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Counselling e relazione d'aiuto in logopedia: applicazione nell'ambito della terapia con un Traumatizzato Cranio Encefalico

Nei casi di gravi patologie neurologiche non è fornendo la possibilità ad un paziente, mediante tecniche svariate, di usufruire di nuovo del linguaggio che questa persona ritorna alla vita di prima. In ogni circostanza in cui vi è perdita del linguaggio, l’esistenza di prima non c’è più, c’è solo quella che la persona colpita da lì in poi riesce a ri-costruire.
Compito del logopedista è quello di aiutare la persona che ci viene affidata a ritrovarsi e ri-costruirsi un’esistenza nuova e possibile, rinunciando alla pretesa di replicare l’esistenza di prima. Esiste solo “hic et nunc”, qui e ora. La medicina tradizionale si pone come obiettivo ultimo la “guarigione” del paziente. Ma una guarigione, intesa come “restitutio ad integrum“, è pressoché impossibile nell’ambito di queste patologie. Se partiamo dall’assunto che la comunicazione è l’atto del mettersi in contatto, lo scopo di questa tesi è proprio quello di mostrare come vi sia la possibilità di favorire i processi linguistici, di memoria, di pensiero (anche laddove la situazione clinica farebbe presupporre diversamente), per mezzo del contatto attraverso la Relazione d’aiuto e il counselling.


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4 1. INTRODUZIONE ______________________________________________________________________ Mi occupo da 19 anni, in qualità di logopedista, prevalentemente di gravi patologie riguardanti il linguaggio, memoria e attenzione che insorgono dopo un evento morboso, che di volta in volta cambiano nome (afasia, disartria, trauma cranico) ma che sempre portano con sé una grave perdita di potere personale e, conseguentemente, di sofferenza. Ciò che prima della malattia era possibile, ora non lo è più. Si tratta di persone che, perdendo totalmente o in parte l’uso linguistico e/o i processi di memoria, improvvisamente si ritrovano nella condizione di non riuscire ad articolare linguisticamente un pensiero, un bisogno, una richiesta. Sono convinta che il linguaggio è azione, costruisce mondi ed eventi, non è semplicemente “verbo”. Mi viene in aiuto Heiddeger, “Il linguaggio è la dimora dell’essere”; di conseguenza, i limiti del nostro linguaggio sono i limiti del nostro essere. Occupandomi di gravi patologie neurologiche, nel corso degli anni, si è andata formulando in me la convinzione che non è fornendo la possibilità ad un paziente, mediante tecniche svariate, di usufruire di nuovo del linguaggio che questa persona ritorna alla vita di prima. In ogni circostanza in cui vi è perdita del linguaggio, l’esistenza di prima non c’è più, c’è solo quella che la persona colpita da lì in poi riesce a ri-costruire. In qualità di “rieducatrice”, mi sono resa conto che il mio compito è quello di aiutare la persona che mi viene affidata a ritrovarsi e ri-costruirsi un’esistenza nuova e possibile, rinunciando alla pretesa di replicare l’esistenza di prima. Esiste solo “hic et nunc”, qui e ora.

Laurea liv.I

Facoltà: Medicina e Chirurgia

Autore: Rosa Siliotto Contatta »

Composta da 42 pagine.

 

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