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Professione riabilitatore equestre

Le domande che mi ero posto all’inizio del mio studio nascevano dal tentare di capire che tipo di formazione era necessaria per occuparsi di Ippoterapia, quale preparazione di base era indicata, se l’Educatore poteva ritagliarsi un suo spazio in questo campo e quale Ente doveva fornire la formazione.
Sono giunto alla conclusione che L’Ippoterapista deve avere una visione multisciplinare della materia, caratterizzata da un’adeguata preparazione dal punto di vista neuro-fisiologico, da un’importante conoscenza delle problematiche relazionali, supportate da un’elevata prepazione psico-sociale.
Inoltre indispensabile una formazione di origine veterinaria arricchita da una preparazione specifica nel mondo equestre. Queste nozioni devono essere erogate attraverso una specializzazione .
L’Ente , che per le sue caratteristiche è più appropriato è l’Università perché capace di ricerca e di multidisciplinarietà.
In questo senso, è auspicabile che si venga a colmare il vuoto legislativo al fine di far decollare la specializzazione in Ippoterapia e, legittimando, gli sforzi di tutte quelle persone che stanno lavorando per perseguire questo risultato.
L’assenza di una precisa norma di riferimento favorisce il sorgere non solo di ipotetici corsi in Ippoterapia ma anche di tutta una serie di centri dove si fa della vera e propria terapia.
Peccato che molti operatori non abbiano una preparazione né di base né specialistica ma presentino tutta un’ampia gamma di possibilità di creare peggioramenti della sintomatologia e nei casi migliori di rendere del tutto inutile la terapia con il mezzo del cavallo.
Situazione quanto mai delicata soprattutto perché si tratta di una nuova terapia e quindi di una professione anch’essa nuova; è proprio questo suo essere ancora una professione marginale che rende impensabile poter entrare a far parte del mercato del lavoro senza una parallela attività di ricerca scientifica che la sviluppi.
Il laureato in Scienze dell’Educazione a pieno titolo, per via delle conoscenze acquisite durante il corso di laurea , può accedere ai corsi per Ippoterapisti, il suo apporto può risultare determinante alla luce di un tipo di lavoro sempre più rivolto all’azione di gruppo ed all’abbandono di vecchi ed inutili individualismi.
Valorizzare gli effetti terapeutici della R.E. significa avere i mezzi per convincere enti come le Regioni a sovvenzionare le strutture, fornire quindi le risorse per far nascere nuovi centri o ampliarne altri.
Cambiando la prospettiva, ma non poi di molto, tutto questo darebbe un nuovo impulso al mercato del lavoro nei confronti di questa professione.
Chi, solitamente viene formato all’interno dei centri di R.E., apre un’attività privata.
Molti lo fanno perché amano il mondo dei cavalli, perché hanno un cavallo loro stessi.
Questo tra l’altro è un gran vantaggio.
La difficoltà più grossa per i vari operatori sparsi sul territorio che lavorano privatamente è il costo del mantenimento del cavallo.
Se poi questo deve anche essere affittato diventa un problema.
E d’altronde la terapia non può avere un prezzo eccessivo.

Questo farebbe diminuire la domanda soprattutto di quella parte d’utenza che vede questa terapia come momento ricreativo, quindi non necessario.
Provocando la perdita di clienti.
II tipo di problema che io però reputo importante è un altro.
I C.R.E. con termine ricreativo ma nei fatti riabilitativo, sono tanti, sparsi sul territorio, non comunicanti tra loro tranne per chi è affiliato a qualche società come l’A.N.I.R.E. A parte i controlli di rispetto della legge 626 fatti dalle autorità competenti, chi controlla il tipo di azione terapeutica e i suoi effetti?
Ciò significa che devono essere assolutamente stabiliti i criteri per i diversi livelli di R.E. adattati alla diversa utenza. Quale scuola di pensiero avrà questo diritto-potere?
Tutti gli altri centri si dovranno adeguare? O chiudere?

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3 Introduzione Ho avuto la possibilità di affrontare un tirocinio di ricerca, per osservare la realtà italiana legata all'Ippoterapia ed in particolar modo alla figura professionale che esercita l'attività d'Ippoterapista. Dopo aver spiegato che cosa s'intende con il termine Ippoterapia, avere ripercorso le sue fasi storiche, che hanno portato alla nascita della professione dell'Ippoterapista, affronterò l'argomento della formazione di quest'operatore con un'attenzione particolare riguardo al ruolo dell'Educatore in questa situazione. Ruolo che guadagna a pieno titolo visto il tipo d'approccio dell'Ippoterapia in Italia. Analizzerò com'è concepita la formazione in Italia con le Scuole di riferimento. Ho colto il bisogno esistente tra gli operatori di creare ad'hoc una figura finalmente competente, che possa avere delle caratteristiche d'omogeneità, di multidisciplinarietà nel rispetto del proprio percorso culturale di base. Quindi la necessità di un corso di formazione costituito appositamente. Cercherò di rispondere alla domanda che mi sono posto, a riguardo di quale debbano essere le nozioni necessarie per intraprendere quest'attività. Cercherò di definire quali caratteristiche debba avere l'Ente di formazione e quali titoli di studio sono appropriati come punto di partenza per questa nuova figura professionale. L'Ippoterapista nasce come una figura esperta in equitazione, con alle spalle un bagaglio personale d'attività sportiva. Una competenza prevalentemente acquisita attraverso il contatto con il mondo Equestre. Operatori che da principio, si avvicinano all'utente affetto da varie patologie, senza avere una preparazione specifica e gli impartiscono i primi rudimenti equestri.

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze della Formazione

Autore: Isabella Lilliu Contatta »

Composta da 76 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 3437 click dal 15/01/2007.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.