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La irresponsabilità sociale di impresa

Informazioni tesi

  Autore: Augusto Santori
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2006-07
  Università: Università degli Studi Roma Tre
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze economiche
  Relatore: Tiziano Onesti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 63

Il dibattito sul tema della Responsabilità Sociale delle Imprese (RSI) - o Corporate Social Responsibility (CSR) nel modo di dire anglosassone - nasce negli anni '30 del Novecento quando emerge la necessità di elaborare dei criteri di riferimento nuovi ed oggettivi. Negli anni ’70 ed ’80 tale dibattito si accentua e si sviluppa fino a diventare, nel nostro secolo, col diffondersi dei principi del consumo critico, un vivace movimento di opinione e di studio di criteri e definizioni della CSR, in una pluralità di approcci e teorie.
Nel 1984 R. Edward Freeman definisce per la prima volta la responsabilità sociale di un’impresa “l'integrazione di preoccupazioni di natura etica all'interno della visione strategica d'impresa, una manifestazione della volontà delle grandi, piccole e medie imprese di gestire efficacemente le problematiche d’impatto sociale ed etico al loro interno e nelle zone di attività”.
All’interno del mercato globale e locale, le imprese non hanno, infatti, un’esistenza a sé stante, ma sono enti che vivono e agiscono in un tessuto sociale che comprende vari soggetti, tra cui spicca sicuramente una società civile molto attenta all’operato imprenditoriale. In tal senso, pertanto, si ritiene di fondamentale importanza l’attività dedicata al mantenimento delle relazioni con l’esterno, verso i cosiddetti stakeholders (soggetti interessati, per es. Organizzazioni non governative, sindacati, mass-media ecc.).
Le principali impostazioni, nell’ambito degli interventi relativi alla Responsabilità Sociale d’Impresa, che si sono andate affermando in questi anni sono quella volontaristica e quella normativo-regolatoria.
Nell’ottica della diffusione della CSR il 26 Novembre 2004 viene presentata la campagna di sensibilizzazione sulla Responsabilità Sociale delle Imprese che nasce con l’obiettivo di contribuire a diffondere una nuova cultura tra le imprese e far convogliare l’attenzione su un tema di interesse comune.
Lo strumento principale che permette ad un’impresa di soddisfare la sua primaria esigenza di comunicazione è il bilancio sociale, un documento complementare al bilancio d’esercizio. Esso è un rendiconto quantitativo e qualitativo dell’attività aziendale, propositivo dell’immagine dell’impresa che svolge una funzione informativa più ampia di quella patrimoniale, finanziaria ed economica tradizionale.

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5 PREFAZIONE Il nostro benessere Non troveremo mai un fine per la nazione né una nostra personale soddisfazione nel mero perseguimento del benessere economico, nell’ammassare senza fine beni terreni. Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell’indice Dow-Jones, né i successi del paese sulla base del prodotto interno lordo (PIL). Il PIL comprende anche l’inquinamento dell’aria e la pubblicità delle sigarette, e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine-settimana. Il PIL mette nel conto le serrature speciali per le nostre porte di casa, e le prigioni per coloro che cercano di forzarle […]. Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai nostri bambini. Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari, comprende anche la ricerca per migliorare la disseminazione della peste bubbonica, si accresce con gli equipaggiamenti che la polizia usa per sedare le rivolte, e non fa che aumentare quando sulle loro ceneri si ricostruiscono i bassifondi popolari. Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. […] Non comprende la bellezza della nostra poesia o la solidità dei valori familiari, l’intelligenza del nostro dibattere o l’onestà dei nostri pubblici dipendenti. Non tiene conto né della giustizia nei nostri tribunali, né dell’equità nei rapporti fra di noi. Il PIL non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione né la devozione

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