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La Pubblica Amministrazione e la Consip

Informazioni tesi

  Autore: Amelia Dotoli
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2004-05
  Università: Università degli Studi Gabriele D'Annunzio di Chieti e Pescara
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia Aziendale
  Relatore: Lino Camillo Lucianetti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 384

“Semplificazione”, “modernizzazione” e “informatizzazione” sono concetti che da qualche anno sono associati sempre più spesso alla Pubblica Amministrazione italiana, oggetto, in tale direzione, di numerose proposte di riforma. Infatti, secondo i più diffusi (e da molti condivisi!) luoghi comuni, a fronte del “mondo privato”, dinamico e flessibile, si contrapporrebbe il mastodontico e per di più rigido apparato burocratico pubblico, in cui sembrano essere estranei quei meccanismi di flessibilità, peraltro assolutamente necessari.
In altre parole, la Pubblica Amministrazione italiana sembrerebbe non coniugarsi facilmente con le parole chiave anzidette ed è per questo che le riforme avviate nei primi anni Novanta hanno introdotto nuove priorità nell’agire amministrativo: oltre alla legittimità, le procedure amministrative devono svolgersi secondo i principi di efficienza, efficacia, trasparenza ed economicità. Tali principi hanno costituito i presupposti per lo sviluppo di una normativa all’avanguardia che nel settore degli acquisti ha registrato le sue applicazioni più eclatanti.
Così, il Governo ha definito un piano organico per avviare un processo complessivo di modernizzazione e di sviluppo culturale, sociale ed economico del Paese. Uno dei punti fondamentali del piano di riforma è la diffusione ed un utilizzo sempre più esteso, all’interno dei processi pubblici, delle Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione (ICTs), non solo per recuperare efficienza, ma anche per risparmiare risorse finanziarie.
Nella prima parte dell’elaborato si analizzerà, dunque, il percorso di riforma amministrativa avutosi in Italia, negli anni Novanta, sulla scia degli studi sul New Public Management e, successivamente, sulla Public Governance, sviluppatisi a livello internazionale, e si analizzerà il percorso normativo che ha portato all’introduzione di strumenti innovativi ad alto contenuto tecnologico.
Nella seconda parte, si descriveranno le iniziative comunitarie intese a promuovere lo sviluppo della Società dell’Informazione nell’Unione Europea (E-Europe 2002 e 2005), nonché il connesso processo di e-Government implementato in Italia a tal fine. Verranno ampiamente descritte tutte le azioni infrastrutturali del processo di e-Government italiano, distinte a seconda del modello di riferimento (G2C, G2B, G2E, B2G e G2G), alla luce dei miglioramenti apportati al rapporto con i cittadini. Sarà analizzato, inoltre, il livello di sviluppo della Società dell’Informazione in Italia attraverso la comparazione dell’Osservatorio statistico relativo agli anni 2003, 2004 e al primo semestre 2005.
Nella terza parte, infine, si analizzerà la complessa e strutturata normativa italiana sugli appalti pubblici di forniture e servizi, anche alla luce delle innovazioni introdotte dalla Direttiva Unica Appalti, nonché la normativa sull’e-procurement e sulle procedure telematiche d’acquisto. Tra gli obiettivi che si pone il piano di e-Government, infatti, rientra il Progetto per la razionalizzazione della Spesa per beni e servizi della Pubblica Amministrazione, che tende a semplificare sostanzialmente le procedure di acquisto delle pubbliche amministrazioni, anche attraverso l’introduzione di strumenti innovativi di e-procurement. Infatti, l’utilizzo delle tecnologie informatiche abilitano nuove forme organizzative di gestione degli approvvigionamenti della pubblica amministrazione, che risultano decisamente più efficienti.

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Introduzione generale “Modernizzazione”, “semplificazione” e “informatizzazione” sono concetti che da qualche anno sono associati sempre più spesso alla pubblica amministrazione italiana, oggetto, in tale direzione, di numerose proposte di riforma. Infatti, secondo i più diffusi (e condivisi!) luoghi comuni, a fronte del “mondo privato”, dinamico e flessibile, si contrapporrebbe il mastodontico e per di più rigido apparato burocratico pubblico, in cui sembrano essere estranei quei meccanismi di flessibilità, peraltro assolutamente necessari. In altre parole, la pubblica amministrazione italiana sembrerebbe non coniugarsi facilmente con le parole chiave anzidette ed è per questo che le riforme avviate nei primi anni Novanta hanno introdotto nuove priorità nell’agire amministrativo: oltre alla legittimità, le procedure amministrative devono svolgersi secondo i principi di efficienza, efficacia, trasparenza ed economicità. Tali principi hanno costituito i presupposti per lo sviluppo di una normativa all’avanguardia che nel settore degli acquisti ha registrato le sue applicazioni più eclatanti. Così, il Governo ha definito un piano organico per avviare un processo complessivo di modernizzazione e di sviluppo culturale, sociale ed economico del Paese. Uno dei punti fondamentali del piano di riforma è la diffusione ed un utilizzo sempre più esteso, all’interno dei processi pubblici, delle Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione (ICTs), non solo per recuperare efficienza, ma anche per risparmiare risorse finanziarie. Nella prima parte dell’elaborato si analizzerà, dunque, il percorso di riforma amministrativa avutosi in Italia, negli anni Novanta, sulla scia degli studi sul New Public Management e, successivamente, sulla Public Governance, sviluppatisi a livello internazionale, e si analizzerà il percorso normativo che ha portato all’introduzione di strumenti innovativi ad alto contenuto tecnologico. Si analizzerà come il cambiamento e la dinamicità del contesto ambientale, dovuti, tra le altre ragioni, al processo di globalizzazione dei mercati e all’avvento delle ICTs, abbiano posto le pubbliche amministrazioni dei principali Paesi industrializzati di fronte a nuovi livelli di complessità. Questo ha fatto sì che fosse aumentata l’enfasi sulla dimensione aziendale della pubblica amministrazione, fino

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