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Fede musulmana e pregiudizio nel bellunese, il ruolo dell'orientamento religioso, delle variabili di personalità e delle emozioni

Con questa ricerca si è voluto verificare il ruolo di due importanti variabili di personalità, l’Autoritarismo e l’Orientamento alla Dominanza Sociale, e di altre variabili quali l’Orientamento religioso, identificazione e le emozioni, nello specifico ansia ed empatia, nella produzione e riduzione del pregiudizio, sia per effetto diretto che indiretto, agendo quindi come mediatori.
Nel capitolo 1 vengono elencate alcune delle principali definizioni di pregiudizio che la letteratura, negli ultimi 100 anni, ha prodotto. Dopodichè viene illustrata una rassegna dei più significativi studi riguardo i due filoni principali della ricerca: da una parte, l’origine del fenomeno fatta risalire alla prospettiva individuale, dall’altra l’analisi del fenomeno a livello intergruppi, con un accenno alle critiche riservate all’approccio del primo tipo. Viene anche fatto accenno alla teoria dell’identità sociale, a sostegno della seconda prospettiva, e ad uno dei contributi più forti alla disciplina sulla riduzione del pregiudizio, se considerato nella sua connotazione più negativa. Successivamente si passa in rassegna il rapporto tra emozioni e pregiudizio, nel tentativo di colmare le lacune teoriche che attualmente lasciano in bianco le pagine della psicologia sociale odierne in cui gli studiosi vorrebbero presto poter dare spiegazione al passaggio dal contatto al miglioramento delle relazioni intergruppi. In particolare abbiamo parlato di empatia ed ansia.
Nel capitolo 2 viene illustrato il ruolo dell’orientamento religioso nella formazione e riduzione del pregiudizio. Vengono presi in rassegna, in particolare, due studi, dopo una panoramica sul substrato teorico su cui questi poggiano. In primo luogo, il modello bipolare di Allport, successivamente il successivo importante contributo allo studio della relazione tra religiosità e pregiudizio: il modello a tre dimensioni di Batson.
Nel capitolo 3 vengono illustrate le variabili di personalità Autoritarismo ed Orientamento alla Dominanza Sociale; per ciascuna, dopo una panoramica teorica, viene riportata l’implicazione pratica nella formazione del pregiudizio con un accenno al rapporto tra Autoritarismo e minaccia percepita.
Nel capitolo 4 si è fatta una prima descrizione della situazione dell’immigrazione nella Provincia di Belluno. Il resto del capitolo è dedicato alla descrizione della strutturazione della ricerca, i dati relativi ai partecipanti, lo strumento utilizzato e le ipotesi che hanno guidato l’intero lavoro.
Nel capitolo 5 vengono riportati i risultati e descritte le analisi psicometriche utilizzate.
Il capitolo 6, infine, è dedicato al riepilogo del lavoro ed al commento dei risultati.

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3 INTRODUZIONE La presente ricerca ha lo scopo di indagare gli atteggiamenti che individui residenti nella provincia di Belluno mostra di avere nei confronti degli immigrati di fede musulmana. Lo facciamo in un momento storico particolare, battezzato come la “Controversia con l'Islam sulla lezione di Ratisbona di Papa Benedetto XVI”. Sorta a seguito della citazione di un testo dell'imperatore bizantino Manuele II Paleologo, scritto probabilmente tra il 1394 e il 1402 mentre l'imperatore era assediato a Costantinopoli dagli Ottomani, a proposito della guerra santa, rientrava nell'ambito della Lectio magistralis di Papa Benedetto XVI su "Fede, ragione e università", tenuta il 12 settembre 2006 durante il viaggio del Ponteficie in Baviera. “Nel settimo colloquio (διάλεξις – controversia) edito dal prof. Khoury, l'imperatore tocca il tema della jihād, della guerra santa. (...) egli, in modo sorprendentemente brusco, brusco al punto da stupirci, si rivolge al suo interlocutore semplicemente con la domanda centrale sul rapporto tra religione e violenza in genere, dicendo: "Mostrami pure ciò che Maometto ha portato di nuovo, e vi troverai soltanto delle cose cattive e disumane, come la sua direttiva di diffondere per mezzo della spada la fede che egli predicava". L'imperatore, dopo essersi pronunciato in modo così pesante, spiega poi minuziosamente le ragioni per cui la diffusione della fede mediante la violenza è cosa irragionevole. La violenza è in contrasto con la natura di Dio e la natura dell'anima. "Dio non si compiace del sangue - egli dice -, non agire secondo ragione, „σὺν λόγω”, è contrario alla natura di Dio. La fede è frutto dell'anima, non del corpo. Chi quindi vuole condurre qualcuno alla fede ha bisogno della capacità di parlare bene e di ragionare correttamente, non invece della violenza e della minaccia… Per convincere un'anima ragionevole non è necessario disporre né del proprio braccio, né di strumenti per colpire né di qualunque altro mezzo con cui si possa minacciare una persona di morte” (Benedetto XIV).

Tesi di Laurea

Facoltà: Psicologia

Autore: Eleonora Riva Contatta »

Composta da 118 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.