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La Politica estera e di sicurezza comune dell'Unione europea

L’idea che l’unione si esprima con un'unica voce in merito alle questioni mondiali è vecchia quanto lo stesso processo d’integrazione europea.
Ma l’unione ha realizzato meno progressi nel forgiare una politica estera e di sicurezza comune che non nel creare un mercato ed una moneta unica, questo a causa della forte resistenza da parte dei singoli governi nazionali a rinunciare a parte della propria sovranità, in un ambito così delicato come quello degli affari esteri e della difesa, a favore di un progetto di stabilità internazionale.
Storicamente numerosi sono stati i tentativi di dar vita ad una politica ed ad una difesa comune a livello europeo ma sempre vani si sono rivelati tali tentativi.
Solo con il crollo del muro di Berlino a sancire la fine della guerra fredda, con le crisi nei Balcani e il crescere della minaccia terroristica a minacciare apertamente la stessa Europa, i membri dell’Unione si sono impegnati a raddoppiare i propri sforzi per il raggiungimento di un concreto programma di politica estera di sicurezza e difesa comune.
Ufficialmente la Politica Estera di Sicurezza Comune ha origine con il trattato di Maastricht, entrato in vigore il 1°Novembre 1993, tale trattato non sancisce un traguardo per ciò che concerne la PESC bensì un punto di partenza, una dichiarazione congiunta dei paesi membri dell’Unione sull’impegno serio ad accantonare parte della propria sovranità in materia di esteri e difesa in favore della sicurezza e dello sviluppo dell’Unione.
Come unione di 25 Stati con una popolazione di oltre 450 milioni di persone che produce un quarto del prodotto nazionale lordo del mondo e con un'ampia gamma di strumenti a sua disposizione, l’Unione europea è, inevitabilmente, un attore globale e come tale la sua figura internazionale non può mantenersi a livello di mera potenza economica ma deve necessariamente essere supportata da una politica estera comune tale da imporsi da protagonista nel complesso teatro internazionale.
Ciò, naturalmente, non può prescindere dalla necessità di una capacità difensiva adeguata a sostenere le pressioni e le minacce a cui tale ruolo la espone, da cui l’impegno anche nel settore della sicurezza e della difesa comune che, sfruttando le esperienze e le risorse dei singoli stati membri, possa permettere l’imporsi di un organo sovranazionale in grado di assicurare la difesa dei confini comuni.
Scopo di questa tesi è descrivere il processo storico d’integrazione europeo nei settori della politica estera, della sicurezza e della difesa per poter poi analizzare la situazione attuale, l’organizzazione della PESC e la sua posizione sullo scenario internazionale.

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2 Introduzione L’idea che l’unione si esprima con un'unica voce in merito alle questioni mondiali è vecchia quanto lo stesso processo d’integrazione europea. Ma l’unione ha realizzato meno progressi nel forgiare una politica estera e di sicurezza comune che non nel creare un mercato ed una moneta unica, questo a causa della forte resistenza da parte dei singoli governi nazionali a rinunciare a parte della propria sovranità, in un ambito così delicato come quello degli affari esteri e della difesa, a favore di un progetto di stabilità internazionale. Storicamente numerosi sono stati i tentativi di dar vita ad una politica ed ad una difesa comune a livello europeo ma sempre vani si sono rivelati tali tentativi. Solo con il crollo del muro di Berlino a sancire la fine della guerra fredda, con le crisi nei Balcani e il crescere della minaccia terroristica a minacciare apertamente la stessa Europa, i membri dell’Unione si sono impegnati a raddoppiare i propri sforzi per il raggiungimento di un concreto programma di politica estera di sicurezza e difesa comune. Ufficialmente la Politica Estera di Sicurezza Comune ha origine con il trattato di Maastricht, entrato in vigore il 1°Novembre 1993, tale trattato non sancisce un traguardo per ciò che concerne la PESC bensì un punto di partenza, una dichiarazione congiunta dei paesi membri dell’Unione sull’impegno serio ad accantonare parte della propria sovranità in materia di esteri e difesa in favore della sicurezza e dello sviluppo dell’Unione. Come unione di 25 Stati con una popolazione di oltre 450 milioni di persone che produce un quarto del prodotto nazionale lordo del mondo e con un'ampia gamma di strumenti a sua disposizione, l’Unione europea è, inevitabilmente, un attore globale e come tale la sua figura internazionale non può mantenersi a livello di mera potenza economica ma deve necessariamente essere supportata da una politica estera comune tale da imporsi da protagonista nel complesso teatro internazionale. Ciò, naturalmente, non può prescindere dalla necessità di una capacità difensiva adeguata a sostenere le pressioni e le minacce a cui tale ruolo la espone, da cui l’impegno anche nel settore della sicurezza e della difesa comune che, sfruttando le esperienze e le risorse dei singoli stati membri, possa permettere l’imporsi di un organo sovranazionale in grado di assicurare la difesa dei confini comuni. Scopo di questa tesi è descrivere il processo storico d’integrazione europeo nei settori della politica estera, della sicurezza e della difesa per poter poi analizzare la situazione attuale, l’organizzazione della PESC e la sua posizione sullo scenario internazionale.

Laurea liv.I

Facoltà: SCIENZE MARITTIME E NAVALI

Autore: Francesco Disca Contatta »

Composta da 38 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 3719 click dal 12/12/2006.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.