cui viene fatto risaltare – soprattutto all'inizio – l'avarizia del vecchio Smicrine. Costui, di fronte alla notizia – che si rivelerà fasulla – della morte del nipote Cleostrato, accenna molto più interesse al bottino accumulato e portato in patria dal fedele servo Damo.

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Salvatore Molignano Contatta »

Composta da 259 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 4790 click dal 12/12/2006.

 

Consultata integralmente 3 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.