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Il codice del consumo e la tutela del consumatore

Informazioni tesi

  Autore: Rosa Carlino
  Tipo: Tesi di Specializzazione/Perfezionamento
Specializzazione in Professioni legali
Anno: 2006
Docente/Relatore: Giovanni Capo
Istituito da: Università degli Studi di Salerno
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 90

La dissertazione dal titolo il “codice del consumo” e la tutela del consumatore consta di due capitoli.
Il primo capitolo si rubrica la tutela del consumatore prima dell’entrata in vigore del codice del consumo e traccia una puntuale ricostruzione della normativa nazionale e comunitaria in materia. Il secondo capitolo si rubrica invece la tutela del consumatore dopo l’entrata in vigore del codice del consumo. Esso segna l‘ennesima modificazione del codice civile, nella parte in cui erano state inserite le norme in materia di “contratti dei consumatori" e in materia di vendita dei beni di consumo ed è correlato da tavole sinottiche.
Detta trattazione necessità di alcuni chiarimenti preliminari.
Innanzitutto occorre capire cosa deve intendersi per “consumatore”.
Le definizioni normative lasciano intendere la volontà degli organi comunitari di operare una distinzione tra consumatore e prestatore basata esclusivamente sullo scopo che anima le parti del contratto e non anche relativa alla posizione di debolezza di chi si trovi ad acquistare un bene o un servizio in un settore di mercato estraneo alle proprie competenze e attraverso strumenti di transazione che possono sfuggire al necessario controllo tecnico.
Con il Decreto Legislativo 6 settembre 2005, n. 206 viene varato il primo “codice del consumo”, il quale raccoglie le disposizioni sparse nei decreti e nelle leggi di cui ai capitoli precedenti del presente lavoro.
La nuova disciplina ha, senza dubbio alcuno, il merito di raccogliere in maniera organica tutte le norme di livello legislativo in materia, consentendo all’operatore del diritto di orientarsi più facilmente nella materia della tutela dei consumatori, degli utenti ed in generale dei contraenti deboli. Tuttavia tale intervento non sembra sufficiente a risolvere i problemi legati ad una effettiva tutela del consumatore in quanto la disciplina, oltre ad essere assemblata e riordinata, necessitava di integrazioni e di regole processuali che avrebbero potuto consentire una vera garanzia per i privati. L'entrata in vigore del codice del consumo segna l‘ennesima modificazione del codice civile, nella parte in cui erano state inserite le norme in materia di “contratti dei consumatori" e in materia di vendita dei beni di consumo. Gli artt. 142 e 146, comma I, lettera s, cancellano queste parti del codice civile riportando nuovamente fuori dallo stesso le discipline ricordate.
Tale scelta pur se comprensibile, ha destato un timore e una critica. Il timore è che sul piano ermeneutico porre le norme in materia di contratti del consumatore fuori dal codice civile induca gli operatori dei diritto a negare la presenza di un principio generale di tutela del contraente debole, quale potrebbe essere il piccolo imprenditore nei confronti del grosso fornitore. Tale paventato esito interpretativo discenderebbe dal carattere speciale del corpus normativo in considerazione.Il codice del consumo nella sua complessità e tendenziale esaustività è esso stesso espressione dell’esigenza di una generale tutela dei contraente deboli. Se così non fosse risulterebbe violato il principio di eguaglianza, poi¬ché si tratterebbero persone che si trovano in situazioni identiche (debolezza economica e/o informativa) in mo¬do diverso. Anzi, la presenza di un sistema coordinato di norme potrebbe indurre a considerare tutelabile il contraente debole (che non sia un consumatore) non solo in ambito negoziale, ma in ogni contesto economicamente rilevante, tanto rispetto alla informazione pubblicitaria, quanto rispetto alla qualità di un certo servizio, per fare qualche esempio. Sostenere il contrario del resto, significherebbe considerare il codice del consumo come codice di una categoria di operatori economici, il che equivarrebbe ad avere una distinzione analoga a quella una volta sussistente tra codice civile e codice di commercio. La critica consiste nel modo di coordinare il codice civile con il codice del consumo rispetto alle due materie ‘stralciate”. Nei due casi sono state seguite strade diverse. Per quanto riguarda i contratti dei consumatori è stato introdotto un nuovo testo dell’articolo 1469-bis e l‘articolo 38 del nuovo Codice precisa pleonasticamente che “per quanto non previsto dal codice, ai contratti conclusi tra il consumatore e il professionista si applicano le disposizioni del codice civile”, come se in mancanza di una simile disposizione non fosse comunque applicabile la normativa del codice civile.

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La dissertazione dal titolo il “codice del consumo” e la tutela del consumatore consta di due capitoli. Il primo capitolo si rubrica la tutela del consumatore prima dell’entrata in vigore del codice del consumo e traccia una puntuale ricostruzione della normativa nazionale e comunitaria in materia. Il secondo capitolo si rubrica invece la tutela del consumatore dopo l’entrata in vigore del codice del consumo. Esso segna l‘ennesima modificazione del codice civile, nella parte in cui erano state inserite le norme in materia di “contratti dei consumatori" e in materia di vendita dei beni di consumo ed è correlato da tavole sinottiche. Detta trattazione necessità di alcuni chiarimenti preliminari. Innanzitutto occorre capire cosa deve intendersi per “consumatore”. Una prima nozione di consumatore è contenuta nell’art 2 lett. a della direttiva 85/577/CEE concernente le vendite compiute fuori dai locali commerciali che definisce consumatore “la persona fisica che, in relazione ai contratti e alle proposte contrattuali(..) agisce per un uso che può considerarsi estraneo alla propria attività professionale”; la stessa definizione è contenuta anche nell’art 2 del decreto legislativo 15 gennaio 1992 n.50 di attuazione della dir. 85/577/CEE. Tale definizione è sostanzialmente ripresa dalla direttiva 2000/31/CE, e dal decreto legislativo 9 Aprile 2003, n.70 di attuazione della direttiva, che, in un’ottica di maggiore dettaglio qualifica il consumatore come “qualsiasi persona fisica che agisca a fini che non rientrano nella sua attività commerciale, imprenditoriale o professionale”.

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