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L'attuazione del federalismo fiscale: il contributo della Corte Costituzionale

IL FEDERALISMO FISCALE NEL NUOVO ART. 119 COST.


Premessa.

La riforma del Titolo V della Costituzione, operata dalla legge costituzionale n. 3 del 2001, ha introdotto significative novità nei rapporti tra Stato centrale e soggetti periferici. La riforma rappresenta, come noto, la tappa conclusiva di un percorso di riforme ordinamentali e costituzionali, che si pongono come obiettivo quello di ridefinire il quadro complessivo dei rapporti tra Stato ed Enti territoriali autonomi, tanto sul fronte delle regole istituzionali, quanto sul piano delle regole e degli strumenti finanziari.
In tale scenario risultano vivaci sia il dibattito che l’interesse per il tema del federalismo fiscale. Infatti, sin dalla entrata in vigore della riforma, i più attenti studiosi e conoscitori della materia hanno tentato di prefigurare possibili scenari del nuovo “volto” che dovrebbe assumere il sistema della finanza regionale e locale e, più in generale, l’intero sistema della finanza pubblica.
La Legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3, nel riformulare il testo dell’art. 119 della Costituzione, ha introdotto numerose novità nell’assetto dell’autonomia e del finanziamento delle Regioni e degli Enti locali. Rispetto alla formulazione originaria dell’articolo 119, si segnalano le seguenti innovazioni:
• attribuzione formale dell’autonomia finanziaria non solo alle Regioni, ma anche a Comuni, Province e Città metropolitane, ponendo i suddetti Enti sullo stesso piano delle Regioni ;
• precisazione dell’autonomia finanziaria degli Enti territoriali autonomi con riguardo sia al versante delle entrate sia a quello delle spese ;
• attribuzione di tributi ed entrate proprie, che si precisa essere “stabiliti ed applicati in armonia con la Costituzione e secondo i principi di coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario” ;
• attribuzione di compartecipazioni al gettito di tributi erariali riferibili al loro territorio ;
• introduzione di un fondo perequativo senza vincoli di destinazione ancorato alla capacità fiscale per abitante;
• previsione di risorse aggiuntive e interventi speciali dello Stato in favore di determinati Enti territoriali per finalità definite e comunque ulteriori rispetto al normale esercizio delle funzioni .
Diverse possono essere le chiavi di lettura dei profili innovativi appena elencati.


3.2. I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni hanno autonomia finanziaria di entrata e di spesa.

Il primo comma dell’articolo 119 così come riformato dalla legge costituzionale n. 3 del 18 ottobre 2001, sancisce il principio dell’autonomia finanziaria di Comuni, Province, Città metropolitane e Regioni e costituisce certamente il punto centrale di tutta la riforma, per quanto riguarda l’attuazione del federalismo fiscale.
Tuttavia tale autonomia finanziaria assume contenuto concreto solo se viene interpretata in funzione e come espressione del più generale principio di autonomia fissato dall’art. 5 della Costituzione.
Infatti, se con l’articolo 114 si è provveduto a mettere sullo stesso piano i vari elementi di cui si compone la Repubblica affermando che “La Repubblica è costituita dai Comuni, dalle Province, dalle Città metropolitane dalle Regioni e dallo Stato” e con l’articolo 118 si è stabilito che “Le funzioni amministrative sono stabilite ai Comuni salvo che, per assicurare l’esercizio unitario, siano conferite a Province, Città metropolitane, Regioni e Stato, sulla base dei principi di solidarietà, differenziazione e adeguatezza” doveva essere ancora disciplinato l’aspetto del finanziamento del nuovo sistema costituzionale.
Bisogna allora cercare di riempire di significato l’espressione utilizzata dal costituente intendendo che con essa si sia voluto:
• garantire i Comuni, le province, le Città metropolitane e le Regioni dall’ingerenza dello Stato in campo finanziario, e cioè renderli autonomi di g

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5 INTRODUZIONE Nella legislazione e nella cultura politica italiana, non è mai mancata la consapevolezza e la necessità di accompagnare l’evoluzione della forma dello Stato e dell’architettura del sistema amministrativo verso il modello federale con una parallela e coerente riforma della finanza regionale e locale, ispirata ai principi del federalismo fiscale: responsabilità finanziaria degli enti territoriali, autonomia nella provvista delle risorse, sufficienza delle risorse rispetto ai compiti attribuiti, autonomia e responsabilità di spesa, perequazione e solidarietà 1 . Così, in un decennio di riforme (1990-2001), le Regioni e gli Enti locali italiani sono stati protagonisti o oggetto di innovazioni incisive, che hanno trasformato non solo l’organizzazione (principalmente con l’elezione diretta dei presidenti e dei sindaci), le competenze e le responsabilità amministrative e di governo (con la legge 59/97 e i suoi decreti legislativi di attuazione), e infine la cornice istituzionale e i poteri legislativi (con la riforma del Titolo V), ma che hanno riscritto anche i principi del sistema finanziario e locale: l’attuazione del c.d. federalismo amministrativo è stata accompagnata dall’approvazione del D.Lgs. 56/2000; e, nell’ambito del nuovo Titolo V, l’art. 119 della Costituzione ha ridefinito i principi costituzionali del sistema tributario e finanziario in coerenza con il modello del federalismo fiscale. Ma il decreto 56 ha avuto applicazione solo parziale; e l’art. 119 è rimasto finora sulla carta. Le leggi Bassanini (e i collegati decreti attuativi) hanno avviato un significativo processo di decentramento delle competenze pubbliche dallo 1 I principi di perequazione e solidarietà, in verità ritrovabili in misura variabile in ogni esperienza federale, sono tra i connotati più rilevanti della variante adottata in Italia, in quanto ispirata ai modelli del c.d. federalismo cooperativo.

Laurea liv.I

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Marcello Romantini Contatta »

Composta da 174 pagine.

 

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