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Lo sviluppo della cooperazione di consumo in Carnia nei primi decenni del '900: il caso COOPCA

Informazioni tesi

  Autore: Daniele Palma
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2003-04
  Università: Università degli Studi di Udine
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia Aziendale
  Relatore: Frediano Bof
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 75

In Carnia il movimento cooperativo era presente già a fine Ottocento in quasi ogni comunità con le latterie sociali, raccoglieva parte dei risparmi attraverso le casse rurali e distribuiva gli alimenti presso le cooperative di consumo. I benefici apportati dalla cooperazione furono enormi: infatti, si razionalizzarono l’allevamento e l’agricoltura, che garantirono una maggiore produttività delle risorse offerte dal territorio. Il movimento cercò anche di risparmiare “l’involontario esilio” a molti carnici, costituendo cooperative di lavoro.
Ritengo che i cooperatori carnici intendessero creare un’economia-cooperativa autosufficiente, la quale permettesse una vita materialmente e moralmente migliore; un’economia capace di non restare ingabbiata dalle leggi del capitalismo, e dalla logica del profitto, che “tagliavano fuori” la decentrata zona montana. L’impegno messo da questi pionieri al fine di costituire vere e proprie aziende-paese venne premiato. Le cooperative di consumo e le latterie sorsero in ogni comunità diventando il perno dell’economia e della produzione; il più delle volte i compaesani guidarono i sodalizi con abilità, ottenendo buoni risultati. L’idea cooperativa sembrava quasi essere stata elaborata di proposito per l’economia carnica, la quale sfruttò appieno l’occasione concessale creando con il passare degli anni le grandi cooperative carniche.
La Cooperativa carnica di consumo si accollò l’onere della distribuzione dei generi alimentari in tutto il territorio. Il lavoro che svolse portò benefici occupazionali, alimentari, culturali ed economici che ancor oggi segnano gli sviluppi dell’economia carnica. Le altre due grandi cooperative carniche non poterono seguire a lungo la strada della loro consorella, altrimenti avrebbero efficacemente contribuito alla crescita, non solo economica, della Carnia.

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3 CAPITOLO I 1.1 Le prime cooperative per la distribuzione dei beni di consumo Le società di mutuo soccorso costituirono la base per lo sviluppo del movimento cooperativo. Queste associazioni nacquero nel contesto economico, giuridico e sociale del Piemonte preunitario, il quale era caratterizzato da una legislazione che concedeva la libertà di associazione e riunione, ma era carente di norme previdenziali e assistenziali. Lo sviluppo industriale era ancora modesto e soprattutto non rappresentava la primaria fonte occupazionale per i cittadini piemontesi. Pertanto, sarebbe fuorviante e riduttivo collocare la nascita delle società di mutuo soccorso a fianco dell’industrializzazione. Il mutuo soccorso può essere meglio inserito in un ambito di “reazione organizzata ai vecchi ordinamenti”: in altre parole, esso si concretizzava come strumento di autodifesa, solidarietà e identità sociale e professionale. Gli scopi di tali associazioni erano di aiutare il lavoratore in caso d’infortunio o infermità, concedere un sostegno creditizio agli associati, fornire materie prime e vendere ai soci i prodotti di prima necessità al prezzo di costo; queste erano clausole spesso presenti negli statuti delle società che, in questo modo, palesavano l’inevitabile cammino verso la cooperazione vera e propria. In particolare nella vendita dei prodotti di prima necessità al prezzo di costo si può scorgere il germe della cooperazione; questo tipo di “mutuo soccorso” era stato ideato esplicitamente per difendere il potere d’acquisto dei poco dinamici salari degli associati. Successivamente tale concetto fu ribadito anche in ambito cooperativo (Vergnanini, 1908): “la facilitazione e l’economicità nei consumi contavano più dei miglioramenti salariali per il progresso delle condizioni di vita”. Le società di mutuo soccorso, generalmente, impegnavano il lavoratore a versare periodicamente la quota associativa al fine d’avere diritto ai servizi offerti dalla società. Questa forma di risparmio forzato contribuì alla diffusione di un’educazione alla parsimonia, la quale risultava un elemento fondamentale per la crescita e il rafforzamento della cooperazione. Accanto allo scopo principe del mutuo soccorso si può osservare come l’ideale cooperativo stesse crescendo: infatti, già nel 1855 si registrava la presenza di magazzini di consumo, nel 1865 fu fondata a Sampierdarena 1 una cooperativa di consumo modello 1 Sampierdarena: località ligure dove aveva sede l’Ansaldo, una delle maggiori industrie italiane.

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