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Il partenariato nel Fondo sociale europeo: i casi di Veneto ed Emilia-Romagna

Il partenariato è uno dei principi fondamentali posti alla base dei Fondi strutturali ed è volto a ridefinire i rapporti tra i diversi livelli istituzionali sovranazionali, nazionali, regionali ed infraregionali nell'ambito delle politiche pubbliche comunitarie nel tentativo di garantire un maggior coinvolgimento delle istituzioni locali, in particolare regionali. Il ruolo da protagoniste che le regioni hanno attualmente acquisito in materia di Fondi strutturali chiama direttamente in causa la funzione che le subculture politiche esercitano nel determinare modelli di funzionamento istituzionale alquanto differenti tra loro, quanto al grado di decentramento interno realizzato ed al ruolo più o meno inclusivo attribuito alle parti sociali. Da questo punto di vista la comparazione tra Veneto ed Emilia-Romagna condotta attraverso un approccio di ricerca qualitativo risulta essere paradigmatica. Infatti, un diversa applicazione della concertazione, una diverso modo di concepire la sussidiarietà e differenti stili amministrativi rendono tra loro antitetici le due modalità di governo regionale nella programmazione relativa alle attività del Fondo sociale europeo. Tali differenze affondano le proprie radici nelle due subculture tipiche di queste due regioni, cattolica nel caso Veneto e socialista-comunista nel caso dell'Emilia-Romagna, che risultano essere storicamente radicate in queste comunità regionali fin dalla fine del XIX secolo e che ancora oggi mantengono una certa egemonia nelle due comunità regionali, nonostante i radicali cambiamenti avvenuti a livello nazionale e locale sotto il profilo sia politico che sociale.

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4 INTRODUZIONE La presenta ricerca si muove a partire da un obiettivo ben preciso, che è quello di fornire una risposta alla seguente domanda: in base a quali variabili è possibile spiegare la diversa applicazione regionale del principio del partenariato nell'ambito dei Fondi strutturali? Per fare ciò, considererò il processo di stesura dei documenti di programmazione inerenti alle attività del Fondo sociale europeo (relativo alle politiche formative) e alla successiva gestione di tale attività, in due regioni italiane: il Veneto e l'Emilia-Romagna. La scelta di comparare Veneto ed Emilia-Romagna è dovuta essenzialmente a tre motivi fondamentali, di tipo economico, politico ed istituzionale strettamente interrelati tra loro. Partendo dalle motivazioni di ordine economico, occorre considerare due elementi fondamentali. In primo luogo, si tratta di due regioni tipiche della cosiddetta Terza Italia, il cui solido e sostenuto sviluppo economico è fondato su quelli che Marshall definì' i “distretti industriali” [Marshall, 1890 citato in Trigilia, 1998], caratterizzati da una forte diffusione sul territorio locale di imprese di piccole e medie dimensioni. In tal senso, queste regioni si distinguono nettamente dal modello produttivo tipico dell'Italia nord-occidentale fondato sulla grande impresa, nonché dalle regioni del Mezzogiorno ancora imprigionate in un certo grado di arretratezza economica con il settore agricolo che tuttora occupa una posizione rilevante nel loro sviluppo economico. In secondo luogo, come vedremo, si tratta di due regioni entrambe rientranti nell'obiettivo 3 dei Fondi strutturali. L'obiettivo 3 è relativo alle attività del Fondo sociale europeo (Fse) che comprende tutte quelle politiche formative volte a favorire lo sviluppo delle risorse umane, e le due regioni prese in esame sono comprese nel suddetto Obiettivo in quanto caratterizzate da un ottimo livello di sviluppo economico. La globalizzazione economica in atto, però, pone delle sfide nuove e difficili ai sistemi produttivi locali. Cambiano infatti le modalità di produzione che passano dal modello fordista al cosiddetto modello post-fordista e questo rende decisivo non soltanto ciò che avviene all'interno della fabbrica, ma bensì' ciò che avviene nel contesto locale in cui la fabbrica si trova ad operare in termini di infrastrutture, di amministrazioni pubbliche efficienti, di cultura politica, di tessuto fiduciario, di conoscenze contestuali presenti in quel luogo, di qualità della vita di chi lavora e consuma su quel territorio locale. Infatti, la globalizzazione provoca in primis una “multi- territorializzazione” delle attività delle imprese, nel senso che, per competere adeguatamente sul mercato globale, le imprese devono organizzare strategicamente la propria produzione dislocandola su più territori tra loro molto differenti. Naturalmente, questo comporta la fine del tradizionale legame tra impresa produttiva e proprio territorio di appartenenza. In secondo

Tesi di Laurea

Facoltà: Sociologia

Autore: Andrea Signoretti Contatta »

Composta da 185 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 1357 click dal 06/03/2007.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.