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Evoluzione o involuzione del concetto d'inerenza nel reddito d'impresa

Il saggio è suddiviso in due capitoli ed il filo espositivo seguito è stato quello di partire analizzando e dando un significato al concetto di inerenza, prima in modo generale (capitolo primo), per poi “scendere” via via sempre più nel particolare, in modo da capire meglio quale sia il peso del principio d’inerenza sulla determinazione del reddito d’impresa (capitolo secondo).
Il primo capitolo si dedica: al delicato e fondamentale passaggio dal bilancio civilistico a quello fiscale; all’individuazione della ratio del principio di inerenza; alla possibilità che l’Amministrazione Finanziaria possa sindacare le operazioni imprenditoriale sulla base del principio di inerenza o sulla base della loro presunta “manifesta antieconomicità” ed infine si chiude con un’analisi dell’evoluzione storico-interpretativa del principio in esame, a partire dalla sua nascita (1877) fino ad oggi.
Il secondo capitolo si occupa: del rapporto tra il principio di inerenza e la parziale deducibilità dei costi in presenza di proventi non tassati, perché esenti o esclusi dal reddito e del rapporto che lo stesso ha con gli interessi passivi, per poi terminare, infine, con il suo impatto sulla deducibilità delle spese di rappresentanza e di pubblicità.
In una frase si può riassumere il tutto dicendo che nel primo capitolo si è prestata maggior attenzione alla prima parte dell’art. 109, comma 5, del T.U.I.R., mentre nel secondo si è posto l’accento sulla seconda parte dello stesso articolo.
Tale spaccatura va considerata come ideale visto che in realtà i concetti espressi nel corso del lavoro sono tutti indissolubilmente legati e concatenati tra loro.
È chiaro che l’impostazione scelta nel trattare l’argomento in discussione era solo una delle tante possibili, e vuole semplicemente mettere in luce alcuni aspetti ritenuti interessanti dallo scrivente.

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Nicola Rivella – Tesi di Laurea specialistica su Evoluzione o involuzione del concetto d’inerenza nel reddito d’impresa Indice 1 INTRODUZIONE Paragrafo 1 – L’importanza delle norme generali sulla determinazione del reddito d’impresa Quando si parla di norme generali sulla determinazione del reddito d’impresa facilmente si può pensare ad una serie di norme che il management dovrebbe rispettare per calcolare il raggiungimento degli obiettivi pianificati oppure si può pensare ad una serie di norme che determinino la capacità attuale e futura di creare utili (redditi) da parte dell’azienda stessa. Nel diritto tributario non si intende nulla di tutto questo. Certamente funzione essenziale di un impresa è produrre utilità sotto forma di beni o servizi. È altrettanto lapalissiano affermare che tale attività si giustifica, anzitutto, con la volontà di conseguire ricavi. Tuttavia, essa comporta inevitabilmente il sostenimento di costi ed oneri. Sebbene rappresentino in maniera evidente aspetti “sconvenienti” per l’impresa, essi possono altresì procurare benefici significativi. Infatti, i costi che sono stati sostenuti durante l’esercizio imprenditoriale possono diminuire, secondo i limiti stabiliti normativamente, l’ammontare dell’imponibile fiscale dell’impresa-contribuente ed essere dunque dedotti dal reddito tassabile. Risulta interessante, quindi, esaminare le condizioni ed i limiti da osservare affinché una spesa affrontata da un’impresa durante la propria attività gestionale possa essere portata in deduzione dal relativo reddito imponibile. È importante sottolineare che l’ordinamento tributario italiano prevede quattro principi generali di determinazione del reddito d’impresa: competenza, certezza ed oggettiva determinabilità, inerenza e previa imputazione a conto economico.

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Economia

Autore: Nicola Rivella Contatta »

Composta da 156 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.