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La gestione della crisi internazionale. Il caso della Farnesina

Questa tesi di laurea sperimentale ha come oggetto di studio la gestione della crisi internazionale, dal punto di vista organizzativo e comunicativo; il percorso di analisi proposto si basa, infatti, su due pilastri delle scienze sociali: la sociologia dell’organizzazione e le scienze della comunicazione. La prima ci fornisce una solida base teorica per procedere nell’analisi e nella rilevazione delle soluzioni organizzative adottate per gestire una crisi, le seconde ci danno gli strumenti per studiare il ruolo che le informazioni e la comunicazione sono arrivate a ricoprire in un sistema globale supportato, a tutti i livelli, dalle reti di collegamento.
Il campo di indagine è quello dell’Unità di Crisi del Ministero degli Affari Esteri dello Stato italiano, la quale è una organizzazione istituzionale, vale a dire, secondo il nostro approccio, un bene comune, il cui compito è quello di gestire le emergenze che coinvolgono i cittadini italiani all’estero. Il contesto internazionale in cui questa struttura opera è un ambiente estremamente complesso e imprevedibile, in cui i margini di incertezza dei soggetti si espandono a dismisura, generando situazioni critiche spesso difficilmente controllabili.
L’obiettivo dello studio è quello di capire come è organizzata e come comunica, all’interno e all’esterno, una struttura deputata a gestire una crisi internazionale; in altri termini la ricerca mira ad individuare le caratteristiche organizzative di questo tipo di struttura, e le modalità e gli strumenti di comunicazione che gli consentono di attivare tutte le misure e le risorse necessarie a rispondere e a risolvere una emergenza in un altro Paese.
La ricerca sperimentale si è avvalsa dei dati raccolti tramite una visita guidata degli uffici e delle strutture dell’Unità di Crisi, alcune interviste pilota a dirigenti e funzionari che vi lavorano, la visione del materiale cartaceo inerente l’organizzazione e le comunicazione interna, e due interviste semistrutturate fatte al Capo dell’Unità di Crisi e al Funzionario.
In sintesi l’analisi dei dati e del materiale raccolto ha evidenziato alcuni tratti organizzativi molto precisi, tra cui la presenza di una chiarissima catena di comando e di un forte spirito di squadra; la struttura risulta flessibile nelle competenze, con una burocratizzazione praticamente assente, dato anche il numero ristretto dei membri. Il lavoro si basa su alcuni criteri fondamentali quali la pianificazione preventiva e la modulazione dei piani di emergenza. L’Unità di Crisi funziona come un grande cervello che riceve innumerevoli input dal contesto, i quali vengono elaborati e gestiti producendo degli output sottoforma di, ad esempio, decisioni operative, aggiornamento dei data base, produzione di opzioni di soccorso o evacuazione.
In ultima analisi l’elemento essenziale per una gestione efficace delle crisi internazionali è risultato essere l’integrazione sinergica tra le soluzioni organizzative e le modalità comunicative nell’acquisizione, la trasmissione e l’elaborazione delle informazioni necessarie al potere decisionale per far funzionare al meglio l’intero sistema.

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5 Introduzione Quando nel 1963 Michael Crozier scriveva: “L’uomo non dispone solo di una mano e di un cuore, ha anche una mente, un progetto, una forma di libertà”, restituiva alle scienze umane la capacità di considerare gli uomini nella loro meravigliosa intima complessità. Lo sguardo qui proposto infatti è affetto da una piccola malattia vitale che mi è cresciuta dentro nel tempo: la passione per l’uomo. La passione per i modi e gli strumenti dell’animale sociale, dell’animale politico, dell’animale storico. Durante gli studi delle Scienze della Comunicazione quella passione si è fatta vocazione, arricchendosi delle altre dimensioni che fanno dell’uomo quel progetto e quella libertà di cui dice Crozier. L’approdo di questo cammino mi ha portato ad attraversare la dimensione in cui l’individuo si esalta e raggiunge un nuovo livello di interazione con il suo prossimo, la dimensione in cui si organizza, diventa egli stesso organizzazione. Entrando in quest’ottica l’individuo apprende un altro modo di pensare e agire, un nuovo modo che non sostituisce quello della singolarità del soggetto, o della persona semplicemente relazionale, ma che si affianca ad esso, andando ad aumentare le sue facoltà e potenzialità, producendo un progressivo arricchimento delle connotazioni che lo identificano. Organizzandosi l’individuo elabora nuovi strumenti di comunicazione, fondendo sinergicamente il linguaggio

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze della Comunicazione

Autore: Antonio Fiamingo Contatta »

Composta da 234 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 1680 click dal 19/12/2006.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.