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La figura della donna attraverso l'analisi di due riviste femminili del periodo fascista: Il Giornale delle Donne e La Donna, 1921-1935

Le tesi si è concentrata sull’analisi di due riviste femminili dal 1921 al 1935, anni in cui la situazione della donna all’interno della società subisce dei profondi cambiamenti.Le due riviste analizzate sono “Il Giornale delle Donne” e “La Donna”, pubblicate a Torino.Il periodo analizzato è un periodo particolare: la prima guerra mondiale aveva portato forti cambiamenti nella situazione femminile; le donne erano state le principali artefici del fronte interno, avevano sostituito gli uomini in ogni tipo di attività. L’atteggiamento del fascismo nei confronti delle donne è sempre ambiguo e mai ben definito, e questo atteggiamento si conserva anche negli anni della dittatura. Questa ambiguità nasce dal fatto che il fascismo era nato dall’unione di movimenti pre-esistenti, tra loro anche profondamente diversi. Una svolta importante nella politica del fascismo nei confronti delle donne avviene il 26 maggio 1927 con il cosiddetto discorso dell’Ascensione, che segna l’inizio della campagna demografica. L’importanza di questa campagna nella propaganda fascista è enorme.Infatti, attraverso questa campagna e la successiva campagna autarchica, le donne diventano le principali interlocutrici del regime; i ruoli tradizionalmente ricoperti dalle donne, quelli della madre di famiglia e di casalinga, da sempre bistrattati, diventano d’un tratto importanti, non soltanto all’interno della famiglia, ma per il benessere e la stessa sopravvivenza della nazione. Le donne venivano ricacciate all’interno dei ruoli tradizionali, ma essi assumevano significati nuovi e importanti. Proprio attraverso questo nuovo rapporto tra stato e donne si costituisce l’appoggio che le donne concedono al regime, appoggio che raggiunge al suo apice il 18 novembre del 1935 con la Giornata della Fede.La scelta della fonte delle riviste femminili, fonte ancora poco esplorata, è stata attuata per entrare in contatto con ciò con cui le donne di quel periodo entravano in contatto. In questo ambito la stampa femminile costituisce un aspetto particolare. Di per sé la stampa femminile, o stampa di genere, con la sua stessa esistenza, denota la posizione subalterna della donna all’interno della società; essa è una stampa specializzata, di categoria, per una categoria, la donna, che non ha nessuna caratterizzazione economica o socio – culturale determinata.Le due riviste, due bimensili pubblicati entrambi a Torino, sono state scelte per la vicinanza geografica e la conseguente reperibilità.Il primo obiettivo è stato quello di delineare il pubblico cui le due riviste erano indirizzate.“Il Giornale delle Donne” dedica maggior spazio ad argomenti più tradizionali, come decaloghi per il buon andamento del matrimonio, la risoluzione dei problemi inerenti l’educazione dei figli, il buon andamento della casa. La rivista “La Donna”, invece, è diretta ad una donna più emancipata e raffinata, sia intellettualmente, sia nell’abbigliamento. All’interno di questa rivista molto spazio è occupato dalla moda; la rivista fa un ampio uso dell’immagine sia fotografica.Le modelle portano i capelli corti, gli abiti da sera portavano larghe scollature sulla schiena, spesso sono raffigurate in atteggiamenti tipici della donna emancipata, quali il portare i pantaloni e fumare.Le due riviste esaminate, quindi, sono indirizzate a due tipologie di lettrici diversi, benché entrambe appartengano alla media borghesia: “Il Giornale delle Donne” si rivolge ad una figura di donna maggiormente legata ai ruoli femminili tradizionali; “La Donna”, invece, si rivolge ad una figura femminile maggiormente emancipata, sia negli interessi, sia nel comportamento. Dopo avere analizzato e cercato di delineare il pubblico delle due riviste, il secondo obiettivo è stato quello di analizzarne l’andamento attraverso gli anni del regime e le diverse iniziative prese nei confronti della popolazione femminile.
“IL Giornale delle Donne”rispecchia e abbraccia abbastanza fedelmente il clima creato dal regime. “La Donna” durante tutte le annate esaminate non perde la sua vocazione a rivista destinata ad una donna emancipata, una donna con interessi che esulano la vita domestica.“La Donna” subisce alcuni cambiamenti in conseguenza dei provvedimenti e delle campagne del regime. Un terzo obiettivo della ricerca è stato quello di individuare quale fosse il ruolo della donna all’interno della società; esso risulta ancora essere fortemente legato alla tradizione.Dall’analisi delle riviste è dunque emersa una figura femminile molto diversa dallo stereotipo della moglie e madre esemplare prodotta dalla propaganda fascista.
Il lavoro sulle riviste è stato quello di analizzare il contenuto degli articoli, scegliere ciò che poteva servire a definire il ruolo della donna nella società, isolare alcuni temi che venivano trattati maggiormente, confrontare i contenuti degli articoli con vari avvenimenti storici.

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V Questa ricerca si propone di analizzare l’immagine e il ruolo della donna nella società degli anni Venti e dei primi anni Trenta, attraverso la lettura di alcune riviste femminili del tempo. La scelta di questo tipo di fonte, ancora poco esplorata, può offrire molte possibilità di indagine per delineare lo stereotipo femminile proposto in quegli anni. Le riviste scelte come base di questo lavoro sono state: «Il Giornale delle Donne» e «La Donna», due riviste bimensili, entrambe pubblicate a Torino. Si è deciso di collocare lo studio delle riviste nel periodo compreso tra il 1921 e il 1935, anni che segnarono la nascita e l’avvento del fascismo e la sua trasformazione in regime. In questi anni la situazione femminile viene caratterizzata da numerose trasformazioni: durante la prima guerra mondiale le donne hanno assunto nuove forme di comportamento più libere rispetto al passato e ruoli all’interno della società inconsueti rispetto a quelli tradizionali. “Mentre la guerra è in corso le donne furono chiamate ad affiancare e a sostituire gli uomini in moltissimi settori di attività economica”. 1 Il loro ruolo è centrale nel sostegno dell’economia di guerra e del fronte interno: “le notizie in possesso del Ministero Armi e Munizioni dimostrava che le donne possono eseguire ed eseguono gran parte delle lavorazioni per la produzione del materiale da guerra”. 2 Nel dopoguerra si assiste ad una reazione, che porta ad un deciso ritorno delle donne ai ruoli tradizionali della maternità e della famiglia. Ciò si è verificato in modo particolarmente evidente in Italia con il fascismo e la sua politica inerente la popolazione femminile. 1 A. Gibelli, “La Grande Guerra degli Italiani - 1915 1918”, Sansoni, Milano 1998, pag. 191 Milano, 1998, pag. 191 2 Da P. Baronchelli Grosson, “La Donna della Nuova Italia. Documenti del Contributo Femminile alla Guerra”, in A. Gibelli, op. cit., pag. 242

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Chiara Scanavino Contatta »

Composta da 339 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.