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Il reinserimento dei perseguitati razziali nel secondo dopoguerra. L'itinerario della legge n. 96 del 10 marzo 1955

Informazioni tesi

  Autore: Elisabetta Corradini
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1995-96
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Politiche
  Relatore: Fabio Levi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 207

"Io sono quello che tutti gli anni va a Flossenburg, faccio una volata con la macchina, arrivo lì, faccio il giro attorno e poi torno indietro".
Testimonianza di A. Mongarli in "La vita offesa".
"Essere sopravvisuti è una fortuna che ha un prezzo alto" questo è un pò il leimotiv che percorre tutti i racconti di che è tornato dal lager. In essi sembra prevalere l'idea di una precarietà che non ha rimedio e che lo Stato non ha contribuito a far superare. "Aiuterebbe a superarla un quadro di vita e di lavoro sereno. Ma per la maggioranza dei sopravvisuti avviene proprio il contrario: disoccupazione o condizioni di lavoro durissime, una vita soffocata dalle preoccupazioni materiali, un'assistenza praticamente inesistente per malattie che durano anni, il risarcimento sempre rimandato; mentre si vedono vecchi fascisti fare carriera e l'ingiustizia restare quella di prima".

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INTRODUZIONE La persecuzione ebraica in Italia, posta in essere dal regime fascista dal 1938 al 1945, venne attuata attraverso un insieme complesso e articolato di disposizioni limitanti la capacità giuridica dei cittadini italiani ritenuti di "razza ebraica". Quelle leggi, che contenevano divieti e interdizioni tali da porre gli ebrei in una condizione di minorità rispetto al resto dei cittadini italiani, sono state considerate, a buon diritto, un elemento di profonda rottura nel cammino costituzionale intrapreso già dai Governi liberali del Risorgimento italiano. Non a caso dunque le leggi razziali, oggi, sono oggetto di un rinnovato interesse scientifico da parte della storiografia più recente al fine anche di comprendere come le istituzioni postfasciste si siano mosse per riparare alla rottura nell'ordinamento giuridico preesistente, da esse rappresentato, emanando disposizioni abrogative e di reintegrazione nei diritti negati. In questo senso è decisivo studiare come l'introduzione e l'applicazione di disposizioni riparatorie e risarcitorie abbiano effettivamente influito sul reinserimento dei sopravvissuti alle persecuzioni nel tessuto sociale del Paese. Il tema del reinserimento degli ebrei nella società del dopoguerra è stato finora affidato prevalentemente alla letteratura e alla memorialistica. Pochissimi sono infatti i lavori di ricerca, in ambito storico e giuridico, che siano andati oltre la raccolta dei testi di legge e la catalogazione cronologica della legislazione abrogatrice e restitutoria; forse nessuno che abbia affrontato la loro effettiva applicazione. Non risulta cioè che vi siano studi inerenti, ad esempio, il reinserimento dei professori universitari ritenuti ebrei e per questo cacciati dagli atenei dal regime oppure la restituzione delle proprietà immobiliari incamerate dallo Stato fascista

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