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Mutamenti del lavoro tra dipendenza e autonomia. Un inquadramento teorico ed una ricerca in Emilia Romagna

Informazioni tesi

  Autore: Giovanni Cellini
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1999-00
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Politiche
  Relatore: Michele La Rosa
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 150

Nella prima parte della nostra dissertazione abbiamo approfondito, attraverso un inquadramento teorico, l'evoluzione del lavoro indipendente in Italia, ponendo questo fenomeno in relazione alla riorganizzazione dei sistemi di produzione nel contesto delle aree territoriali ad economia diffusa. Si sono analizzati, in particolare, i processi di flessibilizzazione e di scomposizione del lavoro, che hanno fatto emergere nuove condizioni occupazionali, considerate "atipiche" ed in alcuni casi difficilmente classificabili entro la dicotomia lavoro indipendente-dipendente. In questa ottica, ci siamo concentrati su una particolare categoria di lavoratori "atipici", quella cioè ascrivibile all'universo dei collaboratori coordinati e continuativi (o "parasubordinati"). In riferimento alla diffusione di questa condizione occupazionale è stata svolta una ricerca empirica, illustrata nella seconda parte della tesi, che ha avuto come contesto di riferimento quello dell'Emilia-Romagna e, specificatamente, della città di Bologna.

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4 INTRODUZIONE L'obiettivo fondamentale del presente lavoro è quello di analizzare alcuni aspetti dei mutamenti che sono in atto nel lavoro e nella struttura occupazionale italiana. Nella prima parte, attraverso un inquadramento teorico, approfondiremo come è cambiato e come cambia il lavoro indipendente nel contesto territoriale delle aree ad economia diffusa, quelle, cioè, più ricche e produttive dell'Italia (Bagnasco, Trigilia, 1985; Brusco, 1989; Becattini, 1998). I cambiamenti del lavoro sono strettamente legati a quelli del modello produttivo e, quindi, del capitalismo. La realtà centro- settentrionale dei distretti industriali italiani, ad esempio, ha mostrato il superamento della produzione industriale di massa, identificata col "taylorismo-fordismo". Questa era fondata sull'economia di scala, cioè quella che, tenendo conto del fatto che il non elevato potere di acquisto dei consumatori richiedeva una concorrenza sul prezzo, puntava sulla sempre maggiore quantità (più che sulla qualità) della produzione, utilizzando un lavoro altamente parcellizzato e standardizzato, di cui l'emblema era l'operaio-massa della grande industria. Proprio il successo del modello fordista, generando un forte aumento del tenore di vita generale ed un continuo e sempre più rapido sviluppo tecnologico, fa in modo che i consumatori accrescano il loro potere d'acquisto e i produttori, di riflesso, cerchino di privilegiare la qualità rispetto alla quantità, di velocizzare i ritmi delle innovazioni e di differenziare sempre più i prodotti, rendendoli appropriati alle diverse esigenze. E' dunque evidente il passaggio dall'economia di scala all'economia dell' "appropriatezza" (Reyneri, 1996), ben rappresentato dalla "specializzazione flessibile" (Piore, Sabel, 1987) delle imprese delle aree italiane ad economia diffusa.

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