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La tutela degli interessi finanziari nell'Unione europea

Informazioni tesi

  Autore: Alessia Gueli
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2003-04
  Università: Libera Univ. degli Studi Maria SS.Assunta-(LUMSA) di Roma
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Scienze giuridiche
  Relatore: Agostino Ennio La Scala
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 97

Coerentemente alla nascita del mercato unico europeo, l’Unione europea è riuscita ad affermare la libera circolazione di beni, servizi, capitali e persone all’interno di esso, con effetti positivi immediati sulla sua attività finanziaria, notevolmente cresciuta negli ultimi anni.
La materia degli interessi finanziari della Comunità europea ha, infatti, vissuto un progressivo spostamento da un originario ruolo passivo verso la piena consapevolezza dell’importanza di assicurare flussi regolari di risorse finanziarie, sia in entrata che in uscita, cui è conseguita una correlata esigenza di affiancare i singoli Stati membri nella lotta ai fenomeni illeciti, tra i quali emerge la frode fiscale.
L’obiettivo di questo lavoro è, pertanto, quello di analizzare l’attività finanziaria dell’Unione europea, individuando, in particolare, gli strumenti volti alla tutela degli interessi in gioco.
Il primo capitolo ha carattere introduttivo, in quanto ha ad oggetto il bilancio della Comunità europea, la relativa struttura e le differenze rispetto ai comuni bilanci contabili. In particolare, viene descritto il sistema delle risorse proprie e la sua evoluzione nel corso degli anni, in base alle decisioni prese, di volta in volta, dal Consiglio.
Il secondo capitolo costituisce il nucleo fondamentale di tale argomentazione, in quanto è dedicato alla cooperazione tra le amministrazioni finanziarie, strumento ritenuto indispensabile per la tutela degli interessi finanziari dell’Unione europea, relativamente sia alle imposte indirette che a quelle indirette; più precisamente, dopo averne chiarito i principi e le funzioni basilari, si analizza l’assistenza reciproca tra gli Stati membri sia nella fase di accertamento che in quella di riscossione, con particolare attenzione rivolta al momento del recupero dei crediti.
Il terzo capitolo parla della concorrenza e del rapporto tra quest’ultima ed il fattore fiscale; in particolare, ci si sofferma sul problema della “concorrenza fiscale dannosa” e sul Codice di condotta, elaborato dal Consiglio Ecofin del 1996 al fine di dettare una disciplina (anche se non vincolante) da seguire come possibile soluzione a quest’ultimo problema.
Il quarto capitolo, infine, argomenta l’ultimo punto fondamentale relativo alla tutela degli interessi finanziari comunitari: il problema delle frodi fiscali comunitarie, una delle cause principali che fanno sentire la necessità di mezzi sempre più efficaci per la loro soluzione definitiva. Ci si sofferma, dapprima sulla definizione e sulle varie tipologie di frode esistenti nell’Unione; si analizzano, poi, gli strumenti sia nazionali che comunitari per combatterle, con particolare attenzione per l’Olaf.

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CAPITOLO PRIMO IL BILANCIO DELL’UNIONE EUROPEA INTRODUZIONE Come ogni bilancio contabile, anche il bilancio dell’Unione Europea è costituito da entrate e da uscite. Queste ultime sono costituite dalle spese per il funzionamento e l’esplicazione della sua attività. Le entrate, invece, derivano dalle risorse previste dal sistema di finanziamento dell’Unione Europea, il quale si compone di più voci: la prima voce è rappresentata dal c.d. “sistema delle risorse proprie”, vale a dire l’insieme di quei contributi basati sul PIL che ogni Stato membro è obbligato a versare annualmente; la seconda è costituita dall’IVA applicata sugli scambi intracomunitari, la quale, al fine di evitare una discrezionalità eccessiva dei legislatori nazionali, ha subito un processo di armonizzazione 1 , volto soprattutto a tutelare le quattro libertà di circolazione all’interno del mercato europeo 2 . Un processo di armonizzazione si è auspicato anche in tema di imposte dirette; tuttavia, poiché gli Stati membri sono rimasti restii a dare competenze alla Comunità europea in tale ambito, non esistono ancora delle “imposte dirette europee” basate sulla capacità contributiva degli Stati membri, ma si tende, piuttosto, ad un riavvicinamento delle legislazioni degli Stati dell’Unione. Al bilancio comunitario vanno applicati alcuni principi finanziari di particolare importanza 3 . Innanzitutto, il principio della “buona gestione finanziaria”, stabilito dall’art. 274, comma 1, Trattato CE, secondo cui entrate e spese devono risultare in pareggio. 1 L’atto normativo vigente in materia di sistema comune dell’Iva è la VI direttiva 388/1977, successivamente modificata dalla direttiva 680/1991. 2 Si tratta delle libertà di circolazione di beni, servizi, capitali e persone, tutelate indirettamente dall’art. 293 Trattato CE. 3 Vedi B. Beutler, L’Unione europea: istituzione, ordinamento e politiche, Il Mulino, città 1998. 8

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