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L'integrazione degli stranieri a Torino : interventi della Pubblica Amministrazione e del Privato Sociale

Informazioni tesi

  Autore: Francesca Nobile
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Sviluppo e Cooperazione
  Relatore: Franca Balsamo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 116

Il tema di questo elaborato è stato scelto con l’obiettivo di dare una rappresentazione di come la città di Torino ha risposto, e sta rispondendo tuttora, ai bisogni, primari e non, degli stranieri che arrivano sul territorio e che costituiscono ormai una realtà consolidata del panorama sociale cittadino.
La relazione si apre con la presentazione delle tappe che il nostro Paese, e Torino in particolare, hanno vissuto nella storia delle migrazioni e dell’integrazione; a partire dall’arrivo di migliaia di lavoratori provenienti dal meridione d’Italia siamo giunti fino alla situazione attuale, che vede radicata la presenza degli stranieri sul territorio, ma che sta riproponendo le difficoltà dell’accettazione e dell’inclusione di soggetti diversi.
Successivamente si è reso utile riportare alcuni dati statistici sulla popolazione straniera presente sul territorio della città di Torino; non si vuole approfondire in modo tecnico questo aspetto,ma si tenta di dare al lettore una chiave di lettura per comprendere il tipo di intervento che le realtà prese in considerazione mettono in atto.
Sono essenzialmente due gli indicatori di cui si tiene conto: la composizione per età e per sesso della popolazione straniera.
Si vedrà infatti che soprattutto due degli enti che si è deciso di presentare hanno operato una “specializzazione” nell’organizzare attività e nel rispondere a precisi bisogni espressi. La presenza di stranieri in città è sempre più articolata, complessa, numerosa ed eterogenea e quindi si sta rendendo indispensabile la capillarizzazione dei servizi ad hoc offerti a coloro che, con un bagaglio di esperienze, conoscenze e difficoltà, hanno desiderio di inserirsi a pieno titolo nella vita sociale della città.
Nonostante questo si può osservare come, ultimamente, le realtà coinvolte quotidianamente nel lavoro di “integrazione”, siano esse del privato sociale o della Pubblica Amministrazione, pensino che sia venuto il momento di passare ad una fase più “universalistica” dei servizi, che dovranno essere sempre più dedicati all’intera cittadinanza e non solo agli stranieri; questa evoluzione è necessaria per adeguarsi a quella che l’Assessore Comunale alle Politiche per l’Integrazione, Ilda Curti, ha definito «fase matura dell’immigrazione», concetto che verrà ripreso nel capitolo dedicato alla situazione torinese.
Dal punto di vista metodologico si è scelto di dare spazio non solo alle descrizioni delle realtà prese in considerazione, ma anche alle persone che ne fanno parte.
Si è scelto quindi lo strumento dell’intervista semi-strutturata a quattro realtà (due del mondo dell’associazionismo e due della Pubblica Amministrazione) in cui si è cercato di dare spazio all’esperienza personale dell’intervistato, cogliendone punti di vista, difficoltà, esperienze pregresse e motivazioni, oltre che ad aver cercato di dare risposta ad una serie di domande più “tecniche”, relative al servizio che la persona rappresentava.
La scelta di mettere a confronto due servizi della Pubblica Amministrazione con due appartenenti al mondo dell’associazionismo deriva ancora una volta dall’esperienza pregressa di chi scrive, in quanto, per motivi di interesse personale e di attività svolte nel tempo libero, è venuta a contatto con entrambi i contesti e ne ha colto l’estrema diversità di approccio, di finalità e di progettualità, che ovviamente, conduce a risultati differenti e non sempre paragonabili.
Come si può comprendere dunque, questo elaborato si presenta come una un’analisi di caso di quattro soggetti diversi tra di loro per tipologia di interventi attuati in favore dell’integrazione degli stranieri; abbiamo preso in considerazione ciò che si sta facendo attualmente per poter riuscire a formulare delle proposte a coloro che si occupano quotidianamente di creare cittadini e non numeri.

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3 INTRODUZIONE Il tema di questo elaborato è stato scelto con l’obiettivo di dare una rappresentazione di come la città di Torino ha risposto, e sta rispondendo tuttora, ai bisogni, primari e non, degli stranieri che arrivano sul territorio e che costituiscono ormai una realtà consolidata del panorama sociale cittadino. Non è nostra intenzione offrire una mappatura completa ed esaustiva di tutte le realtà coinvolte nell’integrazione degli stranieri a Torino, bensì si è scelto di analizzare alcune realtà appartenenti alla Pubblica Amministrazione e altre che fanno parte del tessuto del cosiddetto “Privato Sociale” che contribuiscono, in maniera diversa, a quel processo di inserimento nella comunità che ogni individuo proveniente da un altro paese deve affrontare arrivando in una città come la nostra. In particolare, la scelta dei soggetti pubblici e delle Associazioni da inserire in questo studio, sono stati scelti seguendo il percorso formativo e l’esperienza personale di chi scrive che, in modo diretto o indiretto, ha interagito o è venuta in contatto con enti e associazioni che hanno come finalità il favorire quel processo di inclusione e cittadinanza di cui si parla, a diverso titolo, da tempo. La relazione si apre con la presentazione delle tappe che il nostro Paese, e Torino in particolare, hanno vissuto nella storia delle migrazioni e dell’integrazione; a partire dall’arrivo di migliaia di lavoratori provenienti dal meridione d’Italia siamo giunti fino alla situazione attuale, che vede radicata la presenza degli stranieri sul territorio, ma che sta riproponendo le difficoltà dell’accettazione e dell’inclusione di soggetti diversi. I protagonisti di un’immigrazione spesso si scontrano con una popolazione residente ostile, poco propensa all’accoglienza e tanto meno preparata al loro ingresso. I motivi di questa diffidenza nei confronti degli stranieri si possono

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