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"Nel fango i vili intanto al suol conficco" - Vittorio Alfieri fra politica e letteratura

Una disamina del pensiero politico Alfieriano, con attenzione rivolta alla perfetta circolarità di questo, alla sua piena complementarità col corpus teatrale delle tragedie. L'idea di fondo della tesi ci porta a considerare i due trattati politici alfieriani - in cui sono espressi temi e ideologie eccezionalmente "avanzati" e "rivoluzionari" - siano più che altro una cristallizzazione teorica delle idee messe in atto nelle tragedie, a partire soprattutto dall'idea di politica come etica per altissimi spiriti, in cui trovano solitamente posto un eroe e un tiranno, in forte e nobilissimo contrasto fra loro.
Marginalmente, sono passate in rassegna anche le più tarde commedie alfieriane, e soprattutto la produzione poetica, del pari perfetta rappresentazione artistica di una concezione politica sì generosa, sentita e piena di furore, ma ancora un po' troppo letteraria, se è vero anche - per dirla con le parole di De Santis - che "la chiave della storia per lui fu il tiranno".

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1 Capitolo 1 CARATTERI GENERALI DELL’ALFIERISMO POLITICO La libertà conduce alla noia e la noia alla dittatura. (E. FLAIANO, Diario degli errori) 1 L’elaborazione teorica di Vittorio Alfieri, quale a noi si presenta dai lavori più dichiaratamente politici, 2 presenta certi punti fermi, certe costanti che si sono già fatte e si faranno ancora sentire nelle altre opere (in particolar modo nelle tragedie, cura suprema dell’astigiano e biglietto da visita con cui presentarsi al lettore futuro): si può anzi dire che tutto il corpus alfieriano sia 1 In Opere. Scritti Postumi, Milano, “Classici Bompiani”, 1988, p. 425. Segnaliamo inoltre che la citazione contenuta nel frontespizio è il v. 14 di un sonetto alfieriano (S’io nel comun dolore, allor che tutti: LXXI, II parte, in Rime, a cura di F. Maggini, Asti, Casa d’Alfieri, 1954). 2 Il Centro Nazionale di Studi Alfieriani, procedendo alla ristampa dell’opera omnia del Nostro ha incluso in tre volumi, sotto il nome di Scritti Politici e Morali, le seguenti opere: Della tirannide, Del principe e delle lettere, La virtù sconosciuta, Panegirico di Plinio a Trajano (I vol., a cura di P. Cazzani, 1951), L’America libera, Parigi sbastigliato, Le mosche e l’api, L’Etruria vendicata (II vol., a cura di P. Cazzani, 1966), Esquisse du Jugement Universel, Satire e Misogallo (III vol., a cura di C. Mazzotta, 1984). Queste, e si potrebbe aggiungere la tetralogia politica (L’uno, I Pochi, I Troppi, L’Antidoto) delle commedie, costituirebbero il corpus politico, o meglio politco-morale, appunto, dell’astigiano. Tuttavia cosa sia politica e cosa non lo sia, e soprattutto fino a che punto – concretamente – lo sia, nell’Alfieri, è questione a nostro giudizio complessa, e che il presente scritto cercherà di chiarire. Se l’idea di un Alfieri solo politico non è nuova (e si pensi solo a M.me de Staël), diverso, per non dire contrario, è il nostro assunto, confermatoci in parte dagli studi di A. Di Benedetto, (in partic. La “Repubblica” di Vittorio Alfieri, in “Studi Italiani”, X (1998), pp. 53-78; ora in A. DI BENEDETTO, Dal tramonto dei lumi al romanticismo, Modena, Mucchi, 2001): un Alfieri, cioè, nient’affatto politico, anche quando di politica pare concretamente discorrere, sia per scelte di vita (mai rivestì, né volle rivestire incarichi politici, diplomatici o amministrativi) che, quel che più conta, per intrinseca natura dell’ispirazione e dell’indole sue proprie.

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Lorenzo Berti Contatta »

Composta da 187 pagine.

 

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