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La grande impresa. Istituzioni statali ed etica: storia di un rapporto.

Informazioni tesi

  Autore: Aleks Knapic
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi di Trieste
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze politiche e delle relazioni internazionali
  Relatore: Daniele Andreozzi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 85

3.2 Situazione attuale (World Investment Report 2006)

L’IDE in entrata sono aumentati nel 2005 del 29% rispetto all’aumento del 27% del 2004. Questo aumento è stato registrato in 126 su 200 nazioni coperte dall’UNCTAD Similmente al trend di fine anni ’90 gli studi mostrano che è presente un alto flusso di fusioni e acquisizioni di imprese, specialmente nei paesi in via di sviluppo. Il maggiore destinatario di investimenti diretti all’estero è la Gran Bretagna seguita da Stati Uniti, Cina, Hong Kong, Singapore, Messico e Brasile coerentemente con i trend degli anni precedenti. Regionalmente, L’Unione Europea è il più grande recipiente di nuovi investimenti, attirandone su di sé quasi la meta dei totali. (ONU 2006, pag. 17)
Per quel che riguarda i flussi in uscita i paesi sviluppati rimangono leader indiscussi con ’Olanda che fa da battistrada, seguita da Francia e Gran Bretagna, ma con i paesi in via di sviluppo (PVS) che si stanno man mano ritagliando uno spazio sempre maggiore, passando dalla quasi inesistenza di IDE della metà degl’anni ’80 a ricoprire ad oggi il 17% di tutti gli IDE mondiali. (ONU 2006, pag. 17)
Il fenomeno che ha maggiormente influito sull’IDE del 2005 sono le M&As transfrontaliere, specialmente quelle riguardanti imprese dei paesi sviluppati segnato un aumento del 88% rispetto al 2004. Un nuovo fenomeno alla ribalta, al riguardo, sono i fondi di investimento. La maggior parte dei IDE sono indirizzati verso il settore dei servizi, specialmente la finanza e le telecomunicazioni, ma il settore che ha visto il maggiore aumento è quello delle risorse naturali, specialmente nel settore del petrolio con la manifattura in calo del 4%. (ONU 2006, pag. 17)
Le multinazionali, in maggior parte in mano ai privati, eseguono ovviamente la maggior parte degli investimenti diretti all’estero. Si riscontra, però, dice il rapporto, che in alcuni Stati (molti anche dei PVS) e in alcuni settori (specialmente quelli inerenti alle risorse naturali) un numero crescente di imprese pubbliche si sta espandendo all’estero. Secondo le stime dell’UNCTAD l’universo delle multinazionali conta qualcosa come 77.000 imprese e quasi 800.000 affiliate estere. Ad ora, le imprese che dominano la scena delle multinazionali sono, come negli ultimi decenni, quelle della cosiddetta Triade – UE, Giappone e Stati Uniti – detenendo 85 delle 100 Top multinazionali del 2004 (l’UE ne detiene 53). Fra le multinazionali non-finanziarie spiccano General Electric, Ford e Vodafone, che assieme raccolgono il 19% degli introiti di queste 100 compagnie. L’industria automobilistica domina la lista, seguita dal settore farmaceutico e quello delle telecomunicazioni. (ONU 2006, pag. 18)

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I. L’epoca economica moderna 1.1 Lo sviluppo economico moderno nel lungo periodo 1.1.1 Strumenti analitici (Indicatori della crescita economica) - 4 - A partire dall’inizio del XIX secolo (ma in Inghilterra anche prima) l’economia dei paesi occidentali è stata caratterizzata da un aumento ininterrotto della quantità e della varietà dei beni prodotti e da un continuo miglioramento delle tecniche e dell’organizzazione della produzione. Questi aumenti di produttività 1 sono stati realizzati nell’industria, ma anche nell’agricoltura e nei servizi. Ricorrendo al concetto di crescita si fa riferimento appunto a tutti questi settori. Il ritmo della crescita viene misurato sulla base delle variazioni annue del prodotto interno lordo (PIL), una grandezza statistica costruita sommando il flusso complessivo di beni e servizi prodotti in un anno dall’economia nazionale (ai prezzi di mercato), escludendo le materie prime, i prodotti intermedi e qualsiasi altro mezzo o servizio acquistato e immesso nel processo produttivo, poiché i prezzi di quest’ultimi sono già implicitamente compresi in quello dei beni finali. Si può dire quindi che il Pil misura il “valore aggiunto” prodotto dal sistema economico

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